La Donna alla Finestra: La Recensione Amy Adams è una psicoterapeuta che soffre di agorafobia nel nuovo lavoro del regista di L’Ora più Buia. Un thriller dallo stampo hitchcockiano, che non convince fino in fondo.

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Finalmente, dopo quasi 3 anni di attesa, esce sulla piattaforma Netflix (il 14 Maggio) La Donna alla Finestra. Chiaramente la curiosità è tanta, visti i continui rimandi causa pandemia e la stimolante direzione artistica affidata a Joe Wright. Il regista londinese, nella sua carriera, ha diretto grandi opere come Espiazione, ma ha anche dovuto subire l’onta del flop con Pan – Viaggio sull’isola che non c’è. Qui ci ricasca e confeziona una pellicola scialba. Nei suoi lavori c’è molta attenzione per la forma, tanto che come in questo caso il contenuto passa in secondo piano, rendendo la pellicola priva di emozioni forti. Pathos e jumpscare, che in un thriller chiaramente di stampo hitchcockiano, non devono assolutamente mancare. Nel finale cerca di recuperare portando il genere dal thriller all’horror, ma il risultato non cambia. Lo spettatore è intrappolato su un binario costantemente impostato sul metodo di realizzazione e anche se per qualche scena si riesce a metter fuori la testa, il risultato finale è insoddisfacente.

Anna Fox (Amy Adams) è una persona con gravi problemi psicologici. Soffre di agorafobia ed attacchi d’ansia. Costretta a rinchiudersi nella sua casa di New York non ha più rapporti con il marito e la figlia, che sente solo tramite il telefono. Per lei il giorno è infinito. Le sue uniche fonti di vita sono l’alcol, le pastiglie, i film d’epoca e soprattutto la curiosità. Conosce tutto l’isolato sbirciandolo assiduamente dalla sua finestra, a volte scattando pure delle foto. La sua attenzione va verso una nuova famiglia appena arrivata nel quartiere. Persone altolocate che di cognome fanno Russell. Ogni giorno impara sempre qualcosa di più sui suoi vicini. Il signor Alistar (Gary Oldman) dà l’impressione di essere un padre burbero ed esigente. La madre Jane (Julianne Moore) ha a cuore la vita del figlio Ethan (Fred Hechinger), in piena balia dell’adolescenza. Un giorno Jane fa visita ad Anna. Tra di loro nasce un bel rapporto davanti ad un buon bicchiere di vino. Ma una sera durante la solita occhiatina alla finestra, Anna assiste a qualcosa di terrificante che sta avvenendo nella casa dei Russell. Ora la giovane donna vive completamente in uno stato di ansia, che può portarla a modificare radicalmente la sua esistenza.

Il lungometraggio è stato adattato allo schermo dallo sceneggiatore Tracy Letts dal best seller “The Woman in the Window” di AJ Finn. Lo script è didascalico. Anna Fox è la narratrice di sé stessa e viste le sue condizioni fisica e psichica distorte è facile capire dove si vuole andare a parare. Il film è mono corda, senza rilievi narrativi importanti.
In più ci si mette anche Joe Wright ponendosi in una situazione di svantaggio. Cerca di omaggiare famosi registi di genere del passato, ma gli esce una ciambella senza buco: un pastone poco digeribile dal grande pubblico. Wright cerca di far evidenziare il senso di ansia della protagonista con una maniera registica intima, che risulta essere troppo banale.

Il regista britannico, che ha dato il suo meglio in film in costume (Orgoglio e Pregiudizio e Anna Karenina), con La Donna alla Finestra lascia questo aspetto, ma non rinuncia al suo altro cavallo di battaglia: la messa in scena teatrale e pittoresca. Veramente ineccepibile ed in grado di dare un valore aggiunto al film. Grazie anche al contributo del fotografo Bruno Delbonnel (nomination all’Oscar per Harry Potter e il principe mezzosangue) e dello scenografo Kevin Thompson (Birdman o L’imprevedibile virtù dell’ignoranza). Altro segno distinguibile di Joe Wright è quello di attorniarsi di cast ricchi di star. L’interpretazione di Amy Adams è, tutto sommato, scorrevole e nella parte. Il resto degli attori: Gary Oldman, Julianne Moore, Jennifer Jason Leigh e Anthony Mackie non sono pervenuti. Manca completamente nei co-protagonisti l’adeguato verticalismo.

Sicuramente La Donna alla Finestra, visto il genere, avrebbe attirato molti spettatori in sala e anche gli incassi non sarebbero mancati. Di contro, una seconda visione in home video risulterebbe poco appetibile, visti gli elementi narrativi zoppicanti e troppo scontanti per soddisfare gli appetiti dei fan del thriller. Un film, chiaramente ispirato a Sir. Alfred Hitchcock, “Le verità nascoste” di Robert Zemeckis incute paura ancora oggi dopo più di 20 dalla sua uscita. Degno omaggio al genio della suspense della Grande Hollywood. Operazione non riuscita al talentuoso regista made in England.