Nomadland: la recensione sul film vincitore agli Oscar Questa edizione degli Academy Award è stata molto particolare data la situazione attuale ma possiamo tranquillamente dire ha trionfato un film su tutti: Nomadland

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Questa edizione degli Academy Award è stata molto particolare data la situazione attuale ma possiamo tranquillamente dire ha trionfato un film su tutti: Nomadland.
Nomadland ha portato a casa le tre statuette più importanti: Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Attrice protagonista per Frances McDormand.

Nomadland parla di Fern, una donna che si trova dopo la morte del marito che lavorava in una miniera ormai chiusa a diventare una nomade in cerca di lavoro, attraversando l’America.
Il motivo della sua vita nomade è che dopo la chiusura della miniera in cui lavorava il marito, il villaggio in cui abitavano i lavoratori è stato abbandonato.
La storia è tratta dall’omonimo libro di inchiesta scritto da Jessica Bruder che ha viaggiato per il Nord America per scoprire la realtà dei nuovi nomadi

La storia ci propone uno spaccato molto amaro di una realtà americana poco conosciuta che non potrà che smuovere gli animi degli spettatori.

Nel cast del film oltre a Frances McDormand non ci sono volti noti e il motivo è molto semplice quanto disarmante. Tutte gli attori che vediamo nel film sono in realtà dei nomadi che interpretano se stessi.
L’aspetto che lascia di più l’amaro in bocca è l’età di queste persone. Infatti sono quasi tutte persone che sono avanti con gli anni e si sono trovati a dover affrontare da un giorno all’altro una vita dura senza la giovinezza a sostenerli. 

Quello che ne esce è un racconto tutt’altro che utopistico, nel quale vediamo tanto la positività e la voglia di scoprire quanto lo sconforto e la stanchezza di una vita che non ha donato loro nemmeno il meritato riposo dopo tanti sacrifici. 

Conosciamo persone che tentano in ogni modo di aiutarsi e che sembrano essere una grande famiglia, ci si sostiene e si condivide il poco che si ha per aiutare il prossimo.
Il personaggio di Fern è senza dubbio il più interessante e la McDormand la interpreta con grande naturalezza e senza mai essere sopra le righe.
Fern viaggia dal Nebraska fino alla California svolgendo i lavori più umili e faticosi, guadagnando ciò che basta appena per sopravvivere. Nonostante sia una donna fondamentalmente triste e solitaria non si tira mai indietro per il lavoro.
La sua natura si divide tra il volere un’indipendenza per non dipendere mai da nessuno e la costante e timida ricerca del contatto umano.
Nel suo viaggio di circa un anno la vediamo mentre incrocia le vite di alcune persone che lasciano in lei un segno permanente. Allo stesso tempo però non è mai pronta a legarsi a loro, nemmeno quando ha la possibilità di stabilirsi e smettere di viaggiare e faticare. 

Sono tante le cose che fanno di Nomadland un film memorabile e sicuramente una di queste è la bravura incredibile di Frances McDormand che interpreta con grande tatto e delicatezza una donna introversa e determinata come Fern. Un grande merito dell’attrice è sicuramente il fatto di non far mai sfigurare gli altri interpreti che sono in fin dei conti persone comuni. La McDormand riesce ad essere semplicemente una di loro.

Un’altra cosa sorprendente, per la quale ci aspettavamo un’ulteriore statuetta, è la fotografia che in questo film è sorprendente nella sua semplicità. 

Si passa dai paesaggi innevati del Nebraska a quelli aridi e assolati delle Badland lasciando lo spettatore senza fiato nell’ammirare i grandi spazi tipici dell’America.

 

Prima di vedere il film ci siamo sentiti un po’ scettici per il fatto che il film è scritto, diretto, prodotto e montato da una sola persona e ciò nella gran parte dei casi fa presagire un flop. Ma per Nomadland è tutta un’altra storia.
Chloè Zhao da un taglio molto documentaristico, soprattutto in fase di montaggio. La regista non si risparmia nel proporre una grande critica sociale al sistema previdenziale americano. Infatti ci sono persone che hanno lavorato una vita e si trovano pochi spiccioli sul fondo previdenziale. Questo li costringe a vivere una vecchiaia nella miseria. 

L’opera di Chloè Zhao non è stata per nulla apprezzata in Cina, il paese natale della regista, al punto di non permettere la distribuzione del film nel paese e di non diffondere la notizia della vittoria agli Oscar. La Cina ha una visione del cinema molto particolare e le opere che contengono una critica sociale o che sono “scomode” vengono totalmente escluse o profondamente modificate.
La censura si è abbattuta in maniera impietosa contro la loro connazionale e per la prima volta da anni, la cerimonia degli Oscar non è stata trasmessa in diretta dalla tv cinese. Sui social network i commenti di gioia e orgoglio sono stati cancellati. Alcune Vpn, i sistemi che permettono di aggirare le restrizioni online, sono state neutralizzate durante l’evento.

Ma perchè tutto questo odio nei confronti di Chloè Zhao? Tutto nasce da un’intervista in cui la regista ha definito la sua infanzia come intrisa di menzogne e questo non è piaciuto al partito comunista cinese. Infatti in Cina vi è la ferma convinzione che il paese debba apparire infallibile e senza macchie. Quindi dopo che la Zhao ha “offeso” la Madre Cina è stata marchiata e censurata. 

Ora da Chloè Zhao non possiamo che aspettarci grandi cose con il suo ruolo da regista del film dell’MCU “The Eternals”. Rimane in ogni caso difficile immaginare come dirigerà un film così diverso. 

Consigliamo a tutti la visione di Nomadland perché tratta di argomenti importanti in una maniera crudamente realistica. Il taglio è documentaristico e vi lascerà commossi e arrabbiati per le ingiustizie di cui parla. Frances McDormand ha ricevuto un Oscar totalmente meritato e la sua bravura è ormai universalmente riconosciuta. 

Il film può risultare lento ma a parere nostro si prende i suoi tempi per raccontare e soprattutto per farci riflettere. 

Unico punto che possiamo criticare è che in alcuni momenti di grande intensità si è preferito scegliere un’inquadratura panoramica anziché un primo piano, mostrando meno delle emozioni e più del contesto. 

Nel film ci sono varie frasi che ci portano a riflettere ma una in particolare ci ha colpito.

“No, non sono una senza tetto, sono senza casa. Non è la stessa cosa, giusto?”

Questa frase viene detta dalla protagonista quando le viene offerto un posto in cui stare.  Questa frase, a parere nostro, sta ad intendere che il tetto sopra la testa è diverso da una casa. Un tetto sopra la testa è ciò che racchiude l’essenza della protagonista. Il suo van è il suo tetto ma questo non la descrive, nè la circoscrive nel suo modo di essere.  

Vi lasciamo con un saluto che è il senso delle vite di questi nomadi ovvero 

 “Ci vediamo lungo il viaggio”

e questo sta a significare che prima o poi tutti avremo modo di salutare chi è stato importante nel viaggio che dalla vita va verso la morte. Speriamo che anche voi possiate apprezzare questo grande film e attendiamo di conoscere il vostro punto di vista.

La nostra valutazione

Stefania Fabbiano

Stefania, in arte Euphie, è una fangirl. Ma di quelle buone, che ragiona sulle cose che ama e usa la razionalità per giudicare. Ama la lettura, in cinema, le serie tv e pochi anime selezionati. Fa cosplay dal 2010 e mette cuore e passione in tutto quello che fa. Su Project nerd si occuperà di articoli di approfondimento per la sezione Movies/TV.