Crudelia: La Recensione Il 26 Maggio è uscito in contemporanea nelle sale cinematografiche e sulla piattaforma streaming Disney Plus il live action di una delle cattive più memorabili della casa di Topolino: la famigerata Crudelia De Mon.

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Cruella, questo è il titolo originale targato Disney, è uno stand-alone tratto dal famosissimo cartone animato del 1961 La Carica dei 101. Riproposto anche in live action nel 1996 aggiungendo al titolo originale “Questa volta la magia è vera”. La perfida Crudelia De Mon fu interpretata dalla straordinaria Glenn Close. Ora troviamo, nei panni della cacciatrice di dalmata, la fresca premio Oscar per La La Land Emma Stone.

Si è vociferato, visto che la pellicola era pronta già da tempo, che questo spin-off della CD101 potesse essere paragonato all’oscuro Joker di Todd Phillips. Chiaramente sarebbe stato anti-disneyano proporre sullo schermo un prodotto politicamente scorretto e dagli accenti fortemente dark. Ma chissà quale impatto avrebbe avuto sul pubblico, visto il successo planetario del Joker interpretato da Joaquin Phoenix. Un personaggio così controverso e spregevole come Crudelia, qui De Vil e non De Mon, per dare enfasi alla pronuncia inglese “devil”, sulla carta ha un potenziale immenso. Lei è un turbino di cattiveria. Rabbia scaturita dalla perdita della madre proprio per mano dei dolcissimi dalmata. La versione meno favoleggiante sarebbe stata un viaggio nelle ombre della depressione infantile della povera Cruella, rimasta orfana, che porta nella vita adulta ad una sete di vendetta quasi giustificata e con qualche goccia di sangue in più. Qui praticamente inesistente. Solo accennato con un piccolo taglio da dove ne scaturisce un rosso buono solo come tinta di colore per un abito di alta moda londinese.
Ci sarebbe piaciuto vedere i turbamenti e lo sconforto della piccola reietta Cruella, che poi già di nascita non è così proprio amorevole, anzi, ha un lato oscuro primordiale molto pericoloso.
Invece, anche se la Disney ci prova a rendere tutto più tenebroso, qui la protagonista ne esce fin troppo bene. Un po’ come era successo in Maleficent. Tendenza della Disney nell’addolcire i cattivi per garantirsi la benevolenza del pubblico più in erba. Operazione commercialmente valida, ma che snatura la vera essenza del personaggio. Forse è bene aspettare il nuovo The Batman con Robert Pattinson, per ritrovare quelle atmosfere alla Joker o alla Cavaliere Oscuro di Chris Nolan.

Estella (il vero nome di Cruella) è molto in gamba nel borseggio e nel rubare ai malcapitati. Ha i capelli rosso fuoco. Il colore dell’ardore e della sua voglia irrefrenabile di diventare una stilista di moda affermata nel panorama glamour della Londra anni 70. Ma riesce solamente a pulire i bagni in una specie di grande magazzino stile Harrods. Per questo la sua unica fonte di sussistenza sono i furti in compagnia dei suoi amici d’infanzia e di sventure: Jasper e Horace Badun (Joel Fry e Paul Walter Hauser). Ma dopo una strana notte di baldorie all’interno del grande magazzino, Estella riesce a conquistare la Baronessa von Hellman (Emma Thompson). Allestisce una vetrina eccentrica, ma alla moda e viene reclutata dalla Baronessa nel suo emporio di fashion designer. La direttrice della casa di moda è una persona narcisista e parecchio scontrosa e il rapporto con la giovane ragazza non sarà solo rose e fiori. Le spine saranno le loro armi per primeggiare l’una sull’altra. Poi, quando la Baronessa tira fuori tutta la sua malvagità, l’anima repressa e vendicativa di Estella avrà la meglio. E’ il momento di Cruella. La metamorfosi è completa ed ora, con tutto il suo sfavillante bianco e nero, è pronta a sconvolgere la città e l’idea di una bella pelliccia di dalmata è sempre più presente nei suoi pensieri.

 

Il film è tratto dal libro del 1956 scritto dall’inglese Dodie Smith. Il regista è l’australiano Craig Gillespie, che ci ha sorpreso con I, Tonya nel 2017. La regia è un po’ troppo impostata sullo standard disneyano, ma ha anche delle buone intuizioni. La concentrazione sui dettagli è un punto a favore di Craig Gillespie, che rende le protagoniste e l’ambiente che le circonda più veri rispetto ai cliché della riproposizione del 1996. Fa un uso appropriato del piano sequenza per glorificare i costumi (Jenny Beavan), la scenografia (Fiona Crombie) e il trucco e parrucco. Le vere chicche dell’intera opera. L’aspetto visivo è riuscito ed immersivo, che ci fa dimenticare le sbavature della sceneggiatura. Un piacere per gli occhi e le orecchie degli spettatori. Lo strepitoso commento musicale è farcito di punk-rock londinese anni 70. Un assodato valore aggiunto. Come lo è la bravissima Emma Stone, che in un monologo davanti ad una fontana esprime senza sbavature e con una spiccata profondità emotiva gli animi di Estella che lottano contro quelli di Cruella. Il vero punto down è la scrittura del film, che ce la mette tutta per trovare delle scomode pause di troppo nelle 2 ore e 15 del film.

Emma vs Emma, viene spontaneo pensare. La bilancia pende a favore della giovane attrice americana. La sempre sul pezzo Thompson questa volta si ostina un po’ troppo su un’interpretazione, sì di livello, ma impostata sulla corda dello snobismo continuo, da sembrare eccessivamente impostato.

Se dobbiamo trovare dei punti in comune con altre pellicole, la prima che ci viene in mente è Il diavolo veste Prada. Anche se il ruolo di Anne Hathaway non è proprio quello di una cattiva. Ma l’aggancio con la direttrice della casa di moda (la perfida Meryl Streep) è troppo palese per non paragonare i due film. C’è qualcosa anche di La morte ti fa bella di Robert Zemeckis. Lì il contendere era per la leadership della bellezza, ma un fondo di sana ed atavica cattiveria accomuna i due film e le sue protagoniste. Infine The Greatest Showman con Hugh Jackman ha le stesse caratteristiche: favoloso visivamente e musicalmente, ma narrativamente scarso.