All’urlo RAGGI FOTONICI si apre il percorso di Projectnerd.it in questo Trieste Science+Fiction Festival, evento giunto alla sua 21 esima edizione e che noi seguiremo per voi in versione online.
Si parte con Night Raiders, pellicola che vede l’esordio alla regia di un lungometraggio per la regista Danis Goulet .
Siamo nell’anno 2043. Nel Nord America uscito dalla guerra, l’occupazione militare controlla città private di ogni diritto. I bambini sono proprietà dello Stato. Un’indigena Cree disperata si unisce a una banda di vigilantes per infiltrarsi nell’accademia statale in cui vengono addestrati i bambini e recuperare la figlia.
Leggendo la trama è facile capire che siamo nella parte più drammatica e reale del genere sci-fi, quel territorio fatto di distopie dove il fantastico lascia spazio al realistico e che proprio per questo spesso diventano mezzi perfetti e affilati per colpire lo spettatore con il loro messaggio, opere come The Handmaid’s Tale oppure I figli degli Uomini per citarne due

A colpire dell’opera della regista è l’attualità dei temi e del messaggio, che finisce per porre l’attenzione su un gruppo di indigeni la cui cultura è ormai ridotta in frantumi, ma che cercano caparbiamente un modo per sopravvivere e non lasciare che il mondo li cancelli e li distrugga. Queste persone sono alla ricerca di una figura che li possa salvare e mettere fine all’occupazione, Niska – la protagonista – non crede nella loro profezia, ma è disposta ad accettare questo compito pur di riuscire a liberare sua figlia Waseese prima che sia troppo tardi, che il sistema riesca a cambiarla e inglobarla al suo interno.
Night Raiders pesca ancora una volta dalla realtà per costruire la sua metafora, usando le scuole per “convertire i bambini “, una pratica realmente utilizzata in passato per cercare di strappare i piccoli delle comunità indigene alle loro radici e assimilarle in quelle degli USA e del Canada, pratica che è balzata nuovamente sotto i riflettori non più di qualche mese fa, quando in un sito dove era presente una di queste scuole sono state ritrovate numerose tombe.

In mezzo alla distruzione e alla disperazione assistiamo alla celebrazione di una cultura messa all’angolo per anni, impariamo a sentire la bellezza di una lingua a noi nuova, come quella Cree che irrompe sulla scena parlata dalle protagoniste. Interessante anche pensare come questo progetto finisca per unire diversi gruppi indigeni, partendo dal Nord America di Goulet e arrivando alla Nuova Zelanda della produzione (che vede coinvolto Taika Waititi) rappresentando anche in questo modo un concetto di collaborazione multiculturale .
Night Raiders non è però assolutamente immune da difetti, alcune scelte fatte in fase di scrittura infatti finiscono per rallentare ulteriormente il ritmo della narrazione, mostrandoci spesso anche l’esperienza della giovane Waseese all’interno dell’accademia. Proprio questa è un’altra delle decisioni discutibili di questo progetto, forse da spettatore avrei preferito non sapere come “l’antagonista” stava lavorando sui bambini, lasciandoci in sospeso su come la madre avrebbe ritrovato la sua piccola e aumentando l’emotività dell’incontro.
Se cercate una pellicola d’intrattenimento per spegnere il cervello e lasciarvi andare alla visione, questo non è il posto adatto. Questo film è fatto per essere guardato a mente aperta e ricettiva sul messaggio, solo in questo modo possiamo apprezzare completamente il potenziale di questa pellicola.