Non siamo più vivi: La recensione della serie zombie made in corea di Neflix

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Il successo di Squid Game, ma non solo, ha portato il cinema e il mondo delle serie coreane pesantemente sotto i riflettori, dando loro un successo planetario che ha dato loro modo di guadagnarsi sempre più spazio nei cataloghi in streaming. L’ultimo successo coreano targato Netflix risponde al nome di Non siamo più vivi.
Non siamo più vivi sulla carta è l’ennesimo prodotto dedicato al mondo degli Zombie, tuttavia l’approccio a questo filone rappresenta la differenza rispetto al resto dei progetti di stampo più classico, permettendogli di assumere contorni più freschi e interessanti orientandosi a un pubblico teen.

A livello di trama il canovaccio è un po’ standard, ci troviamo in un liceo coreano dove tutto sembra andare come sempre, tra amicizie, amori che sbocciano e un pesante problema di bullismo nascosto sotto il tappeto dagli adulti. Nessuno sospetta che l’insegnante di scienze stia sperimentando qualcosa di fuori controllo e che il topolino con cui porta avanti alcuni degli esperimenti finirà per mordere una ignara studentessa che si sentirà male, segnando l’inizio di un rapido contagio che cambierà la vita degli studenti della scuola e di tutti gli abitanti della  città.

Non siamo più vivi è una serie composta da ben 12 episodi della durata di 1 ora circa l’uno. Nonostante gli sceneggiatori siano stati bravi nello snellire il più possibile e dare un discreto ritmo all’insieme ovviamente la durata è decisamente notevole, ma questo non deve rappresentare uno scoglio insormontabile per lo spettatore.
Dopo un primo impatto morbido, che crea il clima  perfetto per introdurci al background della serie e i vari personaggi, gli episodi dimostreranno di avere abbastanza propellente per andare avanti, ma anche la saggezza per capire quando rallentare e riprendere a costruire il legame tra spettatore e personaggi, prima di ripartire nuovamente verso il finale.
Un equilibrio fondamentalmente ben funzionante che non lesina per nulla sul gore e che dimostra coraggio quando porta avanti alcuni colpi di scena inaspettati.

La regia è interessante e virtuosa, tralasciando qualche eccesso di dinamicità in alcune sequenze che potrebbe quasi dare fastidio, il meglio lo abbiamo durante le scene “di massa” dove il tutto è gestito veramente bene permettendoci di immergerci nella situazione con il giusto mood tensivo.

Il finale lascia le porte aperte alla possibilità di una seconda stagione, ma allo stesso tempo non la rende necessaria al 100% chiudendo a modo suo un arco narrativo, anche in questo caso una scelta ponderata e piacevole.

Non siamo più vivi non è un prodotto privo di difetti, anzi , masi è dimostrato uno show decisamente interessante, in grado di inserirsi in quel bellissimo filone che vede l’orrore come metafora sociale, in questo caso affrontando il mondo del bullismo scolastico e il modo in cui gli adulti possono finire per opprimere i ragazzi, rendendo ancora più arduo il loro processo di crescita.

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD