Il 9 marzo a Milano, presso il Talent Garden Calabiana si tiene l’edizione 2026 del World Radio Day. L’evento, organizzato da Radio Speaker per celebrare la Giornata Mondiale della Radio istituita dall’UNESCO per il 13 febbraio, è stato posticipato in Italia a inizio marzo per non sovrapporsi al Festival di Sanremo. L’edizione di quest’anno vede la presenza di un ricco parterre di ospiti, da Gerry Scotti a Linus, Fabio Volo, Marco Mazzoli, Rosaria Renna, Flavia Cercato, Belen Rodriguez, Fabio Caressa, e tanti altri noti conduttori radiofonici, nonché numerosissimi addetti ai lavori, troppi per poterli elencare tutti nel dettaglio.
Il tema caldo su cui si confronteranno è quello scelto dall’UNESCO per il 2026, e già anticipato nel corso della conferenza di presentazione durante il Festival di Sanremo: il rapporto con l’intelligenza artificiale, spauracchio e al contempo fascinazione del momento.

Per avere un’anticipazione di dove andrà il discorso, ne parliamo con uno degli ospiti, Umberto Labozzetta, personalità di spicco del mondo radiofonico e discografico degli ultimi trent’anni, docente al master di comunicazione musicale e Fareradio dell’Università Cattolica di Milano, nonché attuale consulente della direzione per Radio Rai 2.
Labozzetta, che già aveva introdotto l’argomento moderando la conferenza del World Radio Day a Sanremo, ribadisce l’importanza dell’aspetto umano che più di ogni altro media connota la radio: “L’algoritmo può conoscere i gusti dell’ascoltatore, ma il DJ conosce l’ascoltatore, ciò che sta vivendo. Se fuori piove, se c’è una festa o se sta succedendo qualcosa nel mondo, l’algoritmo non se ne accorge. I DJ non scelgono solo canzoni, scelgono l’emozione giusta per quello che si sta vivendo tutti insieme, in quel preciso istante”.
Secondo il suo parere, proprio questa connessione con la realtà garantirà la sopravvivenza del mezzo radiofonico: “sarà il posto dove tornare per trovare qualcosa di vero. Più il mondo diventerà artificiale, più avremo bisogno di una voce umana che ci dica: ‘Ti capisco, sono qui con te’. L’IA sarà lo strumento che ci aiuta a trasmettere, ma l’anima della radio resterà sempre l’uomo”.
Insomma, proprio la persistenza del conduttore o del giornalista, la sicurezza che sia una persona reale e non un bot o una voce sintetica a dare le informazioni o a tenere compagnia assicurerà il futuro di questo media che già molte volte ha visto la sua esistenza messa a dura prova dall’avanzamento tecnologico ma che è sempre riuscita a rimanere – è il caso di dirlo – sulla cresta dell’onda. Che importa se ormai è un’onda completamente digitale? Al posto della ola passeremo tutti al DAB, ci basta che siano sempre degli esseri umani a farci ballare!
Per partecipare al WRD26, iscrivetevi gratuitamente fino ad esaurimento posti sul sito https://www.worldradioday.it/.
