Filler: il grande patto non scritto tra l’anime e il suo pubblico

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Cos’è un filler e perché esiste

Prima di parlare di numeri, vale la pena capire cosa sia davvero un filler e perché nessuno lo ha mai eliminato del tutto, nonostante generazioni di fan lo maledicano sistematicamente.

Il termine indica qualsiasi episodio o arco narrativo che non trova riscontro nel manga originale: materiale creato dallo studio di animazione per riempire il tempo mentre l’autore continua a pubblicare.
La meccanica è semplice: un anime settimanale consuma il materiale disponibile molto più velocemente di quanto un mangaka riesca a produrlo.
Senza filler, l’alternativa sarebbe fermarsi, come ha fatto Dragon Ball Super in certi periodi, o come fa oggi l’industria con il modello stagionale che ha rimpiazzato la trasmissione continua.

Il filler non è un difetto di produzione.
È la conseguenza strutturale di un sistema che vuole un anime in onda ogni settimana, 52 settimane l’anno, su una fonte che non produce abbastanza materiale per sostenerlo.

La domanda giusta non è “perché esistono i filler?” ma “quali vale la pena guardare e quali no?”


I numeri: la tabella del filler nei grandi shonen

Ecco i dati aggiornati sui principali titoli:

Serie Episodi totali Episodi filler Percentuale filler/serie originale
Dragon Ball 153 21 ~14%
Dragon Ball Z 291 40 ~14%
Dragon Ball GT 64 64 100% (non canonica)
Dragon Ball Super 131 Dato Variabile Bassa
Naruto 220 90 ~41%
Naruto Shippuden 500 204 ~41%
Bleach (originale) 366 163-165 ~45%
One Piece 1100+ ~94-111 ~9-10%

Dragon Ball ha una percentuale filler del 14% su 153 episodi, solo 21 sono considerati non canonici.
Dragon Ball Z conta 40 episodi filler su 291 totali.
Naruto e Naruto Shippuden combinati raggiungono il 37,2% di filler, mentre One Piece si ferma sotto il 20%.
Bleach detiene il primato negativo con 163 episodi filler su 366 totali, pari al 45%.


Dragon Ball, il filler che ha formato una generazione

Dragon Ball è una delle serie con la percentuale filler più bassa tra i grandi shonen, solo il 14% su 153 episodi.

Questo significa che quasi tutto quello che hai visto nei pomeriggi degli anni ’90 era materiale direttamente tratto dal manga di Toriyama.

Gli episodi che i fan concordano nell’indicare come i meno riusciti sono quelli dal 149 al 152, il cosiddetto arco del castello dello Stregone del Toro in fiamme: Goku e Chi-Chi alla ricerca di un ventaglio speciale per spegnere l’incendio e recuperare un abito da sposa.
L’idea aveva potenziale, il rapporto tra Goku e Chi-Chi è uno degli aspetti meno esplorati della serie ma il risultato finale delude.

Dragon Ball Z alza leggermente la quota filler, ma alcuni di questi episodi sono tra i più memorabili della serie: Goku e Piccolo che tentano di ottenere la patente di guida con Piccolo in jeans attillati, t-shirt gialla e cappellino all’indietro che fallisce miseramente il test, è un esempio di come il filler possa funzionare quando abbraccia consapevolmente la commedia invece di stiracchiare la trama principale.

Dragon Ball GT è un caso a parte: l’intera serie di 64 episodi è considerata non canonica rispetto al manga di Toriyama, trattandosi di un’opera completamente anime-original.

Non è filler nel senso tecnico: è una storia parallela ufficialmente separata dal canone.


Naruto, il filler come maledizione e come archivio

Naruto detiene il record del filler arc più lungo della storia dell’animazione giapponese: dal episodio 136 al 219, ovvero 83 episodi consecutivi non canonici.
Per chi seguiva la serie in diretta, significava quasi due anni di attesa prima di tornare alla storia principale.

In totale, Naruto conta 90 episodi filler su 220, mentre Naruto Shippuden ne aggiunge altri 203 su 500, quasi la metà dell’intera serie.
Numeri che fanno capire perché molti fan della generazione successiva abbiano scelto di guardare la serie con una guida filler in mano, saltando sistematicamente tutto il materiale non canonico.

La questione però non è così semplice.
Alcuni archi filler di Naruto, in particolare certi episodi dedicati ai personaggi secondari, sono tra le espansioni di lore più apprezzate della serie.

Il problema non è il filler in sé, ma la qualità discontinua con cui viene prodotto.


Bleach, quando il filler interrompe tutto

Il Bount Arc di Bleach, 45 episodi filler che si inseriscono tra l’arco della Soul Society e quello degli Arrancar è considerato uno degli archi filler peggiori della storia degli shonen, non solo per la qualità del materiale ma per come interrompe brutalmente il ritmo narrativo nel momento in cui la serie stava raggiungendo il suo apice.

L’eccezione notevole è il Zanpakuto Rebellion Arc: a differenza degli altri archi filler, non contraddice il lore stabilito ma lo espande, dando voce e personalità agli spiriti delle spade dei protagonisti, aspetti che sarebbero stati poi integrati parzialmente nel canone.

Con animazioni di qualità e combattimenti memorabili, è l’esempio di come il filler possa essere fatto bene.

Il ritorno di Bleach con Thousand-Year Blood War ha rappresentato una svolta: nessun filler, solo episodi canonici, con il coinvolgimento diretto di Tite Kubo.

Il risultato è stato uno dei ritorni più acclamati dell’animazione moderna.
La lezione è chiara: il modello stagionale, con meno episodi ma tutti canonici, sta progressivamente sostituendo la trasmissione continua con filler sistematici.


One Piece, l’anomalia virtuosa

One Piece è l’unica serie tra i Big Three dello shonen ad aver mantenuto una percentuale filler sotto il 10%, circa 94 episodi non canonici su oltre 1100 totali.

Un risultato straordinario per una serie che va in onda ininterrottamente dal 1999.

Il segreto è nel modello produttivo: Toei Animation ha imparato a rallentare il ritmo degli episodi canonici, allungando le scene, aggiungendo transizioni invece di inserire archi filler autonomi.
Non è una soluzione perfetta sul piano della qualità, ma ha preservato la continuità narrativa meglio di qualsiasi altra serie dello stesso peso.


Filler da guardare, filler da saltare, il criterio

La domanda che ogni fan si pone prima di un rewatch è sempre la stessa: cosa posso saltare senza perdere nulla di importante?

La risposta dipende da cosa cerchi.
Se vuoi solo la storia canonica, le guide episodio per episodio disponibili su siti come AnimeFillerList sono lo strumento più preciso.
Se vuoi un’esperienza più completa, vale la pena distinguere tra tre categorie.

Il filler da saltare senza rimpianti è quello che allunga scene già concluse, introduce personaggi dimenticabili o contraddice il lore stabilito.
Il Bount Arc di Bleach ne è l’esempio più estremo.

Il filler opzionale ma godibile è quello che espande i personaggi secondari senza toccare la trama principale, certi episodi di Naruto, l’arco di Garlic Jr. in Dragon Ball Z, che riprende un villain cinematografico e gli dà uno spazio televisivo autonomo.

Il filler che vale quanto il canone e questa è la categoria più interessante, è quello che riesce a catturare la voce dell’opera originale meglio di quanto ci si aspetterebbe.
L’episodio di Goku e Piccolo alla scuola guida in Dragon Ball Z è un esempio perfetto: non aggiunge nulla alla trama, ma è tra gli episodi più citati e amati dell’intera serie per come porta all’estremo il contrasto tra i due personaggi.


Questa è solo la superficie.

I titoli qui sopra sono quelli che quasi tutti conoscono, ma il discorso sul filler tocca decine di altre serie, alcune con percentuali ancora più estreme, altre che hanno trovato nel materiale non canonico una seconda vita inaspettata.

E poi c’è tutta la questione del filler buono: quello che gli stessi autori hanno benedetto, quello che è diventato più iconico dell’arco canon che lo circondava, quello che ha introdotto personaggi poi assorbiti nel canone ufficiale.

Se questo approfondimento ti ha detto qualcosa, o se hai un’opinione precisa su quale filler meriti la riabilitazione e quale andrebbe cancellato dalla storia dell’animazione, scrivilo nei commenti.

Leggo tutto, rispondo quando posso, e le conversazioni che nascono qui sotto spesso diventano il materiale per il pezzo successivo.
La domanda che mi interessa di più: c’è un episodio filler che ricordi con più affetto di certi archi canonici?

Scommetto di sì.

 

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Manuel Piubello

Autore, sceneggiatore, Full Stack Marketer