Sony ha sganciato una bomba e lo ha fatto all’improvviso: addio ai dischi fisici di Playstation a partire da gennaio 2028.
L’evento rischia di passare alla storia come qualcosa di più di una semplice decisione industriale perché potrebbe segnare la fine del videogioco così come lo abbiamo conosciuto finora, almeno nella sua dimensione di oggetto fisico e culturale tangibile. La questione è molto più profonda di quanto tanta gente vuole far credere: il medium videoludico è stato storicamente capace di costruire un patrimonio culturale fatto di edizioni, ristampe e memorabilia fisici, esattamente come accaduto per libri, dischi musicali e film.
La perdita del videogioco come oggetto in favore di un vero e proprio servizio revocabile in qualsiasi momento da chi ne detiene i diritti digitali, è un un cambiamento che non ha precedenti e che rischia di alienare una parte importante dell’utenza, che potrebbe trasferirsi altrove, cambiare hobby magari iniziando a scoprire altre piattaforme per il gioco digitale.
Stiamo perdendo la possibilità di considerare il videogioco come un oggetto culturale
Il cuore del problema riguarda ciò che accade quando un medium culturale smette di avere una controparte fisica tangibile: un disco musicale, un libro o un film in formato fisico possono essere conservati, prestati, rivenduti o persino ereditati da una generazione all’altra, indipendentemente dalle sorti commerciali dell’azienda che li ha prodotti.
Il videogioco smaterializzato e, quindi, esistente soltanto in forma digitale è legato a doppio filo a tre elementi: la sopravvivenza di uno store, di un server o di una licenza che, in teoria, potrebbe cessare di esistere in qualsiasi momento, cancellando di fatto l’accesso a un’opera per cui l’utente ha regolarmente pagato. Durante il corso degli ultimi anni abbiamo visto più e più volte l’insorgere di questo problema, con sempre più prodotti ritirati dagli dagli store digitali per problemi di licenza, lasciando i possessori con un accesso sospeso o compromesso a giochi acquistati legittimamente.
Le ore di gioco, i trofei, i ricordi legati a una determinata esperienza videoludica rischiano così di trasformarsi in una risorsa digitale fragilissima e potenzialmente irrecuperabile: un problema completamente inedito per il mercato dell’intrattenimento fisico che invece è stato legato al massimo a piattaforme che in qualche maniera risultano sempre essere aggirabili, tra restauri e riproposizioni fisiche.
Cosa servirebbe davvero: il modello Steam e i diritti degli utenti
Come si fa a fare in modo che questa transizione non diventi un peggioramento netto per chi gioca? Secondo gli esperti le soluzioni concrete già esistono nel mercato ma non ci sono sugli store digitali Playstation.
Il modello di riferimento più citato dagli addetti ai lavori resta quello costruito da Steam nel corso degli anni: sconti programmati con regolarità prevedibile, servizi online inclusi senza costi aggiuntivi, a differenza degli abbonamenti a pagamento richiesti da altre piattaforme, possibilità di utilizzare store alternativi sulla piattaforma di riferimento (SteamOS compresa) come GOG, capaci di offrire persino versioni scaricabili prive di DRM, garantendo così una forma di possesso reale anche in assenza di un supporto fisico.
Senza questo tipo di garanzie, il passaggio al digitale rischia di trasformarsi in una perdita netta di diritti per il consumatore, mascherata da semplice comodità d’uso; già oggi all’ecosistema Sony mancano funzionalità fondamentali come sistemi di rimborso realmente semplici, opzioni pensate per la condivisione familiare dei contenuti o la possibilità di regalare codici digitali con la stessa facilità con cui oggi si regala un gioco fisico incartato.
L’assenza di questi principi di tutela e trasparenza è quello che ha fatto rivoltare i giocatori e la loro presenza, invece, in altri contesti come il mondo dei giochi di fortuna online rende la situazione ancora più assurda. Sony ha ancora tempo, fino al 2028, per costruire questo tipo di infrastruttura di garanzie: la vera domanda, però, è se lo farà per scelta strategica o soltanto sotto la pressione delle proteste dei giocatori più affezionati.