Siamo alle solite, sono ormai decenni che il mondo del cinema guarda con altissimo interesse all’universo videoludico, tentando di attirare nel proprio audience i videogiocatori proponendo loro adattamenti dei grandi franchise di questo mondo. Una missione che però almeno per il momento ha ottenuto alterne fortune, con numerosi bassi e mai un film che desse l’impressione di esserci riuscito in pieno.
Uno dei franchise più corteggiati è sicuramente Resident Evil, che negli anni ha anche dato vita a quello che forse è stato il film con più seguiti di questo mercato video-cinematografico, con gli spettatori che mai hanno apprezzato fino in fondo la totale libertà data all’universo di Paul W. S. Anderson. In molti tra i fan speravano che Netflix imparasse dagli errori del passato e non li replicasse, anzi, che con il suo Resident Evil formato seriale potesse avvicinarsi di molto a quanto visto nei videogame. Vi diciamo fin da ora che non è andata proprio così bene, anzi per molti giocatori rappresenta un vero e proprio passo indietro rispetto a quanto fatto fino ad ora sotto questa insegna.

La serie avanza su due fronti, 2036 e 2022. Nel futuro scopriamo che qualcosa anni prima è andato storto, l’umanità sopravvive in città militarizzate per difendersi dalle creature che invadono le strade e facciamo la conoscenza di Jade Wesker (si, avete letto bene) che conduce ricerche in solitaria su queste creature, cercando di studiarle e trovare un modo per sopravvivere.
Nel 2022 invece al suo fianco troviamo anche sua sorella Billie e suo padre Albert Wesker, appena trasferiti nel centro abitativo della Umbrella chiamato New Raccoon City. dove il padre lavora allo studio di una medicina contro la depressione chiamata Joy. L’inserimento dell giovani Wesker nella città è difficoltoso e non aiuta nemmeno l’assenza del padre, sempre a lavoro, le due inizieranno così a indagare su cosa si nasconde dietro l’apparente missione positiva dell’Umbrella .
Poche righe che bastano per scovare un canovaccio già visto in altre parti nel genere post-apocalittico, il tutto mescolato un minimo con gli stereotipi da teen dramma, ma i saltelli costanti tra le due linee non aiutano mai a creare tensione nei punti giusti, anzi a volte finiscono per spezzarne il ritmo. L’idea di costruire una serie in linea e canonica con il materiale videoludico di base è interessante, viene però portata avanti in maniera poco convincente dalla trama e soffre terribilmente di alcuni giri forzati per tentare di mantenere la serie in bolla, come la presenza di Albert Wesker – al netto delle polemiche sulla scelta dell’attore – cronologicamente morto nei videogiochi durante RE5.

A questo Resident Evil non mancano le idee (quelle che ci sono alla fine sono banali, ma potrebbero anche bastare), manca un’anima decisa. C’è l’idea di mettere un po’ di horror, ma non si spinge mai su questo tasto, c’è un accenno action totalmente privo di giusto seguito dal punto di vista realizzativo e il tutto è portato avanti con una recitazione che risente di questa mancanza d’anima finendo per sembrare quella di un B-Movie .
Una eventuale seconda stagione potrebbe drizzare il colpo? forse si, con molto, moltissimo lavoro sui personaggi e la giusta scrittura potrebbero ancora provare a tirarsi su cercando il tutto per tutto. Per ora il risultato è l’ennesima vittima della maledizione dei videogiochi su piccolo e grande schermo, The last of Us è sempre più vicina, la paura è tanta, incrociamo le dita