Non stancarti di andare

Non stancarti di andare: un recipiente di infinito – Recensione Il fumetto che diventa microcosmo

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Non stancarti di andare è la più recente fatica di due degli autori più talentuosi della scena italiana attuale, ovvero Teresa Radice e Stefano Turconi, noti al grande pubblico per capolavori come Viola Giramondo e Il porto proibito. Anche stavolta i due centrano il segno, regalandoci non solo un volume pregevole dal punto di vista estetico, ma anche un vero fiore all’occhiello del fumetto nostrano.

Non stancarti di andare

La sceneggiatura: una storia, mille prospettive

Non stancarti di andare è un recipiente di infinito, che raccoglie una mole di temi e spunti così vasta che sembra impensabile contenerla in sole trecento pagine. È anzitutto una storia d’amore, forse la più bella che leggerete mai. Iris – italiana con discendenza argentina –  e Ismail – siriano – vivono a Verezzi, piccolo paesino ligure, e sono una giovane coppia spesso costretta alla lontananza dal lavoro di lui, professore all’università di Istanbul. Poco dopo l’ennesima ripartenza del compagno, Iris scopre di essere incinta; non sa, però, che Ismail è rimasto coinvolto in un attentato delle milizie dell’Isis. Se in un primo momento pare che il giovane l’abbia scampata, il bus su cui tenta di spostarsi in una zona più sicura viene intercettato da un secondo drappello di uomini armati, che lo prende in ostaggio e gli sequestra il documento d’identità, precludendogli un espatrio lecito. In Italia per Iris il tempo trascorre incessante e la lascia esposta in solitaria alle difficoltà della gravidanza; la ragazza, per non abbandonarsi al pessimismo più nero, ripercorre con la mente il viaggio in Siria di sei anni prima, in cui una dolce fortuna aveva fatto incontrare lei ed Ismail; al contempo, riscopre il valore della sua variegata compagine di amiche e parenti, aprendoci segretamente una finestra sulla magnifica diversità che ci brulica attorno ogni giorno.

Non stancarti di andare è la vita vera: vedere il nome di Teresa Radice ai testi potrà ingannarci di star leggendo una storia fittizia, ma mai delle pagine di carta mi hanno coinvolto a tal punto da convincermi che in realtà stavo compiendo un’esperienza concreta. Questo mio trasporto è stato determinato anche e soprattutto dal meraviglioso stile narrativo della Radice, che possiede un talento scrittorio inusitato, invidiabile dai migliori romanzieri e capace di trasportare la poesia nel fumetto, innalzandolo allo stato dell’arte che merita. Indimenticabili sono le pagine del diario che Iris dedica al pargolo che porta in grembo, estrapolate dagli appunti che Teresa Radice stessa ha tenuto nel corso della propria esperienza di madre; frammenti di testo delicatissimi, stilisticamente mirabili, tra i più sorprendenti che un fumetto potrà offrirvi.

I disegni: Non stancarti di andare, ovvero una fiaba moderna

I disegni di Stefano Turconi, di matrice disneyana, come sempre permeano di magia il racconto, e i colori con cui questa volta si è deciso di riempirli – diversamente da Il porto proibito – ben si prestano ad un simbolismo potente, enfatizzando ogni percezione: il caldo giallo ocra per dipingere le esotiche strade di Aleppo, le tonalità più cupe del nero per le atroci tratte dei profughi su un gommone lungo il Mediterraneo.

Commenti finali

Avvolgendoci con molteplici intrecci narrativi, Non stancarti di andare esplora un aspetto del nostro essere umani che continuamente trascuriamo, quella curiosità di cui non dovremmo fare a meno per conoscere il mondo per ciò che è davvero e scorgere l’indomabile tenerezza che ne costituisce il senso profondo. Non vende lezioni di moralità: spalanca i cuori e le coscienze, loro fanno il resto.

PRO

1) È scritto divinamente

2) Ha personaggi indimenticabili

3) Monumentale e leggero: pare un controsenso, ma la magia sta in questo

CONTRO

1) Finisce

2) Sarà più che difficile fare di meglio

3) Dopo, ci vuole tempo per trovare un fumetto che appaghi altrettanto