Superman

Superman: Red Son – Recensione Il Sole sorge ad Est

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Superman

• La sceneggiatura: l’Elseworld più puntuale di sempre

Leggere un Elseworld dà sempre grandi soddisfazioni: la fantasia macina chilometri e, nonostante lo scompiglio, tutto dopo torna a posto come se nulla fosse successo, come se fosse stato solo un bel sogno. Difficile però convincersi dell’idea che la storia scritta da Mark Millar debba essere accatastata a invecchiare insieme agli altri frutti dell’immaginazione. Pure a dirlo, non ci si crederebbe a quanto è vivida la macchinazione dello sceneggiatore statunitense, che veste i panni dell’invisibile demiurgo, torna indietro nel tempo e gira la Terra di qualche grado; risultato: Kal El, anziché nella landa delle opportunità, atterra nella sconfinata Unione Sovietica staliniana! È pur sbagliato definire Red Son un semplice Elseworld, perché Millar non si limita a qualche ritocco chirurgico, a muovere qua e là delle pedine, bensì ridefinisce l’intero universo narrativo di un personaggio, curando ogni dettaglio che nessuno scienziato lascerebbe al caso: ad ogni seppur minima azione corrisponde una reazione uguale e contraria, non si transige! Così trovano posto in questa nuova realtà protagonisti storici come il blasonato cervellone Lex Luthor e sua moglie Lois Lane, l’alleata rossa Wonder Woman, il sovversivo Batman, il classico, incorreggibile Brainiac (sigh). Difficile non scorgere in Red Son una sottile vena politica che affiora, esponendosi alla satira tagliente che cala dall’alto non più di tanto grazie alle abili manovre dello scrittore, perché Millar se la spassa in modo giocosamente irresponsabile, quasi a dire “Ehi, che vi aspettavate succedesse con un Superman comunista?”; così, Luthor fa un po’ il verso all’americano pomposo con la soluzione sempre in tasca, tanto esagerato da provocarci un inevitabile sbuffo che soffoca un risolino beffardo. Tuttavia, Red Son è anche una riflessione su come certe conseguenze si possano solo aggirare e su come il destino possa anche non esistere, ma di certo quello che lo rimpiazza ha un macabro senso dell’umorismo. Eh sì, perché l’Azzurrone non si lascia ripetere due volte il consiglio di scalare i vertici del potere politico, gettando un’ombra sullo splendido esempio di perfezione morale che l’Uomo del domani ci ha sempre suggerito; Superman è onnipotente, ci rammenta Millar, credeteci: ora si prenderà ciò che gli spetta. Nulla manca all’appello della genealogia del supereroe capofila della DC, ragion per cui specie i più accaniti sostenitori di Supes dovrebbero leggere Red Son per passare una divertente oretta alle prese con questa arguta caccia al tesoro in salsa rossa.

I disegni: finalmente un colorista sul podio

Johnson e Plunkett se la cavano bene. Il tratto calcato smorza la seriosità e ricorda che siamo in un ambiente di fantasia al quadrato. Forse è proprio grazie ai due disegnatori che Red Son risulta una lettura leggera e accessibile, senza troppe pretese, ma capace di sbalordire con qualche sporadico exploit d’ingegno narrativo ben piazzato. Bisogna dar loro il merito di aver mantenuto una certa costanza nel modus operandi, tanto da rendere impercettibile il passaggio da una mano ad un’altra. Senza nulla togliere al duo, tuttavia, un encomio ancor più grande va rivolto al colorista Paul Mounts, che ha reso questa storia una gioia per gli occhi con un ventaglio cromatico da lasciare a bocca aperta, una tavolozza usata senza riserve che ci fa riscoprire il nostro lato più creativo ed esuberante; difficile immaginare che ci si sarebbe riusciti con un racconto dal simile tenore.

Commenti finali

Superman: Red Son è un must-read, l’esempio del lavoro oculato di uno sceneggiatore accorto, realmente capace di far riflettere invertendo con assennatezza e genio la prospettiva su uno dei più popolari supereroi eroi di sempre.

PRO

1) Elseworld completo e accurato

2) Personaggi ben valorizzati

3) Colori sgargianti

CONTRO

1) Forse non ingrana subitissimo (ma il finale è grandioso!)

2) Qualche sprazzo grafico che fa storcere il naso non manca

3) /

Two-Face

Un nickname per nulla casuale: due amici, due studenti di giurisprudenza, due appassionati di fumetti; nel tempo libero, gestori della pagina Facebook And comics for all.