Unicorn Store: La recensione del film Netflix Brie Larson e Samuel L. Jackson ancora insieme nella nuova pellicola disponibile in streaming

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L’alchimia sulle scene del duo Brie Larson \  Samuel L. Jackson è stata una delle note più positive per gli spettatori di Captain Marvel, il successo mondiale targato Disney, ora la coppia si ritrova in Unicorn Store, debutto della Larson alla regia, disponibile sulla piattaforma Netflix dal 5 aprile. Accanto al duo nel cast anche Joan Cusack, Bradley Whitford, Mamoudou Athie e Hamish Linklater.

Basta poco per capire che Unicorn Store dietro a tutta la patina di colori sgargianti e situazioni confuse si nasconde in realtà una storia di formazione, il classico percorso di crescita della protagonista Kit ( la stessa Brie Larson) che affronta la sua vita entrando – tardivamente -nel tunnel della crescita.

A rendere sicuramente insolito questo tragitto, il misterioso venditore di unicorni interpretato da Samuel L. Jackson, una sorta di guida per Kit che utilizzando la scusa dei requisiti obbligatori per poter avere il fantastico animale l’aiuterà a diventare adulta e affrontare le disillusioni che questo percorso porta con se.

Brie Larson cerca in ogni modo di dare spessore al suo personaggio, sfrutta al massimo la sua espressività, ma trovare una situazione equilibrata fra il mondo maturo e quello del fanciullo interiore è fin troppo complicato, il risultato le riesce solo parzialmente. Samuel L. Jackson di contro è costretto dalla sceneggiatura a un costante esercizio di overacting, visibilmente forzato e quasi indigesto.

Unicorn Store, nonostante la presenza di due big Hollywoodiani ha tutte le carte in regola per sembrare un operazione da festival indie. Il tema di fondo dell’auto-accettazione non riesce però a imporsi sotto agli occhi dello spettatore in maniera forte, perdendo cosi via via la sua efficacia, lasciando solamente una scia di coriandoli colorati.

Il risultato finale è un film che nasconde una trama comune dietro cumuli di glitter e un estetica da film del Sundance Festival, una pellicola senza infamia e senza lode che è destinata a sparire dalla mente velocemente.

 

 

 

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD