Warning: la recensione del film di Agata Alexander al Trieste Science + Fiction Festival

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Agata Alexander, regista del mondo dei videoclip, sbarca al Trieste Science + Fiction Festival con un film sci-fi intitolato Warning. 

In un futuro non troppo distante, un astronauta alla deriva fa da sfondo a una serie di personaggi sotto lo stesso cielo alla ricerca di un senso della vita. David è nello spazio durante un controllo di routine di una stazione meteorologica. Qualcosa va storto e David si ritrova separato dalla navicella, alla deriva nello spazio senza che nessuno possa recuperarlo. Intanto, sulla Terra, i robot sono divenuti accessori comuni. Con la tecnologia che si evolve sempre più velocemente, i vecchi modelli vengono abbandonati e spesso finiscono in centri di adozione, come fossero animali domestici non più voluti.

Warning è una pellicola composta da 6 storie che scorrono parallele sulla stessa timeline, una macro storia vista dagli occhio di un’astronauta solo e alla deriva che osserva il nostro pianeta. Una terra dove intanto vediamo muoversi una baby squillo alle prese con uno scambio di corpi, una versione Siri di Dio che controlla la vita di una giovane ragazza, assistiamo alla storia di un androide obsoleto e un po’ creepy , trame che si legano tra loro non solo temporalmente, ma anche in relazione del loro legame con la moderna tecnologia e le relazioni umane.

Warning come suggerisce il titolo vuole essere un monito rivolto all’intera popolazione terrestre, un grido contro gli effetti collaterali che possono nascere dall’abuso della tecnologia, ma innegabilmente paga un po’ il dazio di anni e anni di prodotti che si muovono sulla stessa linea, capitanati dal successo planetario di Black Mirror 

Come spesso accade in questo tipo di opere corali, ci si ritrova ad avere segmenti meno riusciti di altri, un disequilibrio che non risparmia il lavoro della Alexander, discontinuo nel suo passare da una storia all’altra. Sicuramente in tutto questo spicca il personaggio interpretato da Rupert Everett, che in poco spazio è stato in grado di costruire una figura estremamente interessante.

 

Nell’insieme questo film polacco si lascia decisamente guardare e funziona nel suo mondo cupo e sfaccettato, ma rimane un po’ troppo superficiale nelle sue storie e non gli permette di crescere e svilupparsi, finendo per essere solo l’ennesimo warning confuso tra tanti

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Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD