RoFF17 – La cura, film diretto da Francesco Patierno, è in Concorso alla 17ª edizione della Festa del Cinema di Roma. Si tratta dell’adattamento cinematografico di La peste, libro del 1947 di Albert Camus. La pellicola è stata scritta da Patierno e Francesco Di Leva. Il cast è formato da Alessandro Preziosi, Francesco Mandelli, Andrea Renzi, Peppe Lanzetta e Francesco Di Leva. L’elemento più particolare del film è il metacinema. Il regista, infatti, fa vedere che gli attori stanno recitando in un film. Spesso, infatti, c’è la rottura della quarta parete. Patierno, quindi, ha preso in prestito il testo di Camus per parlare di Covid-19 senza farlo esplicitamente. Esso, infatti, non viene mai menzionato.
Ma tutto ciò che succede è un riferimento al virus che ha colpito il mondo dalla fine del 2019. E gli elementi ci sono tutti. I cittadini di Napoli, infatti, iniziano ad avere una forte tosse con febbre alta. Francesco Di Leva è Bernard, il medico che viene chiamato dalle famiglie delle persone con chiari sintomi del virus. Caso dopo caso, i politici e i medici dell’ospedale si accordano sul fatto che la popolazione deve essere informata. Sta girando questo virus, facilmente trasmissibile. Tarrou (Preziosi) si prende, quindi, l’impegno di gestire tutti i volontari che vanno di casa in casa a portare la spesa e le medicine a coloro che si sono infettati. Ecco, quindi, che il Governo fa iniziare il lockdown.

RoFF17 – Ne La cura la vita personale degli attori si mescola con quella dei personaggi
Nessuno, quindi, può uscire dalla città in cui si trova. Rambert (Mandelli), infatti, vorrebbe tornare a Milano da sua moglie, ma non può. Anche il prefetto (Renzi) si deve occupare di una situazione personale grave. E poi c’è Padre Paneloux (Lanzetta), le cui prediche si sentono in tutta la città. Ci sono delle inquadrature su Napoli deserta che sembrano tipiche di un documentario. La cura rende attuale e universale il libro di Camus. Purtroppo, però, la pellicola appare ripetitiva. È presente anche la storia di un personaggio che non riesce a incastrarsi bene con le altre. Purtroppo, La cura appare forzato, con troppe scene a camera fissa che emana una forte sensazione di teatralità.
I tempi dilatati allontanano lo spettatore dal film, anche se il tema trattato è molto sentito. Sono anche presenti monologhi troppo lunghi che appesantiscono la visione. I personaggi non evolvono, soprattutto, quello di Bernard, perché è molto ancorato a quello del libro di Camus. All’inizio, si ha la sensazione che Bernard voglia fuggire e alla fine dovrebbe succedere qualcosa, ma non è così. Alla conferenza stampa di RoFF17, tutti gli attori hanno detto che sul set si viveva un’atmosfera di condivisione. Perché si stava girando un film il cui tema era reale, i personaggi stessi erano reali e gli attori li hanno fatti propri con facilità. Solo Alessandro Preziosi ha fatto un lavoro diverso. Ha dovuto far uscire i sentimenti per la propria famiglia.