Alien: Covenant, androidi paranoici e la sfiga dei viaggiatori spaziali – La recensione

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Inutile dire che Alien: Covenant non funzioni del tutto. Troppo facile immaginarsi i motivi: la saga, piuttosto lunga, ha mantenuto uno svolgimento narrativo ormai standardizzato e i due prequel (Prometheus e Covenant) hanno esagerato sotto questo aspetto. L’hanno fatto anche altri film, e senza chiamarsi Alien: Life, appena uscito nelle sale, possiede debiti vergognosamente evidenti un po’ con il capolavoro di Ridley Scott e un po’ con il semi-dimenticato Sunshine di Danny Boyle.

Non stiamo dicendo che Covenant o Life non siano buoni film. Lo sono entrambi. Peccano, però, di un elemento fondamentale nella riuscita artistica di un’opera cinematografica: l’originalità.

D’altra parte Passengers, forse più originale, funzionava solo come sacchetto della spazzatura.

Ora, date le dovute premesse, vediamo quel che ci interessa in Alien: Covenant. E ad interessarci sono proprio i rimandi (non calchi, in questo caso, e nemmeno plagi)  alla storia della fantascienza.

Parliamo in particolare di due opere: Blade Runner e Il pianeta proibito.

Nel primo caso è sorprendente come Scott (che ha ripreso gli ormeggi della saga a partire da Prometheus) omaggi il suo stesso cinema partendo dalla prima inquadratura, l’occhio artificiale dell’androide David, creando un collegamento diretto con il capostipite Cyber-punk. D’altra parte non è un richiamo fine a se stesso: David (Ah, già, qui parte lo SPOILER ALERT) è il vero protagonista del film, ruba scena e minutaggio all’eroica ma anonima Katherine Westerson e il suo essere un androide imperfetto e troppo umano risulta il tema centrale e il motore dell’azione di Covenant. Se c’è uno scatto d’originalità nel film, questo lampo è proprio il personaggio interpretato da un Fassbender in stato di grazia, che ora, molto più che in Prometheus, entra di diritto tra i personaggi di culto della fantascienza.

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Ecco il nostro eroe, con una delle sue simpatiche creature.

 

Qui ci ricolleghiamo al secondo caso. Come il Dottor Morbius de Il pianeta proibito, David è il solitario eremita in un mondo morto e disabitato, come Morbius è un visionario dall’ego smisurato, come Morbius è il protagonista fittizio e il motore dell’azione e sempre come Morbius è un creatore di mostri assassini, responsabili della morte di ignari viaggiatori spaziali. E soprattutto, come Morbius, è misterioso e spietato.

Sorprende, dunque, vedere come il meglio di Covenant nasca dalle radici stesse della fantascienza cinematografica e come emerga dal film una affascinante patina classica.

Per il resto, se andate a vedere Covenant, troverete quello che il trailer promette: splatter, azione, mistero, paura, disgusto, John Denver e tanta sfiga per gli sfortunati protagonisti. E un buon collegamento concettuale sia a Prometheus che al resto della saga. Grazie, chiaramente, al prossimo episodio (già annunciato) e al personaggio di David, che si pone dopo Covenant come vero e proprio protagonista degli episodi prequel.