HyperParasite: provata la produzione Hardcore di Troglobytes Games Avevamo intervistato gli sviluppatori nel corso di Milan Gamesweek 2017: a distanza di qualche mese, ecco il nostro report sulla versione aggiornata di HyperParasite

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HyperParasite è stato uno dei videogiochi che più ci hanno convinto nel corso della Milan Games Week 2017. Se vi ricordate, nella sede milanese avevamo intervistato Saverio Caporusso, CEO di Troglobytes Games e una delle menti impegnate nello sviluppo del titolo prima citato. Abbiamo potuto giocare a una nuova versione aggiornata del titolo italiano, il che ci ha dato l’opportunità di confrontare la qualità odierna del lavoro di Troglobytes con quanto presentato nel corso della MGW 2017. Dallo scorso settembre ne è passata davvero tanta di acqua sotto i ponti, perciò ecco che cosa abbiamo percepito nel corso della lunga prova con HyperParasite.

UN PARASSITA TUTTOFARE

HyperParasite fonda il suo gameplay sull’utilizzare il nemico come arma principale. Questo è possibile grazie a un espediente di trama semplice e simpatico, che prevede il controllo di un parassita alieno intento a diffondersi sul Pianeta Terra. Il tutto è infatti ambientato in un iconico scenario anni ’80 in una anonima città statunitense di provincia del tutto simile ad altrettante città di provincia statunintesi degli anni ’80, ove scritte al Neon e simpatici punkabbestia non vedono l’ora di dare il benvenuto all’amico alieno. Il compito del giocatore è quindi quello di controllare l’essere prima citato con l’obiettivo di riuscire a completare i quattro scenari proposti dagli sviluppatori utilizzando i corpi degli ignari nemici per progredire nei diversi livelli di gioco.

 

hyperparasite anteprima menù
Il menù principale di HyperParasite trasuda anni ’80 da tutti i pori

 

Il parassita è infatti capace di infestare i corpi nemici  con grande facilità potendone usufruire di tutte le abilità attive e passive del caso. Ogni qual volta che il corpo viene colpito e ucciso, il parassita ha l’opportunità di infestare altri corpi umani e continuare a vivere. Questo rende il parassita invincibile? Assolutamente no! Certamente l’idea di poter infestare un’infinità di corpi avversari senza temere che il corpo muoia è sicuramente qualcosa che può esaltare e puzzare di “casual gaming“, ma la verità è che HyperParasite è tutt’altro che semplice e casual. Anzi: è brutale e dannatamente difficile. Ma allo stesso tempo decisamente gratificante.

UN CAMBIO DI ROTTA PIU’ DECISO

Nel corso della prova in Milan Gamesweek 2017, HyperParasite ci era parso come un titolo divertente e molto intuitivo da giocare. Dobbiamo dire che il divertimento e l’intuitività sono rimasti invariati, ma sembra che gli sviluppatori abbiano improntato delle modifiche per quanto concerne la difficoltà globale del gioco. Certo: la nostra prima run in MGW non fu di certo una barzelletta, ma la versione aggiornata di HyperParasite ha dimostrato quanto i ragazzi di Troglobytes siano sadici e ben più predisposti a farci sudare sette camicie, piuttosto che farci gongolare in simpatici pomeriggi dal tono leggero.

hyperparasite pop culture
I riferimenti alla cultura pop anni ’80 sono sparsi un po’ dappertutto

La difficoltà di gioco, in tal senso, sembra esser aumentata per due fattori in particolare. Innanzitutto i corpi infestati muoiono prima: bastano infatti pochi colpi per perdere la propria macchina di carne ed ossa. Ma ciò che sembra esser stato ancor più raffinato è la hitbox dei colpi inferti verso terzi, la quale sembra esser molto più precisa e rigida. Se nella build provata a Settembre 2017 il titolo ci era parso come uno shoot’em up/Bullet Hell dalle meccaniche “assistenzialiste” (ovvero con algoritmi utili ad assistere il giocatore con hitbox e danni dinamici per facilitare le situazioni calde), i nuovi aggiornamenti hanno reso HyperParasite un vero inferno. Non facciamo infatti fatica a equiparare l’opera di Troglobytes a quanto prodotto da Danny Baranowsky con The Binding of Isaac. Ogni colpo, ogni movimento e ogni scelta deve essere ben ponderata (ma davvero molto ben ponderata), pena la morte. E fidatevi quando vi diciamo che HyperParasite è difficile. Ma davvero difficile.

VARIABILI CASUALI, CERTE CONSEGUENZE

Alla base della grande difficoltà vi sono sicuramente i nemici da infestare. Questi sono di forme e dimensioni diverse e una volta infestati rivelano le proprie capacità nascoste. I rivoltosi Punk, per esempio, attaccano con tirapugni e coltelli e possono lanciare molotov per fare un gran danno ad area. I poliziotti possiedono invece una comoda pistola d’ordinanza per colpire i bersagli da lontano, potendo poi utilizzare dei colpi speciali per infliggere più danni. Vi sono poi bombaroli e strani tizi loschi col carrello della spesa (!), ma non mancano riferimenti alla cultura pop come facce “riconoscibili” (molti degli scavezzacollo presenti sono basati sulle figure più celebri della cultura pop anni ’80 come Hulk Hogan e Rocky Balboa), e creature leggendarie come i temibili licantropi.

 

hyperparasite parassita infestante
Ogni corpo infestato possiede caratteristiche e abilità uniche

Utilizzare i corpi infestati è sicuramente intuitivo, ma per sfruttarne a fondo le capacità ci vuole tempo considerando quanto sia fondamentale saper utilizzare la giusta vittima al momento giusto. Questo perché i livelli, creati proceduralmente, pongono il giocatore in una costante situazione di stress, portando inevitabilmente a dover intraprendere la scelta più adeguata in una finestra di tempo assai piccola. La proceduralità dei livelli elimina di fatti qualsiasi strategia mnemonica utile per progredire nell’avventura: ricordarsi la posizione di nemici e Boss è infatti ininfluente, poiché ogni run è categoricamente diversa dalle altre. Questo vuol dire che ogni volta che si muore, si dovrà ricominciare con l’unica certezza di doversi impegnare a fondo per riuscire a terminare la serie di livelli generati dal codice di Troglobytes, cercando in qualche modo di mediare con santi e divinità in caso di momenti di grande frustrazione. In tal senso, HyperParasite si dimostra ostico e divertente e di certo il parco giochi ideale per chi vuole mettersi alla prova. Tuttavia vi è da segnalare che talvolta il generatore di livelli crea situazioni forse fin troppo impossibili o fin troppo morte: il ritmo di gioco dovrebbe essere rivisto, ma siamo sicuri che Troglobytes riuscirà a migliorare anche quest’aspetto del loro gioco.

FAMMI VEDERE COME MI VEDO

Troglobytes Games ha saggiamente scelto l’utilizzo dell‘Unreal Engine 4 per lo sviluppo tecnico del proprio gioco. Il motore grafico di Epic Games permette la creazione di contenuti di alto livello con una gestione delle risorse ottimale e non è infatti un caso che HyperParasite risulti leggero e ben ottimizzato. Graficamente parlando il titolo si dimostra essere un buon compromesso tra stile retrò e modernità, anche se a nostro parere vi è bisogno di rafforzare ancor di più la gestione delle texture e dei modelli in-game. Riconosciamo che HyperParasite è un titolo indipendente sviluppato con un budget sicuramente piccolino, ma se fossero implementati modelli e ambienti più curati e una gestione del post processing migliore, si potrebbe ottenere qualcosa di stilisticamente all’avanguardia.

hyperparasite grafica
Stilisticamente parlando HyperParasite è gradevole, ma bisognerebbe rafforzare l’impianto tecnico con qualche texture e modello di qualità migliore

Niente da dire invece su come lo stile anni ’80 sia stato contestualizzato con il gioco: tra menù principali, voci fuori campo ed effetto VHS sempre presente, Troglobytes sa bene come farci tornare indietro nel tempo. In tal senso siamo fiduciosi che gli sviluppatori sappiano portare HyperParasite a un livello di stile superiore, il che lo porterebbe sicuramente a competere con mostri sacri del genere quali Hotline Miami e il prima citato The Bnding of Isaac: speriamo bene!

IN THE CONCLUSION

La nostra approfondita prova con HyperParasite ci ha rivelato un videogioco migliorato rispetto alla build presentata nel corso di MGW 2017, ma che ha ancora bisogno di essere rifinito. La difficoltà più ardua pone HyperParasite come adatto a tutti coloro che vogliono immergersi in un’avventura davvero hardcore, grazie anche a un gameplay sicuramente intuitivo e comunque articolato. Il titolo è sicuramente divertente e ben si prostra a partite anche di pochi minuti, sebbene sia meglio evitare di giocarci quando si è già un po’ nervosi. Troglobytes dovrà però lavorare per rifinire sia la generazione di livelli per evitare situazioni spiacevoli troppo poco o troppo difficili, mentre un lavoro di rifinitura grafico tecnico potrebbe esser utile per portare il titolo sul altri livelli.

Attualmente non conosciamo la data d’uscita, ma siamo certi che Troglobytes non sia lontana al completamento del progetto. Noi di PjN siamo fiduciosi: non vediamo l’ora di tastare con mano la build finale e fare a gara a chi completa più livelli nel minor tempo possibile. Magari anche fra di noi, dato che HyperParasite si può giocare in coop: un ottimo modo per terminare amicizie decennali o vendicarsi di qualche torto subito con qualche personalità sgradevole.

hyperparasite punkabbestia hero of the day
L’Eroe del giorno è lui, ricordatevelo.

 

 

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Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.