The Umbrella Academy: la recensione della seconda stagione

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La prima stagione di The Umbrella Academy è stata per molti una piacevole scoperta all’interno del vasto catalogo Netflix, in grado di offrire una forte dose di intrattenimento originale.

I primi 10 episodi tratti dal fumetto di Gerard Way e Gabriel Bá ( in Italia per BAO Publishing) hanno adattato il primo dei 3 volume fino ad ora usciti del fumetto : La suite dell’Apocalisse, rimaneggiandone abilmente il materiale in modo da renderlo più affine al gusto degli spettatori sul piccolo schermo, ma soprattutto realizzabile senza forzature, visto che il mondo costruito nell’universo comics da Way è estremamente più folle,complesso e grottesco di quanto sia fattibile in formato seriale (anche considerando un budget superiore)
Lo stesso – addirittura in maniera più pesante – avviene con questa seconda turnata di episodi di The Umbrella Academy, dove la sceneggiatura si allontana dalla controparte cartacea pur mantenendo come canovaccio base gli eventi narrati nell’arco narrativo del volume 2 intitolato Dallas.

Cinque ha avvertito la sua famiglia (così tante volte) che usare i poteri per fuggire dall’apocalisse di Vanya del 2019 sarebbe stato rischioso. Bene, aveva ragione: il salto nel tempo sparpaglia i fratelli per tutta Dallas, in Texas, per un periodo di tre anni a partire dal 1960. Alcuni, rimasti bloccati nel passato per anni, si sono costruiti una nuova vita e sono andati avanti, certi di essere gli unici sopravvissuti. Cinque è l’ultimo ad atterrare, nel mezzo del giorno dell’apocalisse, che – spoiler! – è il risultato dell’interruzione temporale (qualcuno ha un déjà vu?). Ora i membri dell’Umbrella Academy devono trovare un modo per ricongiungersi, capire cosa ha causato il giorno dell’apocalisse, fermarlo e tornare al tempo attuale per bloccare l’altra apocalisse. Il tutto mentre vengono cacciati da un trio di spietati assassini svedesi.

Torna quindi tutto quello che ha colpito gli spettatori della prima stagione, lo stile eclettico ed estremamente divertente, la colonna sonora sempre calibratissima e quella leggerissima patina drammatica sullo sfondo, un elemento questo che riceve un boost ulteriore grazie alle tematiche razziali ora più che mai attuali che coinvolgeranno soprattutto Allison,portandola a diventare un’attivista per i diritti degli Afroamericani .

 

Torna soprattutto la capacità di questa serie di sfruttare al meglio la sua coralità, ogni personaggio ha il suo spazio e la sua storyline evolutiva che lo vede sotto i riflettori, da questo punto di vista sicuramente il cast si dimostra assolutamente azzeccato, con Robert Sheehan, Ellen Page, Aidan Gallagher e Kate Walsh  sugli scudi. Liberi dal peso del dover introdurre a iniziare a costruire un background basilare per gli eventi gli showrunner hanno potuto concentrarsi maggiormente su ognuno dei membri della famiglia e sul trovare il giusto ritmo per gli episodi, migliorando la visione d’insieme.

The Umbrella Academy è uno show che lascia una voglia incredibile di averne di più, per molte serie non è semplice confermarsi nella seconda stagione, ma loro sono stati in grado di far sembrare il tutto estremamente semplice e addirittura alzando di qualche cm l’asticella nell’attesa della – purtroppo probabilmente distante – terza stagione.

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD