Il sakè è una bevanda alcolica giapponese ottenuta da un processo di fermentazione che coinvolge riso, acqua e spore koji.
Per questo motivo viene anche chiamato “ vino di riso “.
Esso non è classificabile tra i distillati, liquori o altri fermentati, ma fa parte di una categoria a sé.
Attorno a questa bevanda, alla sua nascita e alla sua preparazione sono legate molte tradizioni, una di queste è quella dei sugidama ( 杉玉 ).

In Giappone, la parola sake significa semplicemente bevanda alcolica, e a seconda della regione può assumere vari significati specifici.
Nel Kyushu per esempio, se chiedete del sake vi verrà servito del shochu di patate distillato con canna da zucchero, oppure a Okinawa vi verrà servito del awamori.
Esistono due principali tipi di sake: il futsuu-shu (普通酒) ovvero il “sake normale” e il tokutei meishoshu (特定名称酒), il “sake per occasioni speciali”.
Il futsuu-shu è come il nostro vino da tavola e rappresenta oltre il 75% di tutto il sake prodotto.
Il tokutei meishoshu invece, o “sake per occasioni speciali” è contraddistinto dalla certificazione di raffinamento del riso ovvero della purezza del chicco che è ripulito della parte esterna che normalmente altera il gusto del prodotto finito.
Oggi siamo qui per raccontarvi di una tradizione poco conosciuta seppur davvero particolare, quella legata al sake e ai sugidama.
Viaggiando in Giappone, sarà più facile vederne esempi nelle cittadine più antiche e tradizionali.
Sugidama significa letteralmente “palla di cedro”.
Si tratta di grandi sfere che sono appese fuori dalle fabbriche di sake.
Questa tradizione è conosciuta anche con un altro nome: Sakabayashi.
Sakabayashi è un nome che si forma delle parole “sake”, quindi bevanda alcolica e “hayashi”, che si può tradurre come “boscaglia di rami”.

Quando una fabbrica produce un nuovo sake, fuori dal negozio viene appesa questa palla fatta di ramoscelli di cedro.
Inizialmente questa è verde e si dice che quando essa diviene marrone, il sake è pronto e maturato.
Si appendono i sugidama per far conoscere quindi agli acquirenti del nuovo prodotto.
Questa sembra essere una tradizione praticata già da molti anni ed è diffusa in tutto il Giappone seppur poco conosciuta.
In origine il sake era immagazzinato in botti di cedro per questo, il sugidama è ricavato proprio da quest’albero.
Seppur ora sia più raro trovare negozi e cantine con questo tipo di ornamento, se siete così fortunati da visitarne uno sappiate che questo è davvero molto tradizionale in quanto ogni anno appenderà una nuova palla di cedro fuori dal locale per segnare la maturazione del sake e auspicare per un ottimo gusto.
Voi cosa ne pensate?