Arriva dalla Danimarca la serie TV The Rain, uno show post-apocalittico dall’ampio respiro, con una componente intimista spiccata e molto interessante che si dirama negli 8 episodi che compongono questa prima stagione disponibile sulla piattaforma di streaming Netflix dal 4 maggio.
Una trama che parte subito a testa bassa, i 2 giovani protagonisti, Simone e Rasmus vengono prelevati dal padre prima del sopraggiungere di una pioggia mortale di cui lui solo è a conoscenza e portati all’interno di un bunker futuristico e segreto, dove in pochi minuti si ritroveranno soli, la paura bloccherà la loro porta per 6 anni, fino a che la mancanza di cibo non li costringerà ad uscire, scoprendo un mondo molto diverso da quello che avevano lasciato.

Un infezione trasportata dall’acqua,un mondo in cui ogni nuvola può portare morte, in grado di rendere mortali perfino le pozzanghere, un idea che in un paese particolarmente piovoso come la Danimarca deve avere un effetto ancora più terrorizzante che da noi. L’idea di questo tipo di virus è tanto semplice quanto spaventosa, ma a livello di sceneggiatura è una di quelle cose che nasconde decisamente più di un insidia, di quelle che portano irrimediabilmente a scontrarsi con qualche plot hole, per esempio le motivazioni per le quali l’acqua che filtra da un muro è pericolosa, ma la condensa o il vapore acqueo no.
Dettagli per spettatori puntigliosi, che la serie riesce a mettere in secondo piano grazie ad una struttura che pesca a piene mani dal passato mettendo sul piatto un repertorio che può vantare grandi classici come la setta cannibale e la misteriosa multinazionale che sembra buona però forse non lo è veramente.
A salvare The Rain dal precipizio delle serie già viste ci pensa la sua natura più intima, non siamo infatti davanti a una serie votata all’azione o alla sopravvivenza più pura (tipo gli esordi di The 100), ma ad uno show che grazie a protagonisti giovanissimi punta ad un target adolescente, mettendo in mostra le classiche tematiche teen. Ecco quindi che l’apocalisse lascia spazio alla forza dell’amore, dell’amicizia, alla scoperta della sessualità da parte di Rasmus (il più giovane) e in secondo piano il più banale dei messaggi ecologisti con l’uomo artefice del proprio stesso male.

Il cast, formato da attori giovanissimi, ma in grado di recitare in maniera convincente i ruoli assegnati, è composto dai protagonisti Alba August e Lucas Lynggaard Tønnesen accompagnati da un gruppo di sopravvissuti composti dall’ex militare e leader Mikkel Boe Følsgaard, dalla misteriosa Angela Bundalovic ( personaggio più interessante della serie), la religiosa Jessica Dinnage, lo scapestrato Lukas Løkken e l’ingenuo Sonny Lindberg.
La natura scandinava della serie Netflix viene a galla pienamente analizzandone l’estetica,una fotografia che ci porta a spasso fra fast food abbandonati, bunker futuristici e boschi lussureggianti. L’uso dei colori che uniti ad un una gestione quasi perfetta dei flashback dei protagonisti esalta ulteriormente l’anima da opera drammatica. The Rain da ai protagonisti la giusta dose di background, in grado di fornirgli quella base di spessore che li rende tutti diversi agli occhi dello spettatore, coprendo un ventaglio di scenari così ampio che è quasi impossibile non trovare un piccolo legame empatico con uno di loro .

The Rain si dimostra una serie particolarmente leggera, nulla di particolarmente innovativo o originale però adatta per il binge watching, il finale apre le porte per una seconda stagione già annunciata.
Se siete alla ricerca di una serie senza grandi pretese, da guardare quest’estate, magari per occupare del tempo durante un temporale estivo, questa potrebbe essere una serie che fa per voi.
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