Life is Strange Recensione: l’emozione indie rock ha una nuova casa

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UN DIFFICILE SCRITTO

Non è affatto facile recensire una Avventura Grafica. Data la loro natura dissonante con i canoni più generici del mondo vidoeludico, le avventure grafiche propongono le migliori trame dei più grandi scrittori di romanzi associate a una regia delle serie Tv più riuscite, unendo il tutto con la possibilità di interazione offerta dai videogames.maxine
Certo è che le avventure grafiche non se la sono spassata bene nell’ultima decade nel mondo occidentale, ma chi pensa che tale genere non abbia fatto successo altrove si sbaglia di grosso: le Visual Novel giapponesi, tanto belle quanto introvabili in Europa, sono i videogames più venduti nel paese del Sol Levante e i motivi del loro successo sono vari. Tuttavia, è vero che il giocatore medio occidentale non riconoscerebbe come videogioco una Visual Novel ed eclatante fu la critica generale al lavoro svolto dal team di David Cage con Heavy Rain, capolavoro che fu definito da molti videogiocatori e presunti critici come “film interattivo” e non videogames. Ebbene, cari miei sapientoni: Heavy Rain è una avventura grafica, non un film interattivo e se penate che le avventure grafiche non siano videogames, allora potete di certo dedicarvi alla musica Underground della più bassa qualità.
Sta di fatto che un manipolo di persone delle più disparate località del globo, hanno deciso di portare avanti il genere in modi più o meno ambiziosi: che siano finanziati da grossi capitali come Quantic Dream, o quasi totalmente indipendenti come Telltate, sempre più studios (soprattutto indipendenti), hanno investito risorse nella realizzazione di splendide opere d’arte interattive, comunicando al mondo il fascino quasi sepolto delle avventure grafiche.
Tra questi studios ve ne è uno in particolare, francese, parigino per la precisione. Non è quindi un caso che la sua creazione sia stata effettivamente creativa e azzeccata: gli europei sono celebri per creare videogiochi creativi e diversi dalle solite produzioni patriottiche americane. Se vi state chiedendo il nome di questo studios, sappiate solo che è composto da alcune delle menti che hanno creato il capolavoro che spesso celebro come titolo a me preferito, Burnout 3, e altre personalità provenienti da studios più o meno “importanti”, come Ubisoft, Criterion ed EA Games: DONTNOD.
Non sto per parlare di quel capolavoro dei capolavori (una delle rarità del mondo videoludico) di nome “Remember Me”, ma di quell’altra produzione che probabilmente entrerà nell’olimpo della storia videoludica, o quanto meno, nell’olimpo dei miei giochi preferiti: Life is Strange.

TI TROVO ATTRATENTE E VOGLIO AMARTI

Solitamente i canoni di giudizio di una avventura grafica mettono in risalto la qualità della trama, degli intrecci, degli enigmi nonché delle relative scenografie. Constatato però che siamo nel 2015 e non più nel 1991 e affermato che videogiochiamo su Pc potenti milioni di volte più potenti di una Amiga 500, i canoni di giudizio di una avventura grafica sono stati letteralmente scardinati dalle scelte stilistiche degli sviluppatori. Le avventure grafiche moderne si cotraddistinguono da quelle del passato per il semplice fatto che invece di proporre un videogioco di puro intrattenimento e odio puro verso improponibili enigmi (dannate cosce di pollo nascoste dentro a barili infuocati!), propongono ai giocatori vere e proprie esperienze morali spargendo nel mondo saggezza e fantasia, nel nome di un media che può fare molto di più che un semplice sterminio di massa di alieni.
Life is Strange, come tale, è una esperienza da vivere in prima persona in quanto incarna alla perfezione la filosofia attuale di produzioni simili di permettere al giocatore di scegliere il suo destino e costruirsi letteralmente con le proprie mani il futuro della trama. Contrariamente a quanto accade con i suoi simili, in Life is Strange non siamo mossi da una motivazione in particolare: non vi è alcun assassino a correre dietro la nostra schiena, non dobbiamo ritrovare nostro figlio nè tantomeno fuggire da una impossibile epidemia zombi.
Life is Strange è semplicemente normale: propone situazioni normali, di una ragazza più o meno normale, in una cittadina dalle normali usanze in un mondo in perfetta coerenza con l’idea di normale. La struggente verità celata dietro alla creazione di Dontnod è quella di proporre al giocatore la condizione per cui tutto ciò che ci circonda è assolutamente famigliare poiché probabilmente già visto o accaduto nella propria esistenza terrena. Non credo vi sia stato mai un videogioco tanto capace di ricreare la realtà come Life is Strange: a quanto pare non serve un livello grafico iper-realistico se ciò che accade a schermo non è affatto compatibile con la realtà di tutti i giorni. LiS insegna che per essere realistici e credibili bisogna semplicemente proporre ciò che la vita di tutti i giorni ci schiaffa in faccia dal mattino fino alla sera, dalla gioventù fino alla vecchiaia.
Che siano furbi compagni di scuola, presidi alcolizzati o amiche ritenute perdute, ma poi ritrovate, tutto ciò che accade è riconducibile alla semplice esistenza di qualsiasi essere umano di questo pianeta, con emozioni così realistiche da sembrare nostre e situazioni così famigliari da rievocare nella nostra testa ricordi simili e altrettanto dolorosi.
No. Life is Strange non è un vidoegioco, è una esperienza introspettiva dentro se stessi che porta a confrontare le nostre esperienze con ciò che accade a schermo sognando, con una dannata malinconia, di esser capaci di poteri straordinari come quelli in possesso della protagonista: la femminilissima Maxine (o Max, per gli amici).

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Cloe, che bellezza..

FEMMINA, IO TI DECANTO

Life is Strange è il secondo videogioco sviluppato da DONTNOD e il secondo titolo della società a proporre come protagonista una femminuccia ( e non un logorroioco e valoroso guerriero maschio). Se pensiamo che Remember Me non riuscì a trovare publisher a causa della natura femminile della protagonista, è facile affermare che i DONTNOD abbiano avuto davvero due gran belle palle per riproporre una nuova produzione con protagonista un normalissimo essere umano di sesso uguale opposto al mio. Una cosa è certa: Maxine si dimostra essere uno dei personaggi femminili più riusciti dell’intera storia videoludica. In lei ritrovo tutti i tratti della femminilità ormai quasi perduta dalla generazione attuale: camminata seducente, bella calligrafia, ghirigori un po’ ovunque e la capacità di rendere rosa e coccoloso qualsiasi cosa gli passi tra le mani. La psicologia di Maxine è fenomenale e assai dettagliata e non riesco a credere che un team composto prevalentemente da personalità mschili, sia riuscito a ricreare quasi alla perfezione un loro opposto facendomi pensare che quei tizi avessero effettivamente compreso il segreto per capire le donne. Certo: potrebbero guadagnare miliardi se scrivessero un libro a tal proposito, ma per loro sfortuna hanno deciso di sviluppare videogames..

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Sta di fatto che gli amici e le amiche di Maxine non sono da meno: ogni personaggio possiede una propria personalità e una propria vita. Incredibile è la sensazione di comprendere una persona per il solo modo con cui si comporta con Max, a riprova dell’abilità degli sviluppatori di riuscire a ricreare in modo verosimile atteggiamenti e relazioni. Difficile da ignorare è sicuramente Chloe, amica stretta di Max, il cui fascino Punk-Rock farà la felicità di molti (me compreso). Detto fra noi, ho desiderato più e più volte che Chloe fosse una persona in carne e ossa: è adorabile, problematica, ascolta un sacco di musica bella e soprattutto si tinge i capelli di azzurro, la mia ragazza ideale.
Ciò che però mi ha stupito, è stato l’osservare il mondo da un vero punto di vista femminile. Guardare i ragazzi provarci con Maxine, studiare il loro comportamento nel loro asfissiante ronzio attorno al pollame e rispondere alle tonnellate di messaggi inviati da loro assume una forma inedita per un masculo come me. Tutto questo può sembrare di poco conto e ignorabile, ma se siete di sesso maschio resterete colpiti da come il gioco proponga un punto di vista completamente diverso dalla canonica visione maschilista, assumendo pertanto interesse e qualità. Non so dire se la cosa può essere interessante anche dal punto di vista femminile, ma ciò fa intuire quanto il gioco di DONTNOD sia effettivamente personale e penso sia impossibile descriverlo in modo puramente oggettivo.
Una cosa è certa: in Life is Strange non tutto è così effettivamente normale. Vi è una sola questione che trascende la realtà o che quanto meno non è del tutto spiegabile con la conoscenza odierna: il potere di Max.

TU REGISTRA CHE IO RITORNO

Maxine possiede il dono di interrompere il continium spazio temporale e riavvogerlo a piacere. Tale possibilità permette a Max di riparare a scelte errate tornando indietro immediatamente nel tempo e rimediando a quanto fatto. O almeno questo è ciò che si pensa si possa fare. Se inizialmente i DONTNOD ci fanno capire l’utilità del potere mostrandoci alcuni buffi esempi di come può essere utile nella vita reale, come per esempio evitare di far cadere un bicchiere dal tavolo riavvolgendo il tempo e cercando di essere più attenti, è pur vero che dopo le prime fasi di gioco riavvolgere il tempo rimane si una necessità, con l’incognita di non saper assolutamente prevedere il futuro.
In tal senso, sarebbe stato utile se Max potesse guardare nel futuro e non nel passato. Nonostante dal punto di vista dei personaggi tornare indietro nel tempo significa una Max venuta dal futuro, è pur vero che le scelte a cui il gioco ci mette davanti sono tanto diaboliche quanto realistiche e imprevedibili, facendoci urlare ogni qual volta scopriamo che una nostra decisione ha riscosso una conseguenza assolutamente non sperata e insegnandoci che alla fine, cambiando le nostre scelte passate, il futuro rimane pur sempre segreto e tutto da scoprire.

Forse è questa la magia che ancor più riesce a legare il giocatore con la protagonista: l’incapacità di far realmente fronte agli eventi che in modo repentino e apparentemente casuale accadono nella vita dei protagonisti. La sensazione  di impotenza di fronte alla realtà che i giovani “eroi” devono affrontare è così forte da legare totalmente il giocatore con la figura controllata a tal punto di immedesimarsi completamente nelle vicende raccontate dal gioco. E’ difficile da spiegare a parole, ma penso che Life is Strange sia effettivamente il primo videogioco in cui il giocatore si chiede effettivamente che cosa accadrà in futuro comprendendo che, come nella vita reale, fare freddi calcoli matematici non porta ad altro che a una ricostruzione del futuro imprecisa incorretta constatando che la sorpresa, maligna o benigna che sia, è pur sempre dietro l’angolo. E nonostante la miriade di contrattempi, di imprevisti e di piccole stupidate compiute dalle due amiche, si ha sempre paura che da un momento all’altro le proprie scelte del passato, magari compiute negli episodi precedenti, possano manifestarsi in un modo più o meno forte del gioco, in un turbine di angoscia misto gioia che difficilmente deluderà chi cerca una esperienza gratificante e dalle più incredibili sfaccettature.

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La fotografia è un elemento ricorrente in Life is Strange

Credo che Life is Strange sia effettivamente un gioco magico, capace di schiaffeggiarci e rassicurarci dicendoci che non siamo i soli a vivere in un mondo che a noi sembra caotico e ingovernabile. Ma se vi è una cosa che Life is Strange mi ha insegnato, e sottolineo INSEGNATO, è che oltre al fatto che un videogioco può effettivamente insegnare qualcosa di diverso dalla lingua inglese, riesce a trasmettere al giocatore l’importanza di compiere scelte sagge e ragionate. Non è stato raro, dopo aver giocato a tutti i capitoli del titolo, vedere con la mia fantasia le due opzioni di scelta davanti a una difficile decisione quotidiana: leggere il quotidiano o accendere il tablet? Bere il caffè o il latte freddo? Salutare Maurizio o mandare a quel paese Simona?
Ad ogni scelta sembrava che comparissero i pulsanti del pad utilizzato per fruire del titolo davanti ai miei occhi, allo stesso modo di come accade in Life is Strange e anche se tutto questo può sembrare assurdo, la produzione di DONTNOD mi ha aiutato davvero a compiere scelte più ragionate e consapevoli, ma soprattutto a mettermi in testa quanto fosse importante SCEGLIERE nella propria vita, escludendo a priori personalità esterne che decidono di scegliere per noi cosa fare della nostra esistenza.

Magico.

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Ho tenuto questo mio screenshots come sfondo del mio dekstop per mesi

UNA VELOCE RIFLESSIONE

Nella realtà di tutti i giorni, non siamo in possesso dei poteri di Max. Certamente la protagonista del grandioso titolo può tornare indietro nel tempo di qualche secondo per rimediare a qualche parola detta per sbaglio, ma tale sarebbe proprio utile nella vita reale. Tuttavia è lecito affermarlo: saremmo effettivamente leali se ad ogni parola uscita male dalla nostra bocca, ad ogni complimento mancato o a ogni accusa mal fondata ritornassimo indietro nel tempo per impedire a noi stessi di svuotare quelle parole in faccia alla persona interessata? Sarebbe un mondo più sincero o più opportunista? Come potremmo fidarci l’uno dell’altro sapendo che il nostro amico potrebbe essere ritornato indietro nel tempo cambiando le parole da lui dette constatando che ciò che ha affermato ci ha fatto davvero incazzare?

 

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Ho tenuto questo mio screenshots come sfondo del mio dekstop per mesi

 

Io penso che sarebbe favoloso possedere i poteri di Maxine, ma è altrettanto bello assistere in un mondo che ti dimostra che si può rimediare  a tutto, anche a parole sbagliate, se si lascia il cuore correre per noi al posto del nostro cervello. Penso che un mondo inghiottito dal Caos sia effettivamente affascinante e interessante e sapere che può accadere qualsiasi cosa in qualsiasi momento mi rassicura del fatto che il futuro può davvero riservare per noi incredibili sorprese. Ben sperare certo non basta, ma tirarsi su le maniche e iniziare a lavorare per crearsi un destino migliore..si. Alla fine, anche senza osservare direttamente le conseguenze delle proprie azioni e sapendo che il mondo non ci offre la possibilità di rimediare nell’immediato l’errore compiuto tornando indietro nel tempo, possiamo comprendere ciò che stiamo costruendo nella nostra vita e pertanto decidere davvero cosa farne.

Perché come ho già affermato, come insegna Life is Strange, l’importante non è essere impeccabili, ma scegliere: scegliere di compiere una determinata azione, scegliere di vivere una vita diversa da quella vissuta fino ad ora, scegliere di seguire una determinata persona piuttosto che un’altra. Scegliere è importante e forse Life is Strange riesce quasi dare una parziale risposta al segreto senso della vita: sono sicuro che “SCELTA” sia una parola inclusa all’interno delle parole che compongono la rivelazione del segreto.

NON SO PIU’ COME DIRLO

Davvero: io vi stra consiglio di giocare a Life is Strange. I 19,90 euro che compongono il prezzo per portarsi a casa il pacchetto completo non sono nulla a fronte dell’incredibile esperienza che offre. Sinceramente, sarei stato disposto a pagarne 100 ora che l’ho finito e sarei disposto ad andare oltre per ripetere la vita di Maxine e conoscere nuove possibilità. Vagare per il mistico corridoio del Blackwell Institute trasportati da una dolce melodia Indie-Rock non ha assolutamente prezzo e conoscere le conseguenze delle proprie scelte è, oltre che un duro colpo allo stomaco, assolutamente inebriante.
Se contiamo che l’intera produzione si dimostra essere una sorprendente allegoria della vita con tratti assolutamente filosofici acquisendo valore come opera di culto ed educativa, possiamo ben dire di essere davanti a un capolavoro della tecnica narrativa. Sinceramente, ho omesso appositamente aspetti quali “Grafica” e “Gameplay” per ovvi motivi: chissenefrega del livello tecnico e dell’ottimo utilizzo dell’Unreal Engine 3, chissenefrega se il tutto si riduce al premere dei pulsanti nei momenti indicati.
Life is Strange è una esperienza di vita e come tale deve essere vissuta, da tutti. Il prezzo basso è un palese richiamo: sembra che DONTNOD lo dica:
“Affrettatevi, Life is Strange è accessibile a tutti e vi cambierà la vita, per sempre”.

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lacrime..tante tante lacrime..

 

 

voto life is strange

Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.

There are 5 comments

  1. Tanto di cappello Agos, leggendo la recensione si riesce a percepire la passione con cui l’ hai scritta.

    Non so se acquisterò il gioco però, penso che potrei perderci il cervello.

    1. AgosRogger

      Grazie mille per la considerazione 😀 Per quanto riguarda il gioco, essendo una avventura grafica moderna non vi è nulla di difficile a livello di gameplay, ma impegna moltissimo a livello morale ed emotivo. Il mio consiglio è di acquistarlo, ad occhi chiusi.

      1. Il lato emotivo era proprio quello a cui mi riferivo infatti. Spesso mi succede di immergermi totalmente in un libro o comunque in una qualsiasi opera, anche videoludica ovviamente, a tal punto da non riuscir più a darmi pace nella vita quotidiana fin quando non la termino.
        Sicuramente lo acquisterò, ma devo trovare il momento giusto che mi permetta di godermi il gioco appieno.

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