La polemica su Gomorra è in pieno fermento: l’opinione pubblica si divide tra i più appassionati, che lo definiscono come l’orgoglio seriale italiano e chi, più coscienziosi e morigerati, lo condannano seduta stante come un prodotto che propina modelli errati di riferimento, soprattutto fra i giovani.
Ma perché tutto questo clamore? Semplice, perché “Gomorra – La serie” è il FENOMENO mediatico del momento. Un successo di pubblico e critica nonché una delle poche serie nostrane a valicare i confini nazionali.
D’altronde il motivo del contendere è proprio questo: il suo crescente successo poggia su una delle piaghe più brucianti della nostra società: la criminalità organizzata. Sia chiaro, non è la prima serie che parla di questi temi, anzi, ma è la prima che ha un risalto mediatico così importante.
Come avrete capito, io sono uno dei critici più ostinati del prodotto e, sperando che la mia non sia una patetica flatus vocis, vi spiego i motivi che mi spingono ad assumere questa posizione:
1) MITIZZAZIONE:
Qualsiasi prodotto di successo, soprattutto quella che sfrutta le potenzialità evocative dell’immagine, ha come effetto perverso la mitizzazione dei protagonisti delle vicende. Mitizzare significa estrapolare dal “contesto di finzione” le gesta e la personalità di questi personaggi, cristallizzandoli nel tempo. E allora, fin quando si tratta di modelli virtuosi di riferimento, la cosa non può che essere auspicata, ma nel momento in cui ad essere osannati sono antieroi, o al peggio, dei veri e propri criminali (verosimili tra l’altro) la cosa diventa problematica e, ad oggi, lasciatemelo dire, sottovalutata. Il pericolo è che questi “finti” criminali diventino dei modelli da seguire, soprattutto per chi non è in grado – penso ai ragazzini o a chi nasce in contesti subculturali devianti – a discernere il bene dal male, ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.
Mi è stato fatto presente diverse volte che allora non bisognerebbe nemmeno trasporre la guerra, i prodotti che trattano di omicidi o qualsiasi altra forma di violenza, d’altronde anche in quel caso il pericolo della mitizzazione sarebbe dietro l’angolo. Beh, non è proprio così. Tutti questi film ripercorrono, certamente, in maniera diversa, le brutture della nostra società ma nel caso di GOMORRA c’è un elemento in più: La circoscrizione territoriale. Qui si parla dei BOSS della camorra dell’hinterland napoletano, un qualcosa che è CIRCOSCRITTO TERRITORIALMENTE, dove l’IMMEDESIMAZIONE è agevolata dato che certi giovani potrebbero rivedere loro stessi, il loro ambiente, la propria terra, all’interno delle vicende narrate spingendoli, potenzialmente, (non si può dire quanto seriamente) all’emulazione. Senza contare che sappiamo quanto conti al Sud l’appartenenza territoriale, un identificazione quasi simbiotica che risulta quasi anacronistica in un mondo sempre più globalizzato.
BANALIZZAZIONE
Il successo mediatico ha permesso a tanti youtubers, comici e tanto altri di avere materiale sul quale costruire delle vere e proprie parodie: “Vient a pijà o perdon” o “bbiv, aggia sapè s m pozz fidà e te” sono frasi ormai cult e marchiate a fuoco nella mente degli appassionati di telefilm. Il pericolo in questo caso è la banalizzazione, ovvero il parlare con leggerezza di certi argomenti che rischia di scarnificare emotivamente certi eventi drammatici, e quindi, le aberrazioni che questi uomini si sono lasciati alle spalle (perché, ribadiamo, la storia di Gomorra – seppur di fantasia – ripercorre in maniera romanzata la storia dei Boss e dei criminali del posto: le loro azioni criminose, le loro stragi e quant’altro).
In poche parole, per chiarire meglio questo secondo fenomeno, è come quando do del “NAZISTA” a qualcuno che impone in maniera spocchiosa la sua volontà. In questo caso, paragonare quella superbia alle abiezioni commesse dagli ufficiali tedeschi è una banalizzazione (illeggittima) di uno degli eventi più tristi della storia dell’umanità.
DISTORCE L’IMMAGINE DI NAPOLI.
Chi scrive è di Napoli, e spesso anche in maniera ingenerosa, ne è il primo critico. Certo alcune cose vanno e altre meno, abbiamo tanti problemi e qualsiasi tipo di denuncia, se costruttiva, è sempre ben accetta. Ma trasporre in questo modo una realtà così difficile e farne l’orgoglio, e sottolineo, L’ORGOGLIO della nostra terra è quanto meno imbarazzante. Il telefilm non fa altro che stigmatizzare negativamente il posto in cui viviamo, perché non c’è traccia di denuncia, nessun tentativo di catarsi, ma solo un’idolatria per i personaggi che sono diventati gli ambasciatori di Napoli nel mondo.
Detto questo, spero che questo distillato del mio pensiero possa stimolare in voi delle riflessioni. Dal mio canto, sono aperto al dibattito e all’ascolto e a tornare sui miei passi qualora dovessi sbagliarmi.


Sono totalmente d’accordo con te, e per ironizzare un pochetto aggiungo: spero che non inizi un filone di genere!!!!