Vivendi aggressiva: Ubisoft nel mirino

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Il sistema economico capitalista può essere equiparato in modo analogo allo spietato mondo della natura: il più forte in sostanza, vince. Per il capitalismo, vincere significa ottenere il controllo totale di ogni azienda esistente al mondo. Al momento però, è impossibile ottenere una tal vittoria totale e a meno che scopriamo di essere nientemeno che pedine di un perverso Civilization in Real Life, non esiste la possibilità di conquistare e dominare tutto il mondo in forma “legale”.

Tuttavia è legale acquistare e vendere società, se si dispone della liquidità adatta. Esistono infatti grande aziende il cui scopo è controllare altre aziende con l’unico obiettivo di assorbirne i profitti e quindi fatturare quantità spropositate di denaro senza “muovere un dito” (apparentemente). Tra queste figura Vivendi, società francese dedita ad acquisire società per trarne più benifici possibili. A conti fatti l’azienda controlla al 100% la Universal Music, praticamente mezzo mercato musicale, Canal+ (televisione a pagamento francese) e porzioni di aziende estere tra cui Telecom Italia, Mediaset e Mediaset Premium.

Un impero insomma. Ma cosa c’entra con il mondo videoludico?

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Vivendi controllava il 52% di Activision, niente male per i baguettosi!

 

Vivendi è sempre stata al centro delle diatribe finanziare del mondo videoludico. Come solo una società puramente capitalistica potrebbe fare, ha davvero cercato di controllare l’intero settore videoludico. Sappiate per esempio che Crash Bandicoot fu parzialmente pubblicato da Vivendi e anche Half Life di Valve fu costretto a sottostare alle direttive dell’azienda francese. Insomma: stiamo parlando di vere e proprie pietre miliari.

Sta di fatto che tra una causa legale e l’altra, Vivendi ha perso il suo primato nel mondo videoludico, tant’è che a un certo punto perse il controllo della miliardaria Activision-Blizzard permettendo alla società di Bobby Kotic di acquistare Activision da..Activision nel corso del 2013. Il capitalismo è davvero strano e metto sempre in dubbio operazioni economiche di questo tipo. Sta di fatto che Vivendi sembra voler tornare alla ribalta.

Nelle giornate scorse Vivendi è riuscita grazie a una formidabile OPA (offerta pubblica d’acquisto), a soffiare Gameloft dalle grinfie di Ubisoft prelevandone il 61,71%, di fatti controllandola. Con questa manovra, la società di Guillemot perde l’enorme quantità di introiti generata dalla società sussidiaria specializzata nella creazione di titoli mobili e il futuro sembra pressapoco certo: la stessa fine è destinata a Ubisoft.

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A conti fatti cosa cambia? Ubisoft ha fatto il parziale errore di diventare una grossa società per azioni. Quando hai a che fare con degli azionisti, non hai più a che fare con i videogiocatori poiché i tuoi principali clienti diventano gli azionisti stessi. Per tale motivo, la società parigina è stata costretta a garantire un ottimo profitto ai suoi soci a discapito dell’esperienza qualitativa offerta ai videogiocatori. Tale è un processo naturale e di difficile gestione: se si fanno felici i videogiocatori è probabile che gli introiti siano minori e minori introiti si traducono in azionisti irritati. Azionisti irritati = fallimento. Il motivo per cui abbiamo visto tantissimi Assassin’s Creed a cannone uno dietro l’altro o molteplici videogiochi a sfondo bellico/mainstrem è riconducibile a quanto appena descritto.

Generalmente Vivendi non ha mai rotto più di tanto le scatole nel ciclo produttivo di un videogioco o di un film e non sembra essersi mai imposta a livello di idee. Tuttavia come società “indipendente” quale è Ubisoft attualmente, nel caso una nuova OPA da parte di Vivendi venisse accettata, si ritroverebbe in un batter d’occhio a fare le riverenze a un nuovo padrone che di punto in bianco potrebbe cambiare le regole del gioco, come promuovere un nuovo CEO o massacrare l’intero organico aziendale per massimizzare i profitti.

Secondo me Ubisoft non se la sta passando molto bene e il suo futuro economico sembra certo: il rialzo in borsa dopo l’acquisto di Gameloft da parte di Vivendi sembra indicare una sola via possibile e sinceramente mi spaventa: potrebbe essere l’inizio della fine di un publisher ormai in decadenza.

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Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.