Le finali mondiali del cosplay erano fino a qualche anno fa un evento di nicchia, piccolo, guardato con sospetto dai giapponesi e che attraeva oltre agli otaku solo qualche curioso. Il 2016 ha invece sancito la consacrazione del WCS come evento di livello mondiale, la cui organizzazione è diventata professionale, capace di attrarre la stampa mondiale e di conseguenza sponsor di alto livello. La più grande differenza con le prime edizioni non è però nei soldi spesi o nel numero di telegiornali che gli dedicano spazio, quanto nel numero di cosplayer attratti, e dal loro comportamento.

In passato, fino a tre quattro anni fa, i cosplayer giapponesi erano pochissimi, lo facevano in gran parte a casa o in studi dedicati, e si vergognavano del loro hobby. Le cose sono cambiate velocemente: prima sarebbe stato impensabile girare per la città in cosplay, farsi fotografare da sconosciuti, o addirittura sfilare in città in una performance aperta al pubblico.
Il WCS ha iniziato insomma ad assomigliare ai grossi festival nostrani, che francamente parlando sono più divertenti e ricchi di proposte.
In cosa consiste il World Cosplay Summit? Quattro sono le location:
– il teatro che ospita lo spettacolo delle finali vere e proprio,
– il parco sotto la Torre della TV di Nagoya, con mercatino e mini palco,
– il centro commerciale/culturale Oasis 21, con un palco grande dove si esibiscono cantanti, vengono intervistati doppiatori, e i cosplayer giapponesi portano esibizioni non competitive. Su questo palco si svolgono anche le finali mondiali del karaoke di anisong (vinte quest’anno dal Vietnam),
– il tempio di Osu Kannon, dove il WCS si mescola al matsuri locale, che ospita la sfilata pubblica in cosplay, concerti di idol o tradizionali e altre attività.
L’intera, grandissima area compresa tra queste quattro zone diventa un incredibile set fotografico per le centinaia di cosplayer giapponesi, di alto livello, e in gran parte donna, che affollano prati, scalinate, corridoi, saloni. Gran parte dei cosplayer giapponesi non corre, salta, canta come fanno quelli italiani: arrivano, si mettono in posa e da mattina a sera posano per gli amici, i fotografi, la stampa. Non sembrano soffrire il caldo e l’umidità tremenda, la stanchezza, il peso delle armature, ma in questo essere stoici assomigliano ai colleghi nostrani.
Il palco del teatro ha offerto momenti spettacolari e commoventi, con colpi di scena è un pubblico attento e partecipe, l’Italia non ha purtroppo portato a casa alcun premio nonostante una interessante rivisitazione dei personaggi di Pokemon, videogioco del momento anche in Giappone come nel resto del mondo.
DJ Shiru, invitato speciale del WCS dall’Italia
Fonte: Associazione Ochacaffé



















