i magnifici 7

I Magnifici 7 – Recensione

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Magnifici.. ma non troppo.

Titolo: I Magnifici 7, Diretto da: Antoine Fuqua, Con: Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Vincent D’Onofrio, Lee Byung-hun, Manuel Garcia-Rulfo, Martin Sensmeier e Peter Sasgaard; USA, 2016, 132 minuti, Western.

VOTO: 4 e mezzo

1879. Il malvagio affarista-bandito Bartholomew Bogue (Peter Sasgaard) ha trovato una miniera d’oro nell’arido villaggio Rose Creek ed è un male per tutti. Per il prete e i fedeli, a cui viene bruciata la chiesa (“Ahhh, ma è la casa del signoree!”, “Cosa fate, è la casa di Dio!”, “AHH”). Per tutti i poveri abitanti del villaggio, obbligati a vendere il loro terreno ad un prezzo da fame. Per i magnifici sette del titolo, una banda di pistoleri (e lanciatori di asce e coltelli, la vera novità del film!) che sotto la guida del cacciatore di taglie Sam Chisolm (Denzel Washington) difende gli averi degli abitanti rischiando la vita. E soprattutto è un male per gli spettatori, che pregheranno ai magnifici di sparare a loro, invece che al solito cattivone cattivissimo.

Antoine Fuqua eredita la regia del remake di un classico del 1960 di John Sturges, a sua volta remake de I sette Samurai di Akira Kurosawa. Ed entriamo quindi nel territori quasi inesplorati (persino da Hollywood) del remake di seconda mano, che non è un buon inizio. Sposta l’azione dai confini tra Messico e Stati Uniti alla California. Riempie la strampalata mezza dozzina più uno di minoranze etniche: il nero, l’indiano, il coreano (?!), il messicano, nel nome del politically correct. E introduce un sottofondo sociale molto male approfondito.

Ma facciamo finta di niente, almeno si spara.

55990_pplEvita di approfondire i personaggi, le implicazioni e le motivazioni delle loro scelte (sanno di andare al massacro ma sembra che non sappiano bene perchè) e accumula incongruenze e ingenuità dall’inizio alla fine (a titolo di esempio in questa straordinariamente democratica California reduce della guerra civile nessuno è interessato al colore di Washington, nemmeno per una battutina). Ma va bene, va bene, tanto si spara.

Il vero problema de I magnifici 7 è che nonostante si spari, e parecchio, la standardizzazione Hollywoodiana è l’unico elemento che colpisce veramente, appiattendo un prodotto che implode nell’omologazione di molto cinema contemporaneo e nell’insapore sensazione del deja vù. L’apporto di Nick Pizzolatto (creatore della serie True Detective) alla sceneggiatura non emerge e non svecchia e il doppiaggio italiano aiuta a sprofondare il tutto nel pozzo dal fondo duro e doloroso della banalità.

Cosa si salva? Qualche battuta azzeccata, una bellissima Haley Bennett e l’eccidio ad opera dello spietato Gatling, che è un ottimo momento d’azione.

 

IL COMMENTO INUTILE MA VERO: Denzel Washington ha solo una cosa in più rispetto a Yul Brinner: i capelli. Ma gli manca molto altro.

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