Oceania – Recensione no spoiler del nuovo classico Disney!

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Lunedì 28 Novembre, al Cinema Moderno di Roma, si è tenuta l’anteprima stampa di Oceania, il nuovissimo film di animazione firmato Walt Disney.

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Oceania (Titolo originale: Moana, nonché nome della giovane protagonista in lingua inglese), racconta l’avventura di Vaiana, figlia del capo dell’isola di Motu Nui, che fin da piccolissima ha un profondo legame con l’Oceano.  E’ destinata a guidare e proteggere il suo popolo, ma vuole scoprire cosa succede oltre il Reef, barriera che nessun abitante dell’isola vuole superare, e trovare da sola la sua vera identità. Grazie alla nonna, che la ispira a credere in sé stessa poiché è destinata a qualcosa di più grande, parte per un’avventura in mare aperto alla ricerca di Maui, un semidio che l’aiuterà nella missione di salvare la sua terra.

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Vaiana ha appena sedici anni, ma dimostra un grande coraggio e spirito di intraprendenza. Ama la sua famiglia e il suo popolo, ma sa che deve separarsene per riuscire a salvarli. Durante il viaggio, capirà molto su sé stessa, sulle proprie origini e il motivo per cui è così legata al mare. Troverà la sua strada e non esiterà davanti a nulla per raggiungere il suo obiettivo. Ad accompagnarla ci sarà Maui, un semidio “in disgrazia” che deve ritrovare la fonte dei suoi poteri. Egocentrico e sbruffone, ci metterà poco ad affezionarsi alla dolce Vaiana e ad aiutarla nella sua missione. Maui ha una caratteristica molto particolare: Il suo corpo è ricoperto da tatuaggi “vivi”, che raccontano della sua vita e di ciò che accade dentro di lui.
Non manca la spalla comica, in questo caso, il simpatico pollo Hei-Hei!

Il film è emozionante, con un messaggio molto chiaro e profondo: rispondere sempre alla voce che si sente dentro, inseguendo i propri sogni ad ogni costo. Il mondo cerca di definirci, ma noi dobbiamo trovare la nostra strada.
Ma, ovviamente, sono presenti tantissime altre metafore sulla vita nonché messaggi molto attuali (uno fra tutti, il rispetto e l’amore per la natura) nonostante il film sia ambientato in un lontano passato.
Lo stesso personaggio di Vaiana è molto moderno, un’eroina in cui le nuove generazioni possono rivedersi e dalla quale possono, magari, trarre spunto!

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Ciò che si percepisce da questo nuovo classico è la passione che i filmmaker hanno messo nel ricostruire e rappresentare l’ambientazione, l’atmosfera e soprattutto la cultura Polinesiana.
Ho avuto l’occasione di assistere alla conferenza stampa successiva alla proiezione, dove erano presenti, oltre ad alcuni dei doppiatori italiani, i registi del film –  Ron Clements e John Musker – e la produttrice Osnat Shurer. Ci hanno parlato dell’approfondito studio che hanno condotto da 5 anni a oggi per la realizzazione di Oceania, visitando periodicamente le isole del Pacifico. I due registi, che ricordiamo per classici come La Sirenetta, Aladdin, Hercules e La Principessa e il Ranocchio, ci hanno raccontato di come hanno stretto un rapporto di fiducia con le popolazioni locali, che li hanno accolti e istruiti durante tutta la lavorazione al film. La conoscenza della navigazione, il profondo rispetto per i loro antenati e tradizioni, il legame speciale che hanno con l’oceano e con la natura, sono gli aspetti salienti che Clements e Musker erano intenzionati a raffigurare in modo fedele, coinvolgendo il pubblico non solo nella storia della protagonista, ma anche nella fascino che si cela dietro le culture oceaniche.
L’atmosfera del film è caratterizzata anche da una colonna sonora che si è dimostrata fondamentale per raccontarne la storia. I registi ci spiegano di come, quando arrivavano sulle varie isole, la musica era preponderante; proprio come in un film, sentivano intorno a loro delle melodie che li accompagnavano durante la giornata. Hanno lavorato molto su quest’aspetto e deciso che la musica non doveva essere solo di accompagnamento, ma parte integrante della suggestione cinematografica, e doveva immergere lo spettatore in quel meraviglioso mondo. Doveva essere contemporanea (diciamo pure “Disneyana”), ma al contempo etnica. Per farlo, si sono ispirati al lavoro che era stato condotto su ‘Il Re Leone’ per le musiche africane.
Per quanto riguarda l’animazione, hanno lavorato molto sulle espressioni e i movimenti. I protagonisti sono carismatici e con un carattere molto forte e definito, quindi il lavoro sull’espressività doveva essere impeccabile. Essendo l’ambiente marino al centro della trama, si sono concentrati molto anche sull’acqua, dapprima per riuscire ad animare l’oceano come un personaggio, dandogli una personalità e un’anima senza che avesse un volto o una voce (lavoro che gli era familiare dal Tappeto Magico di ‘Aladdin’), e poi per rendere il tutto omogeneo con gli altri elementi grafici presenti, come i vestiti e i capelli, in modo da ottenere un maggiore realismo.
C’è stata una ricerca storica approfondita sotto tutti gli aspetti, dal cibo, alle cerimonie, e in particolare sulla realizzazione dei vestiti, sul tipo di fibre e di colorazioni che venivano utilizzate, e questo traspare molto bene nel film. Un lavoro a 360 gradi, che coinvolge ogni aspetto della vita e della tradizione Polinesiana e le rappresenta con grandissimo rispetto e ammirazione.

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In conclusione, ‘Oceania’ non è solo il nuovo classico Disney con la nuova principessa, le nuove canzoni e una storia coinvolgente, ma anche un grande racconto celebrativo di un’antica cultura, fatta di tradizioni, mitologie e leggende tramandate per secoli, che trovano posto in uno dei più bei film d’animazione mai fatti da papà Walt.