Volt – Che vita di mecha #2 – Recensione

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QUI trovate la recensione del numero precedente.

Ritorna in fumetteria Volt – Che vita di mecha, la produzione tutta italiana di Stefano ‘TheSparker’ Conte edita da saldaPress. In questo secondo numero continuano le esilianti avventure di Volt, che dovrà gestire il suo nuovo lavoro da commesso di una fumetteria. Come nel numero precedente, TheSparker narra la storia all’insegna dell’ironia e del divertimento. Un tipo di narrazione evidente nella prima parte, quando Volt e un nuovo personaggio, inizieranno a sfidarsi in una gara di battute, facendo così ridire il pubblico nel fumetto, ma anche noi, ovvero il pubblico che lo sta leggendo.

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Proseguendo nella storia, Volt troverà in fumetteria, il Nerdonomicon, evidente parodia del famoso Necronomicon, in cui, al posto di creature malvagie, troviamo i diversi tipi di clienti di una fummmetiera. Dal Mangiaparole allo Spendipoco, caricature di tipici clienti, che non si spiegano, che vogliono spender poco e così via. In appendice troveremo anche alcune pagine del Nerdonomicon, realizzato come una raccolta di file sui diversi clienti.

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Per quanto riguarda lo stile grafico di Volt – Che vita di mecha, valgono le stesse considerazioni del primo numero. Un disegno moderno legato al classico bianco e nero, con personaggi sempre fortemente espressivi e toni anche esagerati, per integrarsi al meglio allo stile ironico e caricaturale dell’intero fumetto.

Infine, ricordiamo che nelle 64 pagine dell’albo, troviamo anche le strisce di Che vita di mecha, formati da una serie di divertenti aneddoti ispirati dai raccontati dei proprietari di fumetterie e 108 arti oscure dell’amore materno, con i poteri speciali della Dark Mother.

Il secondo numero di Volt – Che vita di mecha è già disponibile in edicola e in fumetteria e sullo shop online saldaPress.com

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