Need for Speed Payback: vecchie novità – Anteprima Gamescom 2017

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Se avete mai letto la recensione di Need for Speed 2015 scritta da me nel mese di Marzo 2016 in concomitanza con l’uscita sul mercato della versione Pc del medesimo gioco,  saprete di per certo che il voto assegnato all’ultima opera corsistica ad impatto tuning di EA Games è stato uno dei più bassi mai assegnati da Projectnerd. Il motivo? Nonostante una qualità tecnica eccelsa e un gameplay da capogiro, l’atroce struttura del gioco non permetteva in alcun modo di godere del ben di dio creato da Ghost Games. A conti fatti Need for Speed 2015 è un insieme di idee eccezionali e ben create che però non comunicano tra di loro, un po’ come un centro commerciale  pieno di negozi fighissimi con articoli a prezzi scontati che però rimangono sempre chiusi.

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Need for Speed 2015 sarebbe stato probabilmente il miglior capitolo della serie se non avesse avuto gravi problemi di struttura di gioco

Dopo aver raccolto tutti i feedback proposti da stampa e soprattutto pubblico, EA Games ci sta riprovando creando un gioco che promette di rimettere in pista la sua serie di punta proponendo formule già collaudate combinate con idee, secondo EA stessa, ancora inedite. Da questo sforzo produttivo è nato Need for Speed Payback che, sempre sviluppato dai talentuosi Ghost Games, ho potuto tastare per bene nel corso della Gamescom 2017. Potrei già sbilanciarmi in giudizi forse troppo precoci, ma cercherò di limitarmi. La build portata a Colonia non differiva molto da quanto già visto nel corso dell’E3 2017 di Los Angeles, fatta eccezione per una corsa a folle velocità a bordo di una BMW M5 per l’occasione presentata proprio alla Koelnmesse. A tal proposito quanto visto e provato è sicuramente troppo poco per farsi una vera idea del gioco, ma lo sapete: mi reputo un bravo osservatore e ho cercato di estrapolare informazioni da qualsiasi pixel della demo portata a Colonia pertanto ecco cosa ne penso.

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Payback è il risultato di vecchie idee rimesse a lustro con altre nuove ancora inedite

Innanzitutto posso con certezza affermare che il modello di guida di Payback sia divertente e ancor più coinvolgente di quello provato in Need for Speed 2015 e in generale di Most Wanted 2012. Ghost Games è formata da ex dipendenti di Criterion Games e l’eredità dello studios britannico la si può osservare ad ogni curva e ad ogni speronamento. In Payback tornano infatti i Takedown in una forma che ricorda molto da vicino quella già vista in Hot Pursuit 2010, mentre derapare e utilizzare il turbo dedicato rimanda certamente ai tempi di Burnout Paradise: una vera goduria.

Tecnicamente parlando si parla invece di una produzione incredibile. Non sono sicuro che la demo girasse su di una Xbox One perché il titolo mi sembrava graficamente troppo avanzato per girare su un hardware di tale portata. Senza girarmi attorno, modelli poligonali e ambienti circostanti ricalcavano in modo fedele quello che può essere definito fotorealismo totale per un dettaglio grafico molto vicino a quello proposto da Forza Motorsport 7 per Xbox One X. Sarebbe davvero incredibile scoprire che la build portata alla Gamescom girava su di una semplice Xbox One, ma dopotutto Need for Speed 2015 non è stato da meno in tal senso. Sta di fatto che tecnicamente parlando Payback è sicuramente uno dei pesi massimi di questa generazione e una grande prova di forza tecnica da parte del motore grafico di EA Games: il Frostbite 3. Eggià: DICE ha creato un engine spettacolare.

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Graficamente parlando, Need for Speed Payback è fuori scala

Cosa mi ha convinto di meno? Tutto il resto. Nella demo portata a Colonia non si fa cenno alla personalizzazione invece garantita da EA Games, quindi non l’ho potuta sperimentare. Secondo gli sviluppatori ogni componente dell’auto può essere modificato a piacere tanto da poter comporre infinite combinazioni per ogni automobile: la speranza è che tali componentistiche possano essere sbloccate in un modo logico e non casuale come avveniva in Need for Speed 2015. In secondo luogo vi è l’atmosfera del gioco. Sembra che Ghost Games si sia impegnata al massimo per rievocare per filo e per segno le emozioni provate in Need for Speed Most Wanted 2005. Dai filmati in Real Time dal filtro arancione fino alla palette di colori utilizzata in-game, tutto va a ricordare le arancioni atmosfere di Most Wanted in un modo davvero sfacciato, tant’è che più volte mi son chiesto se quello che stavo vedendo lo avevo già visto o meno in passato. Oltre a questo vi sono  missioni di una storia principale che non promette affatto faville. Parliamo di ladri d’auto che si divertono a rubare hypercar in giro per gli States, nulla di nuovo e nemmeno di eclatante. Quanto ho visto nel corso della prova a Colonia sembrava un mix di Need for Speed The Run e Most Wanted 2005: l’obiettivo era speronare un camion contenente un nuovo modello di Koenigsegg, una sezione tanto adrenalinica quanto esaltante, ma che mi ha fatto pensare alla possibile varietà e profondità del gioco. La mia paura è che il titolo possa risultare troppo corto come già osservato in passato poiché solitamente, in questi casi, gli sviluppatori tentano di creare poche missioni molto diverse tra loro (nel migliore dei casi), ma pur sempre poche.

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In qualche modo Payback mi ha ricordato più volte Most Wanted 2005: sarà stato per via dell’atmosfera “arancione” che mi ha accompagnato per l’intera durata della demo

Oltre a questo non ho avuto alcun modo di tastare la modalità online del titolo, la quale sarà distaccata dalla modalità principale di gioco come suggerito dai milioni di acquirenti di NFS 2015, mentre autolog e corredate statistiche torneranno in grande stile come già confermato da EA Games. A questo punto non resta altro che attendere, ma una cosa è certa: Payback non non sembra essere un gioco innovativo e nemmeno qualcosa di nuovo sullo scenario corsistico videoludico. Certo è difficile creare qualcosa di davvero nuovo quando il tuo gioco è l’ultimo di una lunga serie nata ben 23 anni fa, ma se Payback proporrà un quantitativo giusto di contenuti sbloccabili secondo una logica di progressione più consistente e supportati da un numero di missioni sufficienti, allora potrebbe ambire ad essere definito un gioco divertente e coerente. Passi magari in secondo piano l’innovazione: sarebbe bello se Payback si rivelasse molto più divertente nel lungo periodo di quanto non lo sia stato NFS 2015 a suo tempo.

Il 10 novembre prossimo scopriremo tutto.

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In Payback la polizia ricoprirà un ruolo fondamentale. La speranza è quella di poter vivere una storia coinvolgente e lunga il giusto
Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.