Lo chiamavano trinità… – La recensione In occasione dell'anniversario del suo arrivo nelle sale, vi proponiamo la recensione di Lo chiamavano Trinità..., il cult che ha consacrato la coppia Bud Spencer e Terence Hill

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Trama

Trinità(Terence Hill), nonostante l’apparenza trasandata, è un pistolero dalle incredibili capacità. A estrarre la pistola è fulmineo; nessuno può competere con lui.

Nel suo girovagare per il west, si ritrova per caso nella città dove suo fratello, detto il Bambino (Bud Spencer), ha la funzione di sceriffo. I due non vanno molto d’accordo, ma Trinità non ha alcuna intenzione di andarsene.

La cittadina, infatti, sembra ricca di occasioni e, se infatti il Bambino è lì per portare a termine un ambizioso furto di cavalli, Trinità decide di rimanere per aiutare una comunità di mormoni vessata dal signorotto locale, non fosse altro che per i begli occhi delle giovani figlie del predicatore.

 

La fine di un era

Lo chiamavano Trinità… rappresenta di fatto la fine della migliore stagione dello spaghetti western. Il film contiene infatti al suo interno tutti i cliché del genere, che già nel 1970 avevano già cominciato a apparire scontati, ed è capace di utilizzarli per generare l’effetto comico.

Questa volontà di parodia è subito evidente nei due protagonisti. I personaggi di Hill e Spencer raccolgono l’eredità di Django, del Biondo, di Silenzio e di tutti gli altri anti eroi dello spaghetti western, dei quali esaltano i lati grotteschi, facendone di fatto una caricatura.

Anche la vicenda, volutamente assurda e sopra le righe, vuole essere una versione ilare di quelle che erano le storie, già raccontate decine di volte al cinema, dei briganti, degli oppressi abitanti della frontiera e dei pistoleri che, per senso di giustizia o per un proprio tornaconto, decidevano di accorrere in loro aiuto. Il genere, sembra quasi volerci suggerire il lungometraggio, si era ormai esaurito, e solo nel prendersi in giro , nell’autoironia ritrovava linfa vitale.

D’altra parte, dal punto di vista della regia, che fu curata da Enzo Barboni (che usò lo pseudonimo di E.B. Clucher), l’omaggio è evidente e privo di intento derisorio. Nei campi lunghi che esplorano il paesaggio, così come nel brusco montaggio che alterna scene d’insieme a dettagli, si vuole celebrare lo stile di quei maestri che questo genere lo hanno reso grande.

Consapevoli di quali erano i suoi intenti, va riconosciuto che Lo chiamavano Trinità… riesce perfettamente in quello che si propone di fare. Non a caso ancora oggi, a più di quarant’anni dalla sua uscita, il film resta un cult capace di divertire e coinvolgere.

Con il suo approccio ironico, Lo chiamavano Trinità... omaggi lo Spaghetti Western e, allo steso tempo, ne fa la parodia.
Con il suo approccio ironico, Lo chiamavano Trinità… omaggi lo Spaghetti Western e, allo steso tempo, ne fa la parodia.

 

Una coppia indimenticabile

Lo chiamavano Trinità… è reso poi più efficace dai due suoi interpreti principali che, nonostante l’evidente derivazione dei loro personaggi, riescono a dargli qualcosa di personale. È questo l’avvio di quella che sarà una delle collaborazioni di maggiore successo del cinema italiano. Capace di riproporsi una ventina di volte e risultare sempre fresca, la coppia di eroi Bud Spencer e Terence Hill proprio in questa pellicola troverà le basi del proprio rapporto sul grande schermo.

Certo, come molte altre coppie celebri – una per tutte: Franco e Ciccio – non sempre è stata impiegata in operazioni di spessore; anzi: in alcune occasioni i due sono stati coinvolti in pellicole più che dimenticabili. Resta però il fatto che, anche nei film meno ispirati, Bud e Terence hanno contribuito, con il loro carisma e la grande alchimia che li legava, a rendere più apprezzabile il risultato finale e, di conseguenza, più piacevole la visione per lo spettatore.

La coppia di attori Bud Spencer e Terence Hill vede nascere la propria alchimia proprio in questa pellicola.
La coppia di attori Bud Spencer e Terence Hill vede nascere la propria alchimia proprio in questa pellicola.
Davide Ricci

Davide Ricci

Studente presso l'università di Firenze, dove frequenta il corso di laurea triennale in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo (D.A.M.S.). Cinefilo polemico e appassionato, ha iniziato a scrivere recensioni e approfondimenti riguardanti la settima arte su di un blog personale, che ancora oggi gestisce. Grande lettore di narrativa fantastica sin da piccolo, ha al suo attivo la pubblicazione di diversi racconti. Per alcuni di essi è stato anche premiato in concorsi letterari di livello nazionale.