Hold the Dark: La recensione Arriva su netflix il nuovo lavoro di Jeremy Saulnier, sarà all'altezza delle alte aspettative ?

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Negli ultimi anni il nome di Jeremy Saulnier si è fatto strada attraverso il mondo del cinema mondiale con due bellissime pellicole thriller, Blue Ruin e Green Room, ora il regista prova nuovamente a far parlare di se con una terza pellicola, Hold the Dark, questa volta parte dello sconfinato catalogo di film originali Netflix, dove ha fatto la sua comparsa il 28 settembre.

Dopo la sparizione di suo figli e di altri bambini della zona, Medora Sloane (Riley Keough) invita nella sua residenza – in un posto isolato nell’Alaska – il naturalista Russell Core (Jeffrey Wright), un esperto del comportamento dei principali indiziati dei fatti, ovvero i lupi. Nel mentre, il marito di Medora, Vernon (Alexander Skarsgård), fa il suo ritorno dal servizio miliare oltreoceano, profondamente cambiato nello spirito.

Nelle sue prime esperienze dietro la macchina da presa Saulnier si è messo in luce per la profonda abilità nel ricreare atmosfere e ambientazioni malsane e torbide dove far muovere i suoi ambigui personaggi, caratteristiche che hanno mostrato il loro apice in Green Room, in questo Hold the Dark però il registro si dimostra tanto vicino ai suoi standard quanto distante, mostrando una certa volontà di cambiare da parte del cineasta. In questa pellicola infatti si fa più presente una venatura quasi soprannaturale, un intenzione già messa in mostra in passato, ma qui ulteriormente approfondita, quasi la sceneggiatura e la regia volessero più volte giocare con lo spettatore, mettendo in tavola la carta del novello Lars Von Trier e provando la via del cinema “disturbante” senza però mai calarvisi del tutto.
Hold the Dark mette in mostra una cura quasi maniacale per la fotografia, per le scelte cromatiche all’interno delle inquadrature, un ricorrere quasi continuo ai colori primari, come a richiamare gli stessi istinti dell’uomo e degli animali che compongono uno dei tasselli all’interno della trama pronti ad esplodere in lampi di violenza improvvisa.

Saulnier costruisce la parte iniziale in maniera quasi impeccabile, con una gestione perfetta dei tempi, la struttura inizia però a perdere qualche colpo dal punto di vista della narrazione strada facendo, quando giocare con le atmosfere, confondere lo spettatore ma allo stesso tempo mettere sul piatto qualcosa di tangibile diventa più complicato. Il terzo atto è destinato a mettere in luce il problema più grande di Hold the Dark, il finale diventa quasi etereo nel suo significato intrinseco e molteplice, in grado di lasciare confuso lo spettatore, di farlo pensare, ma anche di smontare in un minuto tutto quello che di buono è stato costruito per lui. La conclusione infatti non risponde alle domande dello spettatore, almeno non in maniera esplicita, come un opera autoriale lascia che la pellicola trovi la sua strada nella mente di chi l’ha vista, un gioco decisamente pericoloso .

Una pellicola tutto sommato buona, con riprese pregevoli( notevole la scena della sparatoria) e un livello recitativo molto buono, ma come spesso accade quando si parla di produzioni Netflix Original, anche in questo caso il risultato è buono a metà, un vero peccato perchè le speranze erano altissime e Jeremy Saulnier poteva sfruttare il colosso come trampolino per la serie A.

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD