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Il Vizio Della Speranza: la recensione Edoardo De Angelis dirige Il Vizio della Speranza, un film crudo, che si rivela essere un inaspettato inno alla gioia di vivere e alla speranza nel futuro.

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Edoardo De Angelis torna alla regia con Il Vizio della Speranza, dopo l’incetta di premi ottenuta con Indivisibili, suo ultimo film datato 2016. Lo fa in grande stile, dirigendo per la prima volta la moglie Pina Turco in un film intimo e intenso, che tiene incollati allo schermo grazie al realismo e alla crudezza che porta in dote. Una sorta di lungo viaggio in un mare di fango in cerca di una luce che possa illuminare il cammino.

Il Vizio della Speranza: sinossi

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Il film segue le vicissitudini di Maria, giovane donna cinica e determinata, temprata da un passato a dir poco burrascoso. Cresciuta senza sogni o desideri, passa le sue giornate tra le cure alla madre e i servizi ad una ricca signora ingioiellata. Il suo compito: trasportare, come una novella Caronte, donne incinte da una parte all’altra del fiume, dove i nascituri verranno prelevati e venduti al miglior offerente. Le sue prospettive cambieranno radicalmente quando la vita la metterà di fronte ad una scelta che non aveva mai pensato di dover affrontare, portando anche lei a cadere nel “vizio della speranza“.

Il Vizio della Speranza: eccellente simbiosi tra cast e regia

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La prima e più importante annotazione da fare in merito a questo film riguarda il cast. Sono innumerevoli i casi in cui registi, anche molto dotati, si ritrovano a far recitare le mogli nei propri film per mero capriccio, andando a rovinare intere pellicole. In questo caso, possiamo dire che si è creato l’effetto esattamente opposto. Risulta infatti evidente la perfetta unione di intenti tra Pina Turco, protagonista egemonica indiscussa della pellicola, presente in quasi ogni scena, e il regista/marito Edoardo De Angelis.

La talentuosa attrice interpreta alla perfezione un personaggio dapprima cinico e brutale, e poi sempre più “umano”, che riesce però a conservare la propria forza interiore. Vediamo infatti un filo comune che lega la pellicola, che è appunto la determinazione del personaggio di Maria, che rimane anche quando, nella seconda parte del film, abbandona il cinismo iniziale. La trasformazione non la rende un personaggio debole, bensì ne mostra ancora di più la forza, pur nella sua fragilità. Anche il resto del cast pare scelto in maniera eccellente, in quanto riesce a rappresentare un’umanità marcia e insensibile, che ci immerge nel crudo realismo del film.

Il Vizio della Speranza: fiori nel fango

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Il maggior pregio della pellicola di De Angelis è quello di non avere il minimo timore di addentrarsi nella melma della realtà, per quanto brutta e sporca, per poter riemergere con scampoli di felicità, fiori nel fango che mostrano come anche nel peggiore degli inferni possa esserci un angolo di paradiso. La storia diventa quindi, paradossalmente, un inno alla gioia di vivere, perché possiede la capacità di mostrare il lato poetico di situazioni che non hanno nulla a che vedere con la poesia.

Così, in un’osmosi beaudeleriana tra orrore e estasi, il regista ci mostra luoghi e paesaggi distrutti e poveri, ma con una grande voglia di ricostruire. Case abbandonate e sporche in cui giovani madri danno alla luce i propri figli, giostre in disuso che riescono a donare attimi di pura gioia, nonostante tutto. Capiamo dunque che è proprio l’orrore che vive la protagonista ogni giorno a dare ancora più valore alle piccole gioie quotidiane, che in una vita più semplice passerebbero inosservate. Ci ricordiamo che sono proprio i momenti difficili a farci apprezzare le bellezze a cui normalmente non prestiamo attenzione. E, soprattutto, che è proprio quando la speranza sembra definitivamente tramontata che la vita può sorprenderci, perché la notte è più buia appena prima dell’alba.

Il Vizio della Speranza: colonna sonora e fotografia

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Una menzione di merito va aggiunta, in particolare, per colonna sonora e fotografia, altro fiore all’occhiello del film. L’utilizzo di musiche cantate in dialetto napoletano ci immergono nell’ambiente quasi quanto la vista della bella e dannata Castel Volturno, capace di emozionare come pochi altri paesaggi, grazie ai sentimenti contrastanti che produce in chi guarda. Lo spettatore non può quindi che restare intimamente coinvolto nella narrazione, che incolla allo schermo dal primo all’ultimo minuto.

Insomma, Il Vizio della Speranza è un film brutale e crudo, che mostra una realtà cinica e senza sentimenti, ma nella quale risiede ancora una flebile speranza. Rappresenta il lato peggiore dell’esistenza allo scopo di aiutarci ad apprezzare quello migliore, e regala emozioni forti come solo il grande cinema sa fare. Da vedere.

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