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Copia Originale: la recensione del film candidato agli Oscar 2019 Copia Originale di Marielle Heller è un biopic inusuale, coinvolgente e magistralmente interpretato.

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Copia Originale è una commedia amara e sincera, ritratto di una piccola storia umana, apparentemente disperata e anche un po’ squallida, ma sapientemente narrata. Il film, diretto da Marielle Heller, è ispirato all’autobiografia di Lee Israel (Melissa McCarthy), scrittrice talentuosa ormai caduta in disgrazia, donna sgradevole nell’aspetto e dalla scarsissima igiene, socialmente emarginata, alcolista e misantropa, che trova il modo di sbarcare il lunario falsificando lettere di personaggi famosi. La breve parentesi criminale di Israel diventa l’occasione per raccontare una storia inusuale e dimenticata, senza bellezza e senza gloria e farne un ottimo film come Copia Originale, da ben tre nomination agli Oscar 2019. Fingendosi qualcun altro, e quindi sottraendosi al giudizio degli altri, Lee Israel sfrutterà a pieno il suo talento e troverà persino un amico, l’eccentrico e fanciullesco Jack (Richard E. Grant), un perfetto complice con il quale delinquere e bere tutto il giorno, qualcuno con cui condividere la difficoltà di stare al mondo.

 Jack e Lee: La coppia perfetta di Copia Originale

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Lee e Jack non sono la classica coppia hollydoodiana, sono due catorci, due reietti che si trascinano tutta la notte da un bar all’altro, banditi dai raffinati salotti newyorkesi e ormai adagiati nelle loro squallide vite. Lei ha un pessimo carattere, odia il contatto umano e vive in un disgustoso appartamento infestato da insetti, con la sola compagnia della sua amata vecchia gatta. Lui è un ex-scrittore dai modi sofisticati, ma anche un tossicodipendente, uno spacciatore occasionale e un emarginato senza un soldo in tasca né un tetto sulla testa. Si incontrano per caso, entrambi sbronzi, al bancone di un bar, e sono fatti l’uno per l’altra. Lui tollera la lingua biforcuta e cinica di lei, lei ha bisogno di farsi trascinare dalla leggerezza di lui.

Israel non vuole piacere agli altri e non vuole cambiare se stessa– come spesso le viene suggerito – per trovare un posto nel mondo, ma deve pagare l’affitto e curare la sua gatta. L’esperienza da falsaria le permetterà tutto questo, e anche di più. La sua prosa sfacciata e divertente andrà a ruba e l’inganno sarà un successo, il primo di tutta la sua vita. Jack la segue senza indugio, come fosse un gioco, il crimine, come se entrambi finalmente avessero finalmente uno scopo. Due vite sbagliate e una storia comune di solitudine, ma anche di fierezza e di identità: entrambi sono intelligenti, divertenti, talentuosi, forse in un modo “diverso”, inaccettabile, non condivisibile, ma sono autentici e ancora liberi di essere se stessi.

Jack e Israel si affidano l’uno all’altra in maniera eccezionale, instaurando, nonostante le nefandezze e i sotterfugi, un’amicizia sincera. Sono personaggi magistralmente interpretati e sorretti dalla sceneggiatura brillante di Nicole Holofcener e Jeff Whitty. Mellissa McCarthy, alla sua prima prova drammatica, si rivela un attrice versatile, perfetta per il personaggio difficile e spigoloso di Israel. Richard E. Grant è un ottimo Jack, tanto credibile da sembrare uno di quei matti di quartiere, eterni bambini dentro e marci fuori, che si incontrano per davvero nei bar.

Copia Originale: un crimine per vincere la solitudine

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Il reato di Lee Isreal è un elemento funzionale della storia. La sua agente l’ha liquidata su due piedi, il foglio sulla vecchia macchina da scrivere è ancora immacolato, il portiere dello stabile continua a chiederle le rate dell’affitto.  In clinica veterinaria quasi pretende che la sua gatta sia curata gratuitamente “Guardate com’è ridotta” –  insiste – perché se la gatta muore non le rimane nessun altro. L’idea criminale viene dopo, un’ancora di salvezza in mezzo al mare: il lavoro da falsaria è impegnativo, deve mettersi in gioco, organizzarsi, deve acquistare l’attrezzatura, scegliere con cura gli autori che potrebbero fruttare di più e trattare con i collezionisti. Ha dalla sua un grande talento, un umorismo dissacrante e una bella faccia tosta.

Io sono una Dorothy Parker migliore della stessa Dorothy Parker

Dopo decenni di fallimenti e frustrazioni, le cose sembrano andare per il verso giusto. La truffa diventa una rivincita personale: finalmente Lee Israel si guadagna da vivere con la scrittura, può permettersi di andare in giro a testa alta e vendicarsi per i torti subiti. Ma c’è il rovescio della medaglia. La nuova vita si scontra con quella vecchia, con la paura e l’incapacità di affrontare il dolore passato, gli affetti di cui si è privata. Israel è colpevole, troppo intelligente per non rendersi conto della gravità delle sue azioni, ma è talmente caparbia e anticonformista da guadagnarsi la nostra comprensione. D’improvviso, questa donna sgradevole non sembra poi così malvagia. E la grande lezione di Copia Originale è proprio questa: l’aver mostrato l’umanità, insolita ma commovente, di due derelitti.

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