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Kevin Spacey sceglie l’Italia per il ritorno artistico, con un evento a Roma Nella giornata del 2 agosto 2019, l'attore è stato protagonista di un evento al Museo Nazionale Romano a Palazzo Massimo.

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Kevin Spacey ha fatto la sua prima apparizione artistica ufficiale dopo i fatti del novembre 2017, quando Hollywood e Netflix decisero di esiliarlo dal settore. Il ritorno è avvenuto nella serata del 2 agosto a Roma, leggendo la poesia The Boxer di Gabriele Tinti, nella sala che ospita l’omonima scultura di Lisippo al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo. Alcune immagini di Kevin Spacey assieme ai fan sono state postate sui social media negli ultimi giorni, ma nessuno si aspettava l’evento romano, dove ha letto The Boxer di fronte a diverse personalità e alla stampa internazionale. Oltre a Project Nerd e CinemaTown, tra i presenti all’evento anche Support Kevin Spacey, il noto sito che ha raccolto i messaggi di stima e ammirazione per l’attore sin dal 2017.

Durante la lettura, una folla di visitatori del museo ha circondato l’attore, accolto col tipico calore umano che il suo pubblico italiano gli ha sempre riservato sia durante la carriera che durante l’esilio. Dopo che i presenti hanno applaudito alla sua performance, Kevin Spacey è apparso felice e commosso, entusiasta di passare il so tempo coi fan, scambiando alcuni scatti in compagnia e chiacchierando coi presenti. La poesia di Gabriele Tinti è stata letta in passato da altri artisti come Alessandro Haber, Franco Nero e Robert Davi sia al Museo Nazionale Romano che al Getty Museum di Los Angeles. Di seguito, il testo del poema letto da Kevin Spacey:

Per favore, ripeti. Non riesco a sentire quello che dici. Il mio viso è di bronzo, non lo vedi? Guarda i miei occhi, le mie orecchie, questo petto. Ripeti se vuoi. Oppure risparmia il fiato. Le parole si rassegnano davanti a me. Ogni volta c’è qualcosa che non torna, la voce si perde. Non so perché ma non è mai abbastanza. Come dici? Forse hai ragione. Più si è feriti e più si è grandi. E più si è vuoti. M’hanno usato per i loro divertimenti, nutrito di roba scadente. La vita se n’è andata in un momento. È sempre stato così: ho lottato, cercato un orlo, un’alba dove poter ricominciare. Ho passato un’infinità di notti senza dormire. Sono rimasto ore e ore a sudare per distruggere e cadere. Ho fatto di tutto per occupare ogni vuoto. Il sangue brillava nelle mie vene e io, in fondo, ho sempre voluto precipitare.

Questi che vedi sono i miei guanti sacri alla vita, le mie ferite. Fermati un momento, appoggiaci la mano, guarda. Bisogna succhiare il cuore d’un eroe finché batte, lo dovresti sapere. Ho scosso il paese, scrollato le arene, fatto a pezzi gli avversari. Ho illuminato il buio, raccolto gli insulti, costretto agli applausi. Non tutti l’hanno saputo fare. Non te, non voi. D’altronde la vita non è uno spavento per chi non l’ha mai rischiata. Chi mi può capire? Con chi posso ancora parlare? Lo spirito è ammalato, non si può più curare. Sparirà dalla faccia della terra. È il suo destino. Lo so, adesso sono stanco e sto diventando malinconico. È per questo che m’avete scavato la fossa. L’avete aperta lassù, lontano. Per nascondermi. Per non avere problemi e non dover vedere. Stolti! Non potevate immaginare che sarei resuscitato in questo vestito di metallo, che sarei tornato a fissarvi con il mio volto scuro, senza labbra.

È tutto finito

Quante dita son queste?

Libero la mente

La vedi la mia mano?

Riposo la concentrazione

Dove ti trovi ora?

M’acquieto per un attimo

Che round è?

Recupero il respiro

Finiscilo!

Urla forte il gorgo profondo

Finiscilo!

Si sgola la cavea furiosa

Finiscilo!

Sento abbaiarmi addosso.

Mi fermo a guardarlo.

È di nuovo in piedi.

Non chiede compassione.

Soltanto cerca un po’ di verità,

una nuova ferita.

va tutto

bene

mi sento

bene

colpisco

bene

preciso

duro

ci siamo!

supero

il limite

non sento

più nulla

ora

vedo però

la sua smorfia

è una smorfia

di dolore

capisco che

sta soffrendo

che sente

come un blocco

una morsa

pare prigioniero

del suo stesso corpo

si sbilancia

pare cedere

no!

è ancora lì

ha quell’occhio

quell’occhio fisso

con quello

m’incalza

mi tampina

avanza

torno

a sentire

ora

delle voci

urlano

sento

chiamare forte

il mio nome

ecco!

ci siamo!

non sento

più nulla

supero

il limite

colpisco

veloce

danzo

leggero

va tutto

bene

mi sento

bene

colpisco

e mi muovo

bene

a brevi falcate

a piccoli passi

giro

dove devo

faccio tutto

come si deve

lui si fa sotto

mi colpisce

fa caldo

sento

il mio corpo

libero

sento

ogni fibra in me

che reagisce

continuo a muovermi

e a colpire

ci siamo!

lui accusa

i miei colpi

capisco che

devo tener duro

e andare avanti

mi colpisce

in faccia

esonda in me

dolore puro

inarginato

mi tocco

la piaga

è aperta

sbotta sangue

ma non è

niente

va tutto

bene

è solo

sangue

lo fisso

quell’occhio

ricambia

ma sto

bene

ci siamo!

non vedo

più nulla

sento

sento soltanto

un gran calore

venire su

e il mio corpo

rantolare

sboccare

è il mio corpo

il mio corpo

che rantola

schiuma

avvampa

sono tutte

fitte

quelle che sento

è tutto

dolore

quello che provo

ma dura

un attimo

dura

un attimo

soltanto

è tutto finito

è andata

come doveva

come avrei voluto

non andasse

mi guardo

come da lontano

la piaga aperta

sbotta ancora

sangue

ma va bene

così

ho sempre vissuto

così

in un mare

rosso

rosso

di sangue

mi guardo

e mi vedo

una lontananza

e tutto

è splendore

lì dove sono

tutto

è calma

e voluttà

e piacere

tutto

è amore

mi guardo

e vedo un uomo

un uomo soltanto.

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Francesco Paolo Lepore

Francesco Paolo Lepore

Redattore presso PJN e CinemaTown, laureato in Nuove Tecnologie dell'Arte, studente di Social Media Marketing. Il cinema è una costante della sua vita. Ha scritto e diretto diversi progetti per le università e il territorio. Amante dei mass media, ne studia minuziosamente i meccanismi utili alla comunicazione emozionale. Scrive da sempre, osserva da sempre, ricorda tutto da sempre.