Scissone: la recensione della prima stagione dello show

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Spesso ci è capitato di sentire gente dirci che non bisognerebbe mai mischiare il lavoro e la vita fuori dall’ufficio, una frase fatta  che viene utilizzata per i più svariati problemi legati alla professionalità e che nei film spessissimo fa capolino. Come riuscire a dividerci in due noi stessi divisi per evitare questo mix però è una domanda che richiede risposte complicate, quello che sappiamo è che Scissione, la serie disponibile su Apple TV +, ci offre uno sguardo su una possibile soluzione al problema.

In “Scissione” Mark Scout (Adam Scott) guida un team di lavoro della Lumon Industries i cui dipendenti sono stati sottoposti a una procedura di scissione, che divide chirurgicamente i loro ricordi professionali da quelli personali. Questo audace esperimento di “equilibrio tra lavoro e vita privata” viene messo in discussione quando Mark si ritrova al centro di un mistero da svelare che lo costringerà a confrontarsi con la vera natura del suo lavoro… e di se stesso.

Severance (il nome originale della serie) si presenta in maniera estremamente intrigante, con un ritmo volutamente compassato che cattura lo spettatore all’interno di un crescendo di misteri e situazioni sempre più oscure, lasciandolo fin dal primo episodio con la costante sensazione addosso che qualcosa in quello che avviene sullo schermo non sia corretto, che nasconda qualcosa dietro a quel labirinto di corridoi e protocolli all’apparenza così asettici e minimali.

Lo show ci trasporta in un universo fuori dal tempo, dove sembra impossibile stabilire con esattezza quando ambientare la storia, abbiamo tecnologia moderna e pezzi retrò, una patina di vintage che attraversa lo schermo creando una atmosfera ricercata e studiata a tavolino per confondere e colpire lo spettatore.

Un mondo dove i dipendenti vivono al 100% concentrati sul proprio lavoro è il sogno segreto di ogni datore di lavoro, lo stesso vale in realtà per i cosiddetti Workaholic, il processo di Scissione è la soluzione estrema e fantascientifica a questi problemi. Nel caso di questa serie vediamo maggiormente come la Lumus abbia costruito una sorta di evoluzione del fordismo basata su questa nuova realtà lavorativa e portando lo spettatore a riflettere sull’equilibrio sempre più fondamentale tra questi due mondi, su quanto e come possano essere separate le nostre sfere private e lavorative.

Allo stesso tempo la sceneggiatura ci vuole mostrare quanto sia importante il valore della memoria, quanto ricordarci chi siamo possa influire sulla  nostra esistenza e come i ricordi siano in un certo senso parte della nostra anima. Ecco quindi che quando avviene la scissione l’uno diventa due, la stessa persona priva di memoria – o meglio con una nuova serie di esperienze – può perfino trovarsi a lottare dalla parte opposta della barricata del proprio IO esterno.

 

Una serie estremamente intelligente che fa tesoro della  presenza nel casti di attori come Adam Scott, Britt Lowe, John Turturro, Christopher Walken e Patricia Arquette. Scissone non è il classico show da divorare in una notte, ma da guardare con calma, lasciandosi il giusto tempo per riflettere e per pensare. Purtroppo però per via del suo ritmo e del suo stile così peculiare siamo consapevoli che non riuscirà ad incontrare il gusto di una buona fetta del pubblico, abituata a prodotti più classici.

Noi non possiamo che consigliarvi di dare una grossa opportunità a questa serie, perchè potrebbe sorprendervi.

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD

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