INVERSO – The Peripheral: La recensione della prima stagione

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Se amate il mondo della fantascienza letteraria allora quasi sicuramente il nome William Gibson non vi sarà per nulla nuovo, ma per chi non è pratico del mondo sci-fi basti sapere che è uno dei padri del genere cyberpunk. Autore di libri Cult come quelli che compongono la Trilogia dello Sprawl  o oppure di racconti divenuti poi film (purtroppo non di grande successo) come Johnny Mnemonico . Sarà quindi facile intuire perchè l’annuncio di una trasposizione seriale della sua saga più recente ( la saga del Jackpot) da parte di Prime Video e il fatto che in questa fossero coinvolti Lisa Joy e Jonathan Nolan abbia catturato l’interesse di moltissimi fan dell’autore e in generale della fantascienza, tra cui ovviamente anche la nostra, che qualche tempo fa abbiamo avuto modo di poter vedere in anteprima i primi 6 episodi, ma abbiamo poi preferito giungere alla conclusione dell’ottavo e ultimo prima di parlarvene meglio.

INVERSO – The Peripheral racconta la storia di Flynne Fisher (Chloë Grace Moretz), una giovane donna che cerca di tenere insieme i pezzi della sua famiglia disastrata in un angolo dimenticato dell’America futura. Flynne è intelligente, ambiziosa e predestinata. Non ha futuro, finché il futuro non bussa alla sua porta.

Lisa Joy e Jonathan Nolan già in passato hanno avuto modo di mettersi alla prova con un altro libro molto amato dalla comunità fantascientifica, dando vita alla prima e assolutamente imperdibile stagione di Westworld prima di allontanarsi forse un po’ troppo dalla mano di Michael Crichton.

 

Inverso ci porta in un mondo degno del padre del cyberpunk, un background che si muove tra reale e virtuale, ma allo stesso tempo fa ruotare la sua stessa trama attorno al concetto di frammento e di linea temporale alternativa, contorcendosi e abbracciando così anche la sua natura sci-fi più hardcore. Una di quelle trame ricche di carne sul fuoco, dove anche se il ritmo non è poi così frenetico, le informazioni per lo spettatore sono molte, moltissime e forse fin troppo, al punto che arrivati alla fine dell’ultimo episodio anche avendoci capito tutto la sensazione che rimane è quella di un lungo prologo per qualcosa che ancora deve prendere forma e piena potenza.
L’azione è presente in The Peripheral, ma lo è anche una il dialogo, che spezza il ritmo e costruisce un intreccio quasi da serie politica, dove diverse fazioni combattono una lotta oscura e nell’ombra, dove i nostri – almeno all’inizio – sono pedine di un partita che si gioca molto più in alto di loro . Una costruzione che se vi piacciono questo genere di trame risulterà ovviamente molto affascinante, anche se spesso tende a dilungarsi un po’ troppo.

L’intreccio sopra citato è sicuramente il punto di forza di questi 8 episodi, quello che ha il compito di catturare lo spettatore all’interno dello show e di portarlo a voler sapere qualcosa di più di questo mondo, che comunque si lascia guardare molto volentieri anche grazie a una buonissima resa estetica

Se amate il genere cyber-punk o la fantascienza in generale, dare una possibilità a questo show è doveroso.

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD