Dopo aver sfrecciato in sala per la regia di Bong Joon-ho, la locomotiva eterna nata sulle pagine del fumetto francese Le Transperceneige (di Jean-Marc Rochette e Benjamin Legrand ) torna a correre nuovamente, ma questa volta attraversando il piccolo schermo con una serie televisiva disponibile su Netflix, lunga 1001 carrozze.
L’incipt è lo stesso, ci troviamo in un futuro post-apocalittico dove il mondo è ormai congelato e inabitabile, quello che resta dell’umanità è tutto racchiuso nelle carrozze dello SnowPiercer, un treno che viaggia senza sosta, portando al suo interno tutto quello che rimane del nostro mondo tra persone, animali, oggetti e lotte di classe .
Se le premesse sono le stesse, a cambiare è il modo scelto per raccontarle, il medium seriale porta infatti altre sfide e altre possibilità all’idea principale, permettendo agli showrunner di giocare diversamente con lo stesso mazzo di carte di Bong Joon-ho (che figura come produttore) . Il tutto infatti parte da un misterioso omicidio all’interno del treno e la richiesta da parte di Melanie Cavill – voce del treno e braccio destro del capo del treno Mr. Wilford – dell’aiuto di Andre Layton, ex detective e ora uno dei leader dei fondai, le persone salite clandestinamente sul treno e tenute in vita nelle peggiori condizioni possibili. Dalla sua indagine inizierà il nostro viaggio attraverso le 3 classi che compongono lo SnowPiercer e all’interno dei suoi complotti, dei suoi segreti più oscuri.

La prima parte dello show – composto da 10 episodi – diventa quindi molto più poliziesca di quello che avremmo potuto aspettarci, ma è solo il mezzo scelto per addentrarci al meglio nel tessuto di questa nuova società classista e conoscere i suoi personaggi creando un intreccio da serie televisiva , prima di tornare all’aspetto della lotta di classe e della rivoluzione popolare visto nella pellicola cinematografica. La serie – già rinnovata ufficialmente- si chiude con un cliffhanger tanto interessante quanto obbligato .
La premessa dello Snowpiercer che vede l’intero mondo all’interno di un ambiente chiuso come il treno, ha di suo una spinta limitata data dalla sua natura claustofobica e dall’impossibilità di introdurre personaggi nuovi dall’esterno, ecco quindi che quello che accadrà nel finale di stagione era una mossa che prima o poi si sarebbe resa necessaria al fine di portare avanti e variare la storyline principale.
Snowpiercer sembra però – almeno per ora – a non riuscire a sfruttare a pieno tutto il suo potenziale, introduce molti elementi e personaggi che però sembra accantonare (forse per il futuro) lasciandoli sullo sfondo, quando forse avrebbe potuto gestirli in maniera più approfondita. Anche dal punto di vista della regia e della CGI non abbiamo grosse sorprese rispetto a quando ci aspettavamo.
A sorprendere e tenere alta la testa della serie è però il personaggio di Jennifer Connelly, complesso e sfaccettato, la sua prestazione maiuscola è forse l’unico vero punto di vanto per l’intera visione.
La speranza è che nella seconda stagione il lavoro sullo show riprenda dal buono visto negli ultimi episodi e riesca a trovare e perseguire una via precisa da seguire, trovando un buon ritmo e continuità.