Il Divin Codino: Roberto Baggio tra calcio e sentimenti

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Ah, da quando Baggio non gioca più, da quando mi hai lasciato pure tu, Non è più domenica, queste le parole di una nota canzone di Cesare Cremonini, perfette per introdurre ai pochi che non lo conoscono Roberto Baggio da Caldogno, il protagonista de Il divin codino, film appena uscito su Netflix e diretto da Letizia Lamartire. 

Baggio è stato uno degli ultimi figli di un calcio che ora non esiste più, stravolto da valanghe di soldi e personaggi che escono dai confini del campo fino a diventare vere e proprie aziende con gli scarpini.  Il divin codino mette  in mostra proprio quella parte di Roby, quella più intima e privata, quella dell’uomo dietro al pallone.

Lamartire non confeziona un biopic dedicato a Baggio e alla sua carriera,  alle straordinarie azioni di uno dei talenti più cristallini del nostro pallone, ma sceglie di passare attraverso dei momenti chiave della sua vita, quelli che lo hanno segnato maggiormente. Partendo dagli esordi a Vicenza passiamo alla sofferenza per mettersi in mostra a Firenze dopo il primo infortunio (dei tanti) per saltare poi al 1994, quando il suo rigore sbagliato mise la parola fine alla finale contro il Brasile, poi un ultimo salto in avanti al momento in cui Roby tentò con ogni mezzo di arrivare ai mondiali del 2002, per poi venire “tradito” dalla decisione di Trapattoni.

Non lo vediamo segnare quel goal davanti a Maradona, non vediamo il suo tradimento per passare dalla Fiorentina alla Juventus o le sue partite con la maglia del Milan o dell’inter, questi momenti non interessano a Il Divin Codino, hanno toccato noi tifosi e il nostro amore per il giocatore, ma non hanno lasciato un segno indelebile sul giocatore. A segnare la sua carriera e a renderlo amato dal popolo è stato il suo amore sconfinato per l’azzurro della nazionale ed ecco perchè è con quella maglia che lo vediamo in campo, mentre tenta con tutta la sua forza di realizzare una promessa fatta a suo padre.

Per alcuni aspetti la storia di Baggio rappresenta l’opposto di quella di un altro protagonista del nostro calcio: Totti. L’ex capitano della Roma finisce per avere una storia simile a quella di Roby, si rompe poco prima dei mondiali del 2006 eppure riesce a recuperare, viene convocato e il finale di questa storia lo conosciamo tutti. Il sogno di Baggio invece finirà per scontrarsi con la lotteria dei rigori nel 1994, ma anche nel mondiale successivo, quello del 1998, in quel mondiale che forse è il grande assente di questa pellicola.

Quello che però ci ricorda questo film è che forse, l’amore dei tifosi per questo ragazzo di Caldogno, deriva proprio dalla sua capacità di cadere e rialzarsi, senza mai farsi abbattere da un rigore sbagliato o da un infortunio a 35 anni.

La scelta di far ruotare il film attorno all’uomo e al suo rapporto con il padre è una scelta forte, una di quelle decisioni difficili che spaccano il pubblico così come molte volte Roberto Baggio ha diviso in campo. La bravura di Andrea Arcangeli nel ricostruire l’anima del protagonista senza volerlo per forza imitare, assieme a quella di Andrea Pennacchi, nel ruolo del padre è il goal decisivo di questo prodotto. Allo stesso modo potrebbe far storcere il naso a qualche tifoso il fatto che l’intero sviluppo sia visto attraverso il punto di vista del calciatore stesso e che questa visione semplicistica degli eventi narrati porti inequivocabilmente ad avere un allenatore leggendario come Arrigo Sacchi sotto una luce negativa, ma si tratta di un rischio calcolato a cui vanno incontro sostanzialmente tutti i biopic.

In molti avrebbero voluto un omaggio più maestoso per Il Divin Codino, magari in formato seriale come accaduto con Speravo de mori prima o con maggiore cura per i dettagli calcistici (dalle riprese al commento originale) ma quello di Netflix è un prodotto che sceglie la via dell’emotività e questa volta non sbaglia il rigore.

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Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD