VIDEOGIOCO, QUINDI ESPRIMO

1780 5

VIDEOGIOCHI FORMA DI ESPRESSIONE


Videogioco: se si ammettono i videogames come forma d’arte, si ammette l’idea che i videogiochi siano una forma d’espressione umana e non del capitale monetario di una ricca società di intrattenimento. L’essere umano possiede la capacità di trasmettere i propri sentimenti all’interno di oggetti i quali li definisce “arte”. Non esiste una vera definizione di arte e dissento da quella presentata dai vocabolari. Anche gli stessi antropologi linguistici, chiamiamoli così, ammettono che la definizione di Arte presente nei vocabolari, ovvero “ogni capacità di agire o di produrre, basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche, quindi anche l’insieme delle regole e dei procedimenti per svolgere un’attività umana in vista di determinati risultati.” è sterile e non soddisfacente. In generale, se vi è del sentimento nella creazione di un oggetto, chiamo quell’oggetto arte e se non siete d’accordo, peggio per voi: il mio è il miglior modo di vedere le cose (quanta onestà intellettuale).

Sta di fatto che l’espressione artistica di un individuo raccoglie, nell’atto stesso di esprimere qualcosa di lui, tutte le esperienze passate e tutte le idee del creatore le quali, a loro volta, sono influenzate dal mondo circostante. Un artista è sempre un artista del suo tempo e creerà opere d’arte attinenti allo stile di vita contemporaneo alla sua esistenza. Sicuramente, il futurismo non sarebbe stato possibile durante il quindicesimo secolo, mentre sarebbe stato inappropriato rievocare l’arte rupestre nel post-modernismo (anche se in realtà è stato fatto). I videogiochi non sono esenti dall’influenza della vita contemporanea, ma più che in altri media nei videogiochi lo si percepisce molto di più. Io sono nella convinzione che i videogames riescano a esprimere in modo preciso e corretto l’idea di un popolo nei confronti di un altro, il pensiero filosofico di una determinata cultura o interpretare in modi più o meno consoni l’andamento politico globale (o locale). Forse, la scarsa considerazione che il mondo ha nei confronti dei videogames, permette agli sviluppatori stessi la massima libertà espressiva in senso filosofico, culturale e politico, tanto, anche se vendono tantissimo, la massa di videogiocatori nemmeno si sentirà presa in causa se il videogioco critica gli stessi videogiocatori con una irriverente cutscene.

MONDO CHE VAI, POLITICA CHE TROVI

Ribadendo il concetto precedente, il fatto che i videogiocatori non considirino ciò che il videogioco comunica, soffermandosi invece su caratteristiche superflue del prodotto (texture in alta definizione, audio in surround,m doppiaggio in lingua straniera), dona al videoludo una libertà impareggiabile. La cinematografia, per esempio, non possiede una tale libertà in quanto fu subito un puro strumento propagandistico utilizzato da visionari dittatori, come Benito Mussolini, e da dittatori mascherati come Harry Truman. Sta di fatto che la cinematografia fu subito rapita dai politici stessi mentre, in qualche modo, i videogiochi sono sempre stati snobbati dagli stessi politici, tranne in rari casi. La scarsa considerazione da parte di uomini potenti e del pubblico stesso è stata sicuramente d’aiuto allo sviluppo artistico del videoludco, sta di fatto che volere o volare, i videogiochi hanno sempre rappresentato in modi più o meno onesti la società che rappresentavano, omaggiandola ed esaltandola o punendola. Una su tutte è sicuramente più in luce di altre: la società statunitense. E’ inutile dirlo: in quasi tutti i videogames gli Stati Uniti vincono intere guerre con tre soldati, si personificano spesso personaggi statunitensi o in qualche modo gli Stati Uniti fanno la parte dei buoni nella stra-grande maggioranza delle storie raccontate. Insomma: una evidente rappresentanza del fanatismo statunitense verso la propria patria, una esaltazione senza pari con risvolti assai tangibili i quali, in ogni caso, stanno prendendo una brutta piega.

La politica di una nazione, la quale influenza anche la cultura del popolo che ospita, influenza di conseguenza i videogiochi. Agli americani piacciono le armi, piaccono le guerre in casa altrui e piace combattere le loro guerre su territori che non c’entrano nulla con il nemico. Ciò, nei videogames, viene stupidamente esaltato: in quanti videogames abbiamo combattuto in Iraq? In quanti videogames abbiamo salvato il sedere a gruppi di americani davanti a enormi centrali nucleari in Russia? Quante volte abbiamo salvato gli Stati Uniti da invasioni di alieni cattivi che sembravano avercela solo con gli americani? Halo? Xcom? Vi riferisco a voi, per dio!

E’ interessante soffermarci sui videogiochi americani: pura propaganda o dimostrazione d’amore verso la loro patria? Domanda assai interessante, di difficile risoluzione, lascio a voi pertanto l’interpretazone della stessa.

Vi dico solo questo: prima dell’11 settembre 2001, giorno della demolizione controllata delle torri gemelle (provocazione gratuita), i videogiochi, che prima di quella data trattavano di alieni, mostri demoniaci e pipistrelloni pixellati, iniziarono a trattare di guerra contro il terrorismo iraqeno, guerra contro il petrolio iraqeno, guerra contro iraqeni per una qualche strana ragione che imputava gli iraqeni come nemici, guera contro i Coreani (poracci, quest’ultimi) e infine guerra contro iraqeni naturalizzati Coreani. FANTASTICO!

specopstheline-2012-07-19-18-26-23-01

Propaganda o amore verso la nazione?

EUROPA, MEIN любовь

Come sempre i miei articoli partono con una premessa e finiscono su tutt’altro, ma è per questo che li leggete, vero? Imprevedibili, provocanti, interessanti. Ebbene: questo è un esempio sicuramente lampante. Non è un caso che non scrivo in modo freddo e circoscritto come un britannico. Sono italiano, per giunta! Mi piace discutere di politica, mi piace discutere di pasta, mi piace discutere delle mie passioni difendendole con frasi malsane e provocatorie con toni alti e aspri. A noi italiani piace discutere e ciò è frutto del bagaglio culturale latino. E’ risaputo che Giulio Cesare discuteva spesso su quale console acquistare e alla fine decise di acquistare un Colecovision, motivo per cui fu pugnalato alle spalle dai suoi “sostenitori” con trenta pugnalate, una per ogni videogioco uscito per Colecovision.

I videogiochi Europei si distinguono da quelli giapponesi e americani in quanto esprimono tutta la creatività tipica europea.

murasaki-baby_2014_02-10-14_005_jpg_1400x0_q85
Il titolo di Ovosonico è pura classe italiana

Pensateci bene: viviamo in nazioni strette abitate da milioni di persone completamente diverse tra loro. Avanti: se andate a visitare il paesello limitrofo al vostro, cambiano dialetti, usanze e pensieri. Una incredibile diversità culturale convive con noi Europei e questo fa si che i videogiochi sviluppati nel vecchio continente, anche se creati nella stessa nazione, siano davvero completamente diversi tra di loro. Perché se a Milano la Cazzuola si fa senza verze, nei pressi di Monza le verze sono tassative cambiando radicalmente il gusto della Cazzuola (o casöla). Guardiamo, per esempio, i videogiochi di Milenstone, casa milanese specializzata in simulazioni corsistiche di automobili e motocarrozzette (in realtà motociclette, ma mi piace la parola “motocarrozzetta”): i loro giochi sono molto regolari, precisi, decisamente scrupolosi nell’interpretare la realtà. A soli 60Kmdistanza, che negli stati uniti corrisponde alla distanza per coprire un decimo di New York città, esiste un’altro studios italiano che ho imaprato ad amare: Ovosonico. I creatori di Murasaki Baby hanno letteralmente incantato il mondo con una avventura per Ps Vita dallo stile artistico raffinato e dal gameplay semplice e intuitivo. Nonostante i due studios siano davvero vicini e condividano parte delle usanze e della cultura, i due prodotti si mostrano completamente differenti. Ora voi penserete: “Maddai? Hanno creato due giochi differenti, è ovvio che siano diversi”. No. In un gioco americano, si sente sempre la presenza di un budget stratosferico, si percepisce l’omaggio verso gli stati uniti e la loro capacità di rendere esplosivo anche un semplice concerto. Insomma: i giochi americani sono immersi nella megalomania tipicamente americana che rende cinematografico anche un platform a scorrimendo 2D (vedi: Duke Nukem). I giochi Europei, invece, sanno più di artigianale, sembrano più magici, più creativi e meglio confezionati. Ciò rievoca la capacità dell’Europeo di essere legato alla propria cultura la quale è distintamente inglobata nelle tradizioni della stessa: semplici, artigianali, di casa.

Sinceramente, io preferisco i videogiochi europei: sono onesti, vari, sempre originali, un segno che una cultura millenaria non può che risplendere in tutte le sue sfaccettature.

MENZIONE D’ONORE: RUSSIA

Il Giappone è una terra sinceramente particolare, antica e intricata. Al momento ne sono totalmente fuori e poco so di questo splendido paese (sebbene abbia letto e studiato migliaia di libri al riguardo). Il giapponese non è felice di condividere con il mondo i segreti della propria cultura e penso che faccia del bene a me stesso nell’ammettere che non so, al momento, come giudicare i videogiochi giapponesi. Che siano frutto del solo capitalismo? O di una espressione culturale assai complessa e lontana dalla nostra? So che molti prodotti giapponesi sono davvero dei prodotti “usa e getta”, creati solo per soddisfare un bisogno. Altri, invece, sono decisamente emotivi e assai interessanti. Alla fine, qui in Europa, arriva davvero l’1% dei videogiochi giapponesi, formato principalmente da giochi di ruolo e qualche platform 2D. E le splendide visual novel dove le lasciamo? Secondo i giapponesi, noi non apprezzeremmo quel tipo di arte. Il solo fatto che Heavy Rain di Quantic Dream venga catalogato come “film interattivo” e non come videogioco allontana, di fatto, la possibilità di vedere le Visual Novel in Italia e forse i Giapponesi hanno ragione: difficilmente apprezzeremmo i prodotti culturali nipponici creati per lo specifico pubblico giapponese (e lo stesso si può dire del contrario, ovviamente).

stalker_clear_sky__2-normal1

Sta di fatto che esiste una terra lontana, ma culturalmente molto vicina: la Russia. Chi ha studiato letteratura russa o chi ha letto qualche libro di Tolstoj, cosa che io ho fatto, sa che la natura, nella letteratura russa, è al centro dell’attenzione. La Russia è uno stato enorme e le enormi megalopoli, in confronto, sembrano davvero dei puntini rispetto alle infinite e letali distese verdi. Se Mosca occuperebbe mezza Lombardia se fosse qui in Italia, in Russia sembra un esserino in fin di vita che si dimena disperato nel giardino di casa. La natura è crudele in Russia, è spietata. Gli inverni uccidono, le estati sono calde e torride e uccidono e la Siberia non lascia scampo e i gli animali che ospita ti uccidono. Tuttavia, il russo ha un enorme rispetto verso la natura, la rispetta, la interpreta e cerca di darne un significato spesso spirituale. Magicamente, nei videogiochi, tale tratto russo è evidente e assai percepibile nelle produzioni di rilievo. In S.T.A.L.K.E.R. e in Metro 2033 e Last Light, il vero nemico non è il nostro simile armato, ma la natura. Le anomalie di Stalker, le fitte gallerie abitate da strani animali di Metro, le lande desolate che attorniano Cernobyl trasudano di rispetto e terrore nei confronti della natura. E’ tremendamente affascinante vivere nei mondi di gioco di queste due serie ed è affascinante osservare che il tutto è naturale: niente effetti cinematografici, niente immagini pompate con strane luci o script di sorta: ciò che accade è naturale, uomo contro natura, l’essere umano che deve sopravvivere sovrastato da una Madre Terra che vuole riprendersi lo scettro di regina. Videogiochi secondo me commoventi, espressione pura di una cultura che spesso sbeffeggiamo e snobbiamo. Lasciatemelo dire: adoro le produzioni russe e adoro la comunità russa: così sempre al limite, così sempre volenterosi di migliorarsi con quattro soldi in tasca. Sebbene polacca, Cd Project Red è una società che riprende molto dalla cultura russa e i tre “The Witcher” sono un altro esempio di ciò che ho descritto poco più sopra. Contando che il titolo è stato creato con un budget di circa 30 Milioni di dollari, i quali impallidiscono davanti ai 280 milioni per Destiny, si comprende quanto tale cultura lavori al massimo anche con un guadagno minimo.

POLITICA CONCLUSIVA

La bellezza di videogiocare un videogioco qualsiasi, non sta solo nel premere i tasti in modi diversi per finire un livello, ma anche nella bellezza di ricercare il pensiero degli sviluppatori all’interno dei pixel a schermo. Dialoghi, filmati, eventi e gameplay derivano direttamente dalla cultura del popolo a cui appartengono gli sviluppatori e ignorare tale fatto è secondo me equivalente a ignorare la bellezza dei tramonti (o delle albe). Insomma: non ditemi davvero che non avete mai preso in considerazione l’idea che i videogiochi siano anche una espressione culturale! E magari andate a sbandierare in giro che i videogiochi sono arte..

Arte e cultura sono due facce della stessa moneta e secondo me è splendido tuffarmi all’interno delle menti dei vari studios sparsi nel pianeta. Perché come un libro, un videogioco rispecchia la realtà contemporanea, interpretandola. E fatemelo dire: è tremendamente affascinante!

I videogiochi, come espressione, esprimono una cultura pertanto non possono essere considerati esterni. Proprio pe rquesto motivo sono arte.

Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.

There are 5 comments

  1. Ok, dopo il video di ieri leggere questo articolo rialza la mia stima verso di te 🙂 Comunque la chiave che mi ha fatto capire tutto l’articolo è stato l’esempio di Duke Nukem che confrontato con un Super Mario rende molto la differenza tra le due culture: Super Mario salta e va avanti il duca invece.. MILLIMETRAMITRALASERVERDIROSSIAMMAZZAALIENISOVIETICI, comunque non è sempre così (vedi Portal). L’unico gioco europeo che ho provato( non uccidermi agos) è Gunman Clive 1 & 2 della Hörberg Productions (casa tedesca) disponibile per 3DS e Windows, che è praticamente un duca molto più pacato(che preferisco rispetto all’americano) e con uno stile originale che coinvolge nel gioco, specialmente nel 2.
    Però non sono d’accordo nell’esaltare eccessivamente la propria cultura (non annunciare che è superiore) come fai spesso.

    1. AgosRogger

      Ho idee piuttosto nazionaliste, sebbene non estreme. Noi italiani abbiamo perso l’amore verso la nostra cultura, cosa che non accade negli altri paesi dove il morale è altissimo. Non cito ovviamente il caso dell’america, terra della democrazia per antonomasia: la dittatura velata della sua federazione non va affatto appoggiata.
      Sta di fatto che secondo me, l’Italia è rimasta indietro nel videoludo in quanto in pochi accettano la scommessa di portare un po’ di Italia nei videogames. Non è semplice, ma i pochi esempi, tra cui alcuni citati nell’articolo, meritano molta attenzione.
      In ogni caso preferisco di netto i giochi europei: gli studios del vecchio continente sapranno sempre portare qualcosa di nuovo nelle loro produzioni

        1. AgosRogger

          In generale, le serie Ubisoft quali Splinter Cell, Assassin’s Creed e l’ormai leggendari Beyond Good & Evil, i titoli Crytek come Far Cry e il terzo Crysis, l’ottima serie Colin McRae Rally e la saga di The Witcher

Comments are closed.