Undicesima stagione, Supernatural è una delle serie più longeve della tv americana (e la più longeva in assoluto sul canale CW). Un traguardo meritato forse perché essa non è semplicemente una serie tv: è una mitologia, un’esperienza di vita, un modo sui generis di raccontare storie che non lascia di certo indifferenti. Trattando di esseri soprannaturali ed entità bibliche il serbatoio da cui attingere può sembrare infinito ma, a volte, è difficile mantenere alto – altissimo in certe stagioni – il livello di qualità di una serie costretta continuamente a confrontarsi con se stessa.
E questa stagione ne è l’esempio perfetto: abbiamo un’entità primordiale, l’Oscurità, imperiosa nella sua infinita potenza, da eoni rinchiusa in una metaforica gabbia. Ella è incarnata nell’avvenenza di una donna matura il cui unico scopo è distruggere tutto ciò che suo fratello Dio (la luce) ha meticolosamente creato. La gelosia sembra pervaderla e, nei suoi infantili tentativi, cercherà ad ogni costo di rompere gli amati giocattoli del fratello.
E’ ARRIVATO IL BOSS
Ebbene sì, in questa stagione di Supernatural, come avrete ben capito, ha visto l’entrata in scena di – nientepopodimeno che – DIO! Ma chiamatelo Chuck, sembra non tenerci molto all’etichettà. Trasporre l’innominabile entità in un prodotto televisivo può essere rischioso: dipingendolo come un’austera e fiera figura rischiava di risultare patetico e poco credibile, dunque, i lungimiranti sceneggiatori, han ben pensato di restare nella loro zona di comfort affibbiandogli un carattere ironico, sprezzante, comedy che, in ogni caso, non avrebbe potuto fare chissà quanti danni. Il che, però, non fa che renderlo una copia sbiadita e meno badass dello stesso Crowley (sempre magnifico tra l’altro, seppur relegato ad un ruolo secondario). In effetti il personaggio fa il suo compitino, funziona, il problema è che non ha niente di memorabile, non lascia nessuna traccia che possa far sperare allo spettatore di rivederlo al più presto. Io ad esempio ricordo con molto più piacere la caratterizzazione riservata alla tenebrosa e – a tratti spaesata – Amara.
LUCIFERO E’ TORNATO!
Passando alla narrazione, abbiamo i soliti fratelloni Winchester che, sull’onda delle cazzate commesse nella stagione precedente, hanno liberato l’Oscurità e messo in pericolo tutto il creato. I due si arrovellano come ogni volta alla ricerca di una soluzione, come un cane impazzito che si morde la coda, e alla fine, insieme al prode Castiel, finisco addirittura per peggiorare la situazione liberando anche il beneamato Lucifero. Si, è tornato anche Mark Pellegrino ed è sempre un piacere rivederlo nel ruolo che, come un abito su misura, gli è stato cucito perfettamente addosso. Poi, vittima degli eventi, l’arcangelo preferito da Dio sarà costretto ad emigrare nel corpo di Castiel e qui l’attore Misha Collins ha una trasformazione impressionante: cambia il tono di voce, il modo di muoversi, la mimica facciale! Cerca di emulare quanto più possibile Mark Pellegrino, il VERO lucifero, ed il risultato è notevole. Certo l’originale è pur sempre l’originale e anche solo per una questione di affetto non saremmo mai riusciti a preferirgli l’angelo più famoso del paradiso nonostante – ribadiamo – la prova davvero convincente dell’attore.
INTROSPEZIONE, DOMANDE IRRISOLTE E DISAGIO DI UN’EPOCA
Quest’undicesima stagione è forse quella più intima e carica di riflessioni ataviche e remote riguardo l’essere umano: la figura di Dio, il senso della vita, il perché del male! Oltre l’abusato cliché della necessità dello ying e yang, infatti, quello che viene dipinto è un Dio che è andato via, un Dio che ha metaforicamente abbandonato l’uomo quando si è reso conto del fallimento delle sue creature.
Questa stagione, insomma, incarna perfettamente il disagio dell’uomo contemporaneo: un uomo che ha perduto le certezze e i punti di riferimento esistenziali, che si sente – anzì è – abbandonato da Dio. Difatti, durante gli episodi culminati, i protagonisti sembrano quasi spiazzati dai ragionamenti e dalle azioni incomprensibili di Chuck, quasi sono loro a dirgli cosa fare e come dovrebbe farlo ed è in questo momento che vediamo l’Uomo che è costretto ad ergersi sopra DIO per far fronte ai problemi e le incombenze della vita! Un uomo che non più contare sulla divinità, sulla religione, sui suoi messaggi, ma deve cavarsela da solo e cercare – in un mondo scevro di indicazioni – la propria strada! E’ la creazione che ha superato il suo creatore.
C’è molta verità in tutto questo, il disagio di un’epoca intera che si ripercuote anche nei prodotti pop culturali come può essere una semplice serie tv.
DALL’UNDICESIMA ALLA DODICESIMA..
Tornando per un attimo alla stagione nel suo complesso, anche qui abbiamo visto diverse puntate filler, a dire il vero in numero contenuto rispetto a quelli delle altre stagioni, ma ognuna di queste – seppur inutile ai fini della trama orizzontale – ha saputo intrattenere lo spettatore con lo stile ormai seducente e inconfondibile di Supernatural. Da sottolineare la puntata 11×12 dove vediamo tutto il concentrato di ilarità ed informalità caratteristico della serie.
La stagione, comunque, si è chiusa con un mezzo cliffhanger: Sam colpito (non si sa dove) da una donna membra degli “Uomini di Lettere” formato inglese. Il problema è che se questo sarà il main plot della dodicesima stagione – dopo demoni, leviatani, angeli e la lotta tra Oscurità/Luce – rischia di rivelarsi davvero debole e poco interessante.
Ah è riapparsa anche la madre dei Winchester, riportata in vita da Amara come ringraziamento simbolico per il lavoro diplomatico svolto da Dean tra lei e Dio. Voi ne sentivate il bisogno?
INSOMMA..
Ad ogni modo, sorvolando su qualche problema di ridondanza e qualche forzatura in fase di scrittura questa undicesima stagione mantiene un livello più che discreto che ci permette di dare ancora fiducia al genio di Kripke e dei suoi collaboratori.


