DISHONORED 2 RECENSIONE: una buona minestra con troppo sale

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Dishonored 2 è il seguito di un bel gioco ed era già sottointeso che sarebbe stato un buon videogioco. Nell’ormai lontano 2012, una Arkane Studios supportato da una Bethesda in piena forma finanziaria riuscì a promuovere un prodotto di nicchia alle grandi masse, riuscendo nell’intento di vendere milioni di copie e di imporsi contemporaneamente come un videogioco di alto profilo. Quello a cui Arkane ambiva era la semplice idea di poter soddisfare il pubblico più esigente il quale avrebbe sicuramente combattuto in sede di discussione nel promuovere Dishonored come ultima speranza per un gaming di qualità e soprattutto “vecchia scuola”.

In realtà dall’uscita del primo Dishonored di acqua sotto i ponti ne è davvero passata, ma è altrettanto vero che il successo del titolo fu comunque inaspettato e diede inizio a quello che io chiamo “ristrutturazione”, ovvero quel periodo che ancora stiamo vivendo ove l’intera industria videoludica si sta adoperando per tornare sui percorsi qualitativi del passato.

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Il Primo Dishonored riuscì non solo a fare breccia in un pubblico esigente, ma conquistò parte del pubblico di massa

Il mix vincente fu un interessante cocktail di stile grafico ricercato, level design multipiano ad esplorazione libera, obiettivi dinamici a effetto “free roaming” e una gestione ad aree della mappa di gioco; tutti elementi che immediatamente riuscirono a colpire il pubblico più esigente dell’epoca e anche coloro che erano abituati a Call of Duty e cloni.

Arkane quindi ci riprova una nuova volta con questo diretto seguito del primo capitolo che a primo acchito sembra essere davvero uguale al suo predecessore.

E forse è davvero così.

SQUADRA CHE VINCE, SI DEVE CAMBIARE

Sin dal primo momento che osservai con i miei occhi i primi video dedicati a Dishonored 2, capii che questo nuovo capitolo non sarebbe stato molto diverso dalla pubblicazione del 2012. La presentazione dell’E3 2016 faceva presa sul comunicare come Dishonored 2 fosse il miglioramento del suo predecessore e così effettivamente è. Pad alla mano questo Dishonored si dimostra essere esattamente uguale al primo e sinceramente non avrei voluto trovare qualcosa di diverso.Molti pensano che il sequel debba per forza di cose essere differente rispetto al capitolo originale, ma episodi come Mass Effect 2 fanno intuire che il cambiamento molto spesso viene osservato in malo modo dal grande pubblico (anche se in quel caso fu un cambiamento nettamente positivo). Insomma: il pubblico vuole sequel diversi che siano però uguali tra loro. Un paradosso che Arkane Studios ha deciso di risolvere lasciando tutto quanto al suo posto, creando un titolo che a tutti gli effetti sembra essere la cristallizzazione e la riconferma di una idea di ricercatezza che non può andare oltre ai livelli raggiunti dalla software house francese.

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Sin da subito si capisce che Dishonored 2 non è molto diverso dal suo diretto predecessore

La scelta si è rivelata saggia, tant’è che i giocatori più abili della prima avventura di Corvo possono letteralmente sbizzarrirsi a trovare la miriade di strade alternative per riuscire a completare l’avventura nel miglior modo possibile, sia in modo violento che in totale silenzio in armonia con sè stessi. Tutto quello che era Dishonored è stato infatti esponenzialmente migliorato: i livelli sono più grandi e offrono molte più strade rispetto al passato, le missioni sono molto più variegate e piene di tantissimi obiettivi parziali e secondari che possono cambiare letteralmente la sorte del protagonista un po’ come accade in Deus Ex: Mankind Divided, mentre la trama si fa sentire più spesso con cutscene dedicate e intermezzi dalla direzione artistica davvero gradevole. In realtà è stata ancor più raffinato lo stile grafico di gioco, aumentato di texture “pennellate” più definite, un antialiasing più efficace, un sacco di riflessi dalla routine rinnovata  e un motore fisico tutto nuovo grazie anche a nuove animazioni al limite del ragdoll offerte dall’ID Tech 6, il motore grafico proprietario di ID Software e al momento in mano a Bethesda.

Migliorato però non vuol dire cambiato. A conti fatti quanto può divertire questo secondo capitolo? La risposta è praticamente ovvia: chi ha spolpato il primo Dishonored rischia davvero di annoiarsi nelle cupe strade di Karnaca, la nuova città che fa da sfondo all’intera vicenda. Tuttavia vi sono degli elementi che possono convincere a riprendere la mano nel tipico gameplay di Arkane Studios, a patto di fare le scelte giuste.

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Stilisticamente parlando Dishonored 2 riprende totalmente il primo capitolo, con un miglioramento percepibile in texture, modelli, fluidità e animazioni.

SCENDE IN CAMPO IL PANCHINARO

Ciò che dovrebbe teoricamente convincere il giocatore veterano di Disohonred ad acquistare questo secondo capitolo è sicuramente la volontà di proseguire le gesta di Corvo Attano. Tuttavia vi è una interessante novità che può cambiare le sorti della godibilità del titolo da parte del giocatore. A inizio avventura ci viene infatti chiesto quale personaggio vogliamo interpretare: Corvo Attano o la sua diretta discendente, Emily Kaldwin. Sinceramente vi consiglio vivamente di scegliere la piccola ragazzina poiché possiede qualità e abilità molto diverse da Corvo e se selezionata garantirà lo sblocco di quelle modifiche al gameplay che rendono almeno in parte diverso questo Dishonored 2 dal capitolo originale.

Emily è infatti più piccola, più debole e soprattutto più agile di Corvo. Non solo: lei non è ancora stata “marchiata”, pertanto si può anche decidere di completare l’avventura senza l’ausilio dei poteri occulti già posseduti da Corvo per una esperienza ancora più inedita. La scelta dei due personaggi non è però l’unica variabile di questo secondo capitolo. Come già accennato prima, a cambiare è anche la città in cui si svolgono praticamente tutte le gesta dei protagonisti. Non si parlerà più di Dunwall, bensì di Karnaca, una simpatica e soleggiata cittadina portuale capitale del commercio di grasso di balena (nell’universo di gioco utilizzato come carburante).

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Anche se apparentemente non sembra, Karnaca è molto diversa da Dunwall. A cambiare molto è però l’atmosfera che si respira nelle sue soleggiate strade

La città di Karnaca è davvero diversa da Dunwall e assai più complessa. Ciò che colpisce è la sua natura soleggiata la quale dona al giocatore un senso di spensieratezza e di vita ben migliore rispetto alla cupa e nuvolosa Dunwall. Karnaca si dimostra anche artisticamente più ispirata rispetto alla vecchia cittadina e sicuramente ben più gradevole da esplorare grazie al level design potenziato accennato poc’anzi. Se si sceglie Emily magari senza utilizzare i poteri occulti si può avere accesso a una mappa di gioco molto più stimolante rispetto a quella del primo capitolo, obbligando il giocatore a cercare sempre nuove strade per raggiungere i propri obiettivi.

La città è infatti stata progettata per essere una costante sfida e non sono poche le volte in cui ci si ferma a ragionare su quale può essere la migliore alternativa per superare un ostacolo. Alla fine in Karnaca possiamo letteralmente andare ovunque possiamo gettare i piedi del protagonista selezionato, il che vuol dire che si ha totale libertà d’azione. Condizione per altro ancor più incentivata dagli score a fine livello che ci confermano le nostre buoni doti da “cacciatore” o “fantasma”. Ciò che colpisce è sicuramente la cura maniacale del dettaglio. Sembra che gli sviluppatori abbiano pensato come costruire Karnaca pixel per pixel, senza mai utilizzare texture o modelli ripetuti per velocizzare il lavoro di creazione. Il tutto va a favore di una credibilità ben maggiore e di un senso di appartenenza ancor migliore, praticamente ai livelli di Bioshock: Infinite.

Tuttavia il limite più grande di questo Dishonored 2 è ciò che consegue nel dare troppa libertà al giocatore, problema tra le altre cose già visto e affrontato nel suo predecessore.

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Alcuni scorci possono letteralmente mozzare il fiato

NON RISOLVERE IL MIO ERRORE

Arkane me l’ha fatta per la seconda volta. Ha inserito una interessante trama in un meraviglioso contesto stile vittoriano retrofuturistico in una città meravigliosamente architettata con in corredo un gameplay che non mi permette di apprezzare i suoi punti positivi. Chi ha giocato il primo Dishonored sa che per potenziare il proprio personaggio è necessario trovare rune, medaglioni e ossa di balena varie. Nonostante sia possibile riuscire a completare l’intera campagna in singolo senza potenziare alcun aspetto dei nostri personaggi (se scegliamo di non accettare i poteri occulti saremo praticamente obbligati a non potenziarci), è molto utile e a tratti fondamentale riuscire a sbloccare nuove skill necessarie per progredire al meglio nella storia. O almeno per i giocatori meno abili e propensi al pensiero alternativo. Qual è l’errore? Semplice: data l’importanza dei potenziamenti, ci si focalizza spesso sul loro recupero passando interminabili ore alla ricerca di una via possibile per la loro acquisizione.

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Trovare i potenziamenti può risultare fondamentale

Per la seconda volta la vera difficoltà di Dishonored non sono gli agguerriti e ancor più intelligenti nemici (ora capaci anche di scovare i nostri nascondigli in modo autonomo), bensì trovare la strada corretta per raccogliere rune, medaglioni e argenteria varia per migliorare le statistiche del proprio personaggio. Pertanto si ha sempre la sensazione di aver lasciato qualcosa alle spalle riconoscendo che la nostra scelta potrebbe avere conseguenze catastrofiche nel prosieguo della propria avventura, per un circolo vizioso di sensazioni negative che non solo distoglie il giocatore dalla trama di gioco e dalla sua bellezza in generale, ma può portare anche al fallimento e quindi al ricominciare da zero l’intera storia o da un Checkpoint “sicuro”.

Insomma: Dishonored 2 non si lascia affatto godere e quello che accade è quello che io ho sempre odiato del primo capitolo: il non riuscire a godermi la trama di gioco, la sua libertà di gameplay o la bellezza della sua ambientazione per dedicarmi a ore di esplorazione alla ricerca del vicolo giusto per raggiungere una importante runa. Nel mio caso le ricerche sono sempre state complesse e molte volte anche frustranti, non tanto perché non riuscivo ad arrivare all’obiettivo, ma tanto perché sapevo di star perdere tempo prezioso che avrei potuto dedicare al prosieguo della trama. E certo avrei potuto farlo, ma a un certo punto ti rendi conto che quei potenziamenti erano davvero necessari e ti ritrovi davvero nei casini.

Come avevo detto, è un circolo vizioso senza fine.

IN THE CONCLUSION

Dishonored 2 offre la stessa esperienza del primo capitolo forte però di una trama che va ad espandere le vicende in nuove e interessanti direzioni. Il fatto che questo secondo capitolo non sia diverso dal primo non è affatto qualcosa da screditare, anzi: non avrei mai voluto qualcosa di diverso. Dishonored 2 funziona bene, funziona alla grande. E’ più ampio, più grande e più intraprendente del suo antenato, ma pecca ovviamente in personalità e soprattutto in godibilità, almeno per me. Non riuscire a seguire la trama perché distratti dalla raccolta quasi imposta di collezionabili difficili da raggiungere è qualcosa che mi ha sempre fatto arrabbiare e con Dishonored 2 mi sono arrabbiato moltissimo. Tuttavia tutto è compensato dai miglioramenti tangibili e da una libertà d’azione ancor più migliore e alla fine il riuscire a trovare tutti i collezionabili può risultare anche piacevole per chi vuole soltanto avere una sfida ambientale (non è il mio caso).

E poi credetemi: vale la pena visitare Karnaca, almeno una volta.

 

Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.