Addirittura Nvidia sta investendo per fornire strumenti più adeguati ai fotografi videoludici. Con l’avvento di Steam e dei sistemi di acquisizione più avanzati anche inclusi nativamente nei nuovi hardware, l’arte di fare screenshot è diventata poco a poco una possibilità offerta alla totalità dei videogiocatori, siano essi su Pc che su Console.
Nonostante molti ignorino il lato artistico delle moderne produzioni videoludiche, poter esprimere la propria creatività fotografando suggestivi scenari di gioco è quanto di più bello e persuasivo si possa fare con un videogame. Certo: creare video rimane sempre un’attività divertente e anche interattiva, ma la fotografia, lo screenshot, così come nella realtà, assume un significato più mistico e intimo.
A differenza dei video, ove il giocatore solitamente si concentra nel mostrare il gameplay di un gioco a terzi, fare uno screenshot vuol dire scegliere di condividere con altre persone la propria visione di un mondo fantasioso e virtuale, ribadendo il concetto per cui ognuno di noi vive una storia completamente diversa anche giocando lo stesso videogioco. La natura interattiva dei videogames permette a ogni essere umano di vivere emozioni e sensazioni completamente uniche le quali possono essere impresse in un unico e poetico scatto.
ゼルダBotWクリアした記念に、集めたスクショで自分用のフォトブックを作りました pic.twitter.com/M1CjUNaYwJ
— NV/ハル (@WPR_haru) 29 aprile 2017
Quello che vedete qui sopra può essere classificato come il primo esempio di almanacco dedicato alle opere di un fotografo videoludico. NV/Haru, così si chiama l’utente Twitter in questione, ha condiviso con il mondo la sua creazione composta interamente da scatti “tagliati” nel corso del suo viaggio per le terre di Hyrule nel tentativo di sconfiggere la calamità Ganon in Breath of the Wild.
Alcune delle bellissime immagini che NV/Haru ha prodotto sono consultabili cliccando sul Tweet riportato quì di sopra, ricordando che il libro non è in vendita. Un peccato, dato che a me ha affascinato tantissimo. Sono infatti molto attratto da questo tipo di iniziative poiché trattano il videogioco non come prodotto di intrattenimento fine a sè stesso, ma come vero e proprio media, quindi qualcosa capace di veicolare informazioni, in questo caso artistiche.
Su Projectnerd.it abbiamo incontrato più e più volte fotografi videoludici capaci di diffondere in rete vera e propria arte figurativa (creata da altrettanta arte figurativa quale quella videoludica). Il più eclatante è stato il caso dell’utente Berdu che ha pubblicato su suoi profili social quella che è a tutti gli effetti la più bella galleria di fotografia videoludica dedicata a Battlefield 1 (e raggiungibile a questo link).

Devo dire che ogni volta che incontro per la mia strada uno “Screenshot Artist” non posso che gioire. Anche a me piace tantissimo creare screenshot cercando di esprimere quello che provo in un determinato momento grazie alla potenza espressiva di un videogioco e devo dire che mi viene anche discretamente bene. Tuttavia credo che l’attività di fotografia videoludica diventerà sempre più importante e riconosciuta in futuro, ne sono sicuro. Con uno screenshot si può raccontare tantissimo, si può divulgare un messaggio racchiuso in un videogioco che pochi hanno colto, si può divulgare cultura, idee, visioni..proprio come la fotografia reale.
Come citato a inizio articolo sono varie le aziende che si stanno adoperando per creare gli opportuni strumenti a questi artisti videoludici. Nvidia, per esempio, sta sviluppando un nuovo modo di catturare screenshot con il progetto “Ansel“, il quale permette di catturare fotografie a 360° visualizzabili successivamente con visori di Realtà Virtuale per una immersività senza pari. Le possibilità artistiche, in tal senso, diventano infinite.
Tuttavia l’arte degli screenshot è importante perché attualmente è l’unica attività che prova a tutti gli effetti la natura di “medium” dei videogiochi. Gli screenshot artist o fotografi videoludici sono importanti poiché rappresentano l’unica possibilità di divulgare nel mondo la dignità artistica di ogni videogioco che, come tale, deve essere apprezzato non per una sua ipotetica qualità tecnica, bensì come espressione culturale ed emotiva di un grande gruppo di persone (come quello di una qualsiasi Software House). L’iniziativa di NV/Haru mi ha sinceramente sorpreso così come le sue fotografie e chissà che in futuro, in libreria, non troveremo almanacchi di fotografi videoludici assieme a quelli di grandi nomi della fotografia internazionale.
Sarebbe un sogno. E anche una grande opportunità.


