LaDelusione: Pirati dei Caraibi 5, la Vendetta di Salazar

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I pirati dei Caraibi sono tornati e con loro tutti i problemi che questa grande saga aveva mostrato dopo l’uscita del quarto capitolo; riuscirà Salazar e un gruppetto di nuovi personaggi a salvare l’insalvabile?

Il costante, e spesso falso, ottimismo moderno, impegnato a dilagare in semplici e preparate banalità, ama ripeterci come “Toccato il fondo”, non si possa che risalire. Bello, giusto, utile, peccato che esistano casi ed opere che, toccato il fondo, riescono addirittura a scavarci. O almeno questo è riuscita a fare “Regina Disney” con la Fu splendida storia di Captain Jack.

Dopo un primo tentativo di continuare la trilogia originale con un discutibilissimo spin-off fuori dalla nota trama ed in cerca di novità, torniamo oggi, a quasi quindici anni dal primo capitolo, a riprendere i passi di questa grande storia. Uno scontro, non con i ricordi, ma con l’insensatezza del risultato.

Pirati dei caraibi

“Pirati dei caraibi la vendetta di Salazar” non può, quasi per una maledizione insita nella sua stessa nascita, pretendere vita facile. Erede infatti di un orribile quarto capitolo prende le inevitabili forme di un’ultima speranza per ciò che prima di quel dimenticabile prodotto fu narrato. Un fermo da cui smarcarsi può significare rinascita, o rovinosa morte. E sì, se tale scritto vi sembra funebre è perché di certo non ha vinto la prima.

Pirati dei caraibi
Il fantasy continua ad avere un problema con l’alito dei propri Villain.

Se per narrare una storia fosse necessario riferire solo ciò che di questa pare avere un senso, allora, “Pirati dei Caraibi -La Vendetta di Salazar”, meriterebbe un lungo silenzio. Difficile risulta infatti non scontrarsi sin dai primi minuti di narrazione con una logica debole e costruita su un terreno pronto a franare. L’olandese volante, nave cara ai più nostalgici, si erge dalla profondità del mare e per un attimo il suo capitano sembra non essersi mosso di un solo centimetro dalla sua ultima comparsa. William Turner, un Orlando Bloom tenebroso ed acciaccato, si muove lungo la prua per conoscere il proprio figlio; un passaggio di testimone dovuto ed atteso. Pochi minuti per rendere immediato il senso di questo film; chiudere con Dignità il passato per narrare, con intelligenza, ciò che dopo esso verrà. Giusto, ma Inutile dire come di Dignità ed Intelligenza se ne veda davvero poca nell’orizzonte di questi caraibi. Un orizzonte su cui si muovono le forme, solo queste, di datati amici: La vecchia ciurma, capace ancora di strappare qualche piccolo sorriso, l’immortale Jack e l’iconica musica che ancora una volta avvolge la sala e che con le proprie note appare capace di riportare in vita una certa emozione. Un brivido di ricordi che affonda da lì a poco per il peso delle incatenanti maschere di cui ogni personaggio di questa storia sembra prigioniero.

Barbossa ha inventato la moda della barba Hipster.
Barbossa ha inventato la moda Hipster.

Ci si riscopre infatti preoccupati per ciò che sentiamo affermare, da Jack in primis. Ascoltiamo, osserviamo e, pur avendo deciso di ignorare l’insensata trama dopo l’ennesima mala scrittura, primo e non ultimo tra tutti la bussola psicanalista che risveglia il peggior incubo di Jack quando neanche Jack si ricordava di quell’incubo, capiamo come il problema della pellicola vada ben oltre e che forse abbia a che fare con un dilagante no-sense di azioni. Jack torna e traballa per l’ebrezza dell’alcool, probabilmente lo stesso con cui gli sceneggiatori hanno scritto il personaggio, rivelandosi nient’altro che una parodistica versione di sé; le battute non funzionano, la genialità cade nella casualità e quel poco di momenti epici vengono fastidiosamente rovinati da intere sequenze pericolosamente vicine ai cut-scene dei videogames (colpa anche di effetti speciali specialmente finti).

Mai rinnegare il potere della maledizione del Green Screen fantasma
Mai rinnegare il potere della maledizione del Green Screen fantasma

Con una storia impegnata in uno sfacelo tale è inevitabile che i nuovi protagonisti guadagnino addirittura complimenti. Una coppia sbarbata e poco approfondita che tenta l’impossibile; salvare una saga le cui macerie non sembrano più celabili. Da un lato il nuovo, Salazar Villain il cui fascino sarebbe doppio se solo fosse muto, e dall’altro il vecchio, Jack e Barbossa esageratamente impegnati a non sembrare se stessi.

"oddio sono caratterizzato malissimo", i pensieri del nuovo sbarbato protagonista.

“oddio si sono dimenticati di caratterizzarmi!”

Spesso crediamo che le critiche rivolte ai Sequel(s) abbiano un qualche legame con le alte aspettative che una data storia riuscì a plasmare in passato, e non lontana sembra tale affermazione dalla realtà, peccato però che non sia questo il caso. Pirati dei Caraibi la vendetta di Salazar è una pellicola il cui valore è stimabile indipendentemente dal suo passato, un valore radente lo zero. Se fosse un primo film non se ne vorrebbe mai veder nascere una saga. Per fortuna però il destino ha preso altre vie, ponendo tale storia dopo un percorso già concluso e degno di ogni lode, un viaggio che dobbiamo essere fieri di aver vissuto e che questo Film sembra non conoscere proprio. 

Buon Cinema, IlParolierematto

IlParolierematto

IlParolierematto

Appassionato di storie e parole. Amo il Cinema, da solo e in compagnia. Un paio d'anni fa ho plasmato un altro me, "Il Paroliere matto". Una realtà di Caos in cui mi tuffo ogni qual volta io voglia esprimere qualcosa, sempre con più domande che risposte. Uno pseudonimo divenuto anche canale YouTube.

There are 1 comments

  1. Agos

    Allora non solo l’unico che non ha apprezzato questo film. A me è sembrato dannatamente forzato, come se stessi guardando un film con protagonisti gli stereotopi degli attori stessi. La trama è in realtà interessante, ma proposta in un modo dannatamente banale. I personaggi sono poco caratterizzati, mentre gli eventi scorrono veloci senza effettivamente lasciare il segno.
    No: anche per me è bocciato.

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