life is strange before the storm

Life is Strange Before the Storm: recensione episodio uno

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Vediamo cosa ha da dire il prequel di Life is Strange.

Attenzione, inutile dire che ci sono spoiler sulla serie originale, sebbene abbia cercato di rimanere più vago possibile.

 

Life is Strange si concludeva con uno dei finali drammatici che francamente mi è piaciuto. Certo, “drammatico” dipende dal punto di vista, perché non soltanto è a causa del finale multiplo, ma ad ogni modo, in entrambi i finali c’è comunque qualcosa da sacrificare.

Nella mia run, c’era una Max che provava amore per Chloe, ma allo stesso tempo anche per la sua città. Vi lascio quindi immaginare cosa è successo alla fine. Un finale che… era il finale che doveva esserci fin dal principio, prima che i poteri di Max interferissero col destino. Sembra quasi un ragionamento fatalista, che crede nel destino, ma io seguo soltanto la logica, perché se per Choe era così che doveva andare, senza che Max avesse avuto i poteri, così doveva essere. Non sto dicendo che doveva per forza andare così, dico solo che c’è da immaginarsi un universo dove Max non aveva i poteri per riavvolgere il tempo. Perché se non li aveva, lo svolgimento degli eventi era quello, ed inevitabile.

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Alla fine quindi, potremmo interpretare come uno dei finali come “Il corso degli eventi originali”, mentre l’altro “Ribellione al destino”. Entrambi mi son piaciuti da morire, anche se “Il corso degli eventi originali” lo preferisco di più per quel suo tocco di drammaticità tragica degna delle tragedie di Shakespeare. Specie se poi c’era una relazione tra le due ragazze che andava ben oltre la semplice amicizia. L’unica cosa che mi è dispiaciuta, è che rimane un mistero di come Max abbia avuto quei poteri.

Life is Strange Before the Storm è un prequel, racconta il passato di Chloe quando Max era ancora a Seattle, della sua vita da solitaria e di come è arrivata a conoscere Rachel.

Quasi per caso

Rachel Amber nella serie originale era come un fantasma che lasciava tracce di sé ovunque visto da come Chloe parlava di lei. Un personaggio che, lo conoscevamo, sapevamo chi era, eppure rimaneva una incognita. In Before the Storm invece la vediamo per la prima volta di persona, Chloe e Rachel si incontrano per caso ad un concerto dove Chloe cerca di entrare senza troppo successo visto come non risulta idonea per via della maggiore età che non ha raggiunto. Il butta fuori è rigido, e non le permette di entrare. Chloe dopo qualche momento di riflessione al focolare nelle vicinanze e aver ispezionato in giro, fa la sua mossa, cercando di convincere il butta fuori a farla entrare, insultandolo elegantemente. Ed ecco che arriva la novità, una nuova meccanica di gioco. Se nella serie originale avevamo i viaggi nel tempo, qui c’è un minigioco di dialoghi dove si deve cercare di convincere il nostro interlocutore giocando sulle parole per intimidirlo. Si parte ascoltando chi sta parlando a Chloe, quindi dovremo far rispondere Chloe a tono, selezionando da quattro frasi quella che contiene la stessa parola che ha detto chi vogliamo intimidire, ribaltandola contro di lui.

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Il risultato che viene fuori dopo aver intimidito con successo qualcuno, è che otteniamo ciò che volevamo. Il butta fuori ci lascia passare, assistiamo al concerto ed incontriamo Rachel Amber durante una quasi-scazzottata. Una meccanica di gioco che mi è piaciuta, anche se non mi è ancora chiaro se è disponibile soltanto per intimidire le persone o se è possibile usarla anche per… che so, calmarle. Essendo il primo episodio soltanto, confido che non verrà usato solo per intimidire, anche perché dubito che Chloe sia davvero tutto ferro e fuoco, scatenatissima con chiunque. Chloe è solo vittima delle circostanze, circostanze che sono state costantemente severe con lei, e si comporta di conseguenza.

Rapporti problematici

Ciò che mi ha colpito di Before the Storm, è la naturalezza con cui è stato scritto e sceneggiato. Il rapporto problematico con la madre, l’odio per David, e Max che l’ha abbandonata proprio nel momento del bisogno. L’incontro tra Chloe e Rachel è così casuale e dinamico che entrambe agli inizi non sanno come abbiano voluto frequentarsi l’un l’altra. Finiscono per passare del tempo insieme, Rachel studentessa modello e brava attrice di teatro, Chloe una ribelle scatenata che marina la scuola, cosa mai avranno in comune per andare così d’accordo? Lo saprete soltanto seguendo la serie, se siete fan di Life is Strange questo è un acquisto obbligato. Life is Strange è una serie episodica, stessa cosa per Before the Storm, al momento non è chiaro quando uscirà il secondo episodio, il gioco, tradotto in italiano per i testi, indica “Presto”.

life is strange before the storm

Il gameplay è un classicissimo punta e clicca, con poca interattività nell’ambiente e ridotto ai minimi termini giusto per far proseguire la storia. Non è necessariamente un male, la scelta di usare Unity come motore grafico già la dice lunga, è uno spin off sul quale tutto quel che vogliono fare, è raccontare una storia, senza troppi fronzoli, senza troppo dispendio di risorse. Il gioco ad ogni modo l’ho provato su PC, ove l’esperienza è risultata ottima, ottenendo 1080p60 granitici con le opzioni grafiche tutte al massimo. Graficamente parlando è pur sempre nello stesso stile della serie originale, anche se Unity tende a mostrare i suoi limiti (oppure il lavoro degli sviluppatori non è stato buono a sufficienza) con delle texture sbavate e modelli poligonali a volte non esattamente ben definiti. Inizialmente volevo usare il controller, ma i controlli erano mappati orribilmente – per controllare la telecamera la leva di destra non funzionava, mentre si dovevano usare i TRIGGER. Per selezionare, B invece che A, senza nessun modo per cambiarli, sono stato quindi costretto ad usare mouse e tastiera.

 

Manuele Musso

Manuele Musso

Scrittore improvvisato tra romanzi, sceneggiature e testi brevi. Ama i videogiochi, sarebbe capace di scrivere qualsiasi cosa su questi. Tende a guardare di più all'interfaccia di un videogioco piuttosto che al gameplay in sé, senza contare che pensa solo a quanto è smussato un poligono.