Italian Videogames Awards: luci, ombre e polemiche dell’evento italiano IVGA è ormai concluso: è tempo di tirare le somme per capire cosa è andato bene e cosa invece c'è da sistemare

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Come ogni grande evento mediatico che si rispetti, anche al termine degli Italian Videogames Awards che sicuramente avete seguito in diretta qui sulle pagine di Projectnerd.it (lo so che lo avete fatto!), non sono mancate polemiche, critiche e apprezzamenti. L’evento, che dallo storico nome di “Drago d’Oro” è passato a un nominativo più internazionale e forse rispettabile, è andato in scena nella serata di Mercoledì 14 Marzo 2018 presso la fantastica cornice del Teatro Vetra di Milano. All’evento ero presente anche io in prima persona che, emozionato e pronto a discutere con le persone più influenti del settore delle scelte della giuria, ho potuto verificare con i miei occhi quanto messo in atto dall’instancabile AESVI. Ho pertanto un sacco di cose da scrivere e dato che non voglio dilungarmi molto, andrò subito al nucleo del discorso.

UNA PICCOLA PRESENTAZIONE

Volevo iniziare facendo il punto della situazione su quello che dovrebbe essere e che quindi è la premiazione degli Italian Videogames Awards. Tale evento si prefigge l’obiettivo di inscenare in splendide location una sorta di consegna premi alle migliori produzioni videoludiche presenti sul mercato. Per farlo si ispira direttamente a degli eventi che in realtà di positivo hanno a mio dire ben poco, come il Game Awards di Geoff Keighley o il più modesto e rispettabile premio BAFTA della British Academy. Considerati gli eventi da cui prende diretta ispirazione, è difficile pensare che gli Italian Videogames Awards possano effettivamente rivelarsi qualcosa di più succoso e concreto rispetto alle manifestazioni estere. Le medesime infatti sono tutt’altro che eventi maturi e di spessore e che spesso si dedicano più all’intrattenimento del pubblico televisivo che alla reale premiazione di titoli meritevoli. Un po’ come Sanremo per intenderci.

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Quel Countdown ha innescato in me un grande Hype

Intrattenimento. Una parola ricorrente nell’industria videolica. Dopotutto i videogiochi stessi sono una forma di intrattenimento, sebbene a mio modo di vedere sono qualcosa di più. Molto di più. Ma non per il pubblico più generico che ancora vede il videoludo come un divertimento fine a sé stesso e incapace di comunicare e quindi veicolare qualcosa. Su questo punto di vista in particolare sono stati costruiti i Game Awards e di conseguenza anche gli Italian Videogames Awards, eventi che vogliono parlare a un pubblico più vasto possibile e che di conseguenza devono per forza di cose abbassare la qualità e lo spessore dei contenuti a un livello quasi pari a zero. Una scelta che io assieme a tante altre persone, non condivido. Ma che dopotutto sono praticamente obbligato a rispettare perché a quanto pare il target di questi eventi non è il super-nerd che sa già il fatto suo, ma la zia del cuginetto del fratello che gioca ai videogames. Purtroppo.

COSA E’ ANDATO MALE

Spiegato questo, vien più facile capire come le polemiche e le critiche avanzate in queste ore da centinaia di migliaia di videogiocatori in tutta Italia vanno incontro al tempo che trovano. Tendenzialmente l’aspetto più criticato della serata è stata sicuramente la conduzione della medesima. I due presentatori, sicuramente abili nel loro lavoro, sono stati evidentemente istruiti male su quello che poteva in realtà rivelarsi una serata seria e interessante. Trovate come “Chi Vuol Essere Videoghemario” possono sicuramente risultare simpatiche alle zie di tutti i nipoti che giocano ai videogames, ma che certo non regalano la giusta serietà a un evento che invece doveva dimostrarsi maturo e positivo. Io stesso inoltre non ho affatto gradito la falsa ironia dei due conduttori: parlare di “giochini” e “pupazzetti” è sicuramente provocatorio e teoricamente divertente. Peccato che il risultato di divertente aveva soltanto le occhiatacce di chi in effetti si stava adirando della sconveniente situazione. Un evento di alta premiazione come gli Italian Videogames Awards avrebbero dovuto offrire una conduzione matura e di classe, non il solito spettacolino ironico all’italiana che poco ha rappresentato l’atmosfera del Teatro Vetra.

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Il Teatro Vetra si è dimostrata essere una location azzeccata e ricercata

Oltre alla conduzione, sono state avanzate molte critiche sia alla scelta dei giurati che alle scelte dei medesimi. Ricollegandomi quanto descritto due paragrafi prima, considerando che l’evento è stato costruito più per intrattenere che per celebrare personalità meritevoli di lode, sarebbe stato difficile non scegliere i nomi più conosciuti del giornalismo videoludico italiano. E se all’interno della giuria troviamo penne di giornali che quotidianamente trattano di economia o di cronaca nera generalista, o giornalisti specializzati che più volte si sono dimostrati interessati più ai buffet degli incontri che alla presentazione dei videogiochi stessi, è soltanto perché la zia del nipotino che gioca coi “pupazzetti” leggendo il nome di una testata giornalistica importante, probabilmente sarà più invogliata ad associare la parola “videogioco” a qualcosa di più serio. O queste erano le intenzioni. Tuttavia, considerando che non sono stato io a finanziare l’evento dovrei effettivamente non opinare riguardo alla scelta dei giurati. Non entrerò infatti nel personale, ma al riguardo penso che talvolta, il nome più celebre e famoso, potrebbe non rispecchiare quella che generalmente sarebbe la “figura professionale etica e ideale” che tanti si aspettano. Se volete saperne di più al riguardo, dovrete leggere un mio vecchio articolo seguendo questo link. Sulle loro scelte invece non mi esprimo: considerati i pochi giochi presi in considerazione, non potevo di certo aspettarmi miracoli di giudizio e colpi di scena dalla giuria scelta per l’evento. Anche se ho qualcosa da dire riguardo a un premio in particolare (ci arriveremo tra poco)

COSA E’ ANDATO MOLTO BENE

Voglio sottolineare il “molto bene” perché le cose che sono andate per il meglio, sono davvero andate molto bene. Gli Italian Videogames Awards volevano dimostrare che anche in Italia è possibile creare un evento con ospiti provenienti dalle più remote zone del mondo. In effetti l’Italian Videogames Awards è stato l’evento italiano a tema videoludico con la più alta densità di ospiti stranieri. L’aver invitato esponenti dei più disparati team di sviluppo esteri ha sicuramente alzato l’asticella dell’evento, così come ho gradito moltissimo l’inclusione di video girati direttamente dai miti dell’industria. Poter vedere Raphael Colantonio parlare direttamente al pubblico degli IVGA o gli sviluppatori di Zelda: Breath of the Wild fare lo stesso, mi ha fatto capire quanto l’Italia stia diventando un mercato sempre più importante a livello globale per l’industria videoludica. Inclusioni di questo tipo erano effettivamente impossibili da pensare anche soltanto cinque anni fa. Al riguardo vi è da lodare l’impegno di AESVI nel cercare di promuovere il videoludo italiano anche fuori dai territori peninsulari, dimostrando al mondo che anche in Italia videogiochiamo tantissimo. A rendere le cose più gradevoli vi è stata anche una regia e una fotografia piacevole e adeguata all’evento. Luci e musiche adeguate hanno enfatizzato l’entrata di ogni singolo ospite dell’evento, contribuendo a rendere l’atmosfera più elettrizzante e importante.

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L’aver invitato ospiti internazionali ha di sicuro alzato l’asticella qualitativa dell’evento

A mio modo di vedere gli IVGA dovrebbero puntare moltissimo proprio sul cercare e invitare i mostri sacri dell’industria internazionale, senza mai dimenticare i connazionali più meritevoli. Semmai nelle prossime edizioni potremmo vedere in carne ed ossa i grandi Game Designer del momento, sono sicuro che gli IVGA attirerebbero l’attenzione mediatica anche dei media esteri che, a loro volta, renderebbero così importante l’evento tanto che sicuramente diventerebbe una delle serate più importanti dell’Italia moderna. Penso che una volta raggiunta una celebrità adeguata, sarà molto probabile che gli sviluppatori di tutto il mondo utilizzeranno il palcoscenico degli IVGA per annunciare nuovi e attesi videogiochi. Al riguardo penso che AESVI abbia tutte le carte in regola per trasformare l’evento in qualcosa di eccezionale e atteso e sono sicuro che tra qualche anno a questa parte sentiremo parlare degli IVGA in modo sempre più concreto. A patto che vengano ascoltati i giusti feedback.

ALCUNI SUGGERIMENTI

Se siete lettori assidui di Projectnerd.it, sapete molto bene quanto mi piaccia fornire i suggerimenti più utili per migliorare gli eventi secondo me meritevoli di futuro. Attualmente gli IVGA hanno un grosso problema di credibilità. Gli italiani non si fidano ancora delle premiazioni locali, ma tanta strada è stata fatta dal “Drago d’Oro”. Sicuramente quanto accaduto ieri sera conferma la volontà degli organizzatori di migliorare, ma il percorso è ancora lungo e tortuoso. Per come la penso io, la prima cosa che bisognerebbe fare per rendere credibile la serata è scegliere dei conduttori coerenti con l’idea di videogioco, scegliendo la giuria con un criterio qualitativo che, piuttosto, “remunerativo”. Chiamerei in rassegna personalità si celebri, ma capaci di dimostrare prima di tutto di amare i videogiochi e in secondo luogo di considerarli come qualcosa di molto di più che di un semplice business. Cercherei pertanto di comporre la giuria con elementi diversi tra loro, ma pur sempre autorevoli e amanti del videoludo, capaci di creare un discorso al momento senza palesemente recitare un copione.

Italian Videogames Awards 2018
Tra gli invitati non sono mancati i volti più noti dello scenario indie italiano

In secondo luogo sarebbe meglio cercare di equilibrare la celebrazione e l’autocelebrazione. Essendo gli Italian Videogames Awards eventi italiani, considero anche giusto avvantaggiare i progetti italici. Sono infatti del pensiero che dobbiamo essere noi in prima persona a divenire i testimonial del gaming Made in Italy, ma sarebbe giusto assegnare i premi in modo più corretto e discreto. Di fatti ho trovato ironico che il “Miglior Gioco Italiano” fosse Mario + Rabbids di Ubisoft, che è francese. Al proposito sarebbe meglio chiamare il premio con il nome di “Miglior gioco sviluppato in Italia“: una modifica che ammetterebbe per etica una scelta come quella compiuta nella serata del 14 marzo.

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Mario + Rabbids è sicuramente il miglior videogioco sviluppato in Italia nel 2017, ma faccio fatica a considerarlo un gioco tricolore.

In ultimo luogo servono più annunci o più ospiti. Che siano trailer, reveal, video di ringraziamenti o quant’altro, si deve capire che IVGA è soprattutto un evento dedicato al videoludo e alla celebrazione del medesimo e non un ritrovo delle più importanti personalità dell’industria. Poter far vedere in anteprima italiana i trailer dei videogiochi in uscita, o anche annunciare nuovi videogiochi sul palco (italiani o meno che siano), aumenterebbero ancor di più la percezione di serietà e credibilità dell’evento, rendendolo molto più apprezzabile e condivisibile. Un meccanismo che sicuramente si attiverà in automatico una volta che IVGA avrà ottenuto consensi in Italia e in Europa, in uno scenario futuro che vede concretizzarsi in uno sforzo collettivo nella promozione della cultura videoludica italiana in Italia e nel Mondo.

IN THE CONCLUSION (si è scritto sbagliato, ma a me piace scriverlo così)

IVGA 2018 ha secondo me dimostrato di essere meglio rispetto ai passati “Drago d’Oro”. Nonostante tutto, non mi sento di bocciare l’evento di AESVI. A mio modo di vedere c’è ancora tanto da migliorare, ma l’edizione 2018 degli Italian Videogames Awards ha gettato le fondamenta per quello che può dimostrarsi una delle serate più importanti della cultura pop italiana. Se penso per esempio alla prima edizione di Milan Gamesweek confrontandola con l’appena passata edizione 2017, comprendo quanto AESVI sia capace di far crescere ed evolvere i suoi progetti ascoltando quelli che sono i feedback del suo pubblico. Al proposito, arrabbiarsi e divulgare sentenze fine a sè stesse serve a ben poco, piuttosto chiedo moderazione e soprattutto comprensione nel considerare gli IVGA come qualcosa che deve ancora crescere e fiorire. Ma sarebbe ingiusto imputare tutte le responsabilità ad AESVI: tutti noi abbiamo un ruolo in questo. Tutti noi possiamo supportare il gaming italiano e tutti noi possiamo donare il nostro feedback per migliorare un evento che, semmai arriverà all’attenzione internazionale, migliorerebbe di netto la percezione dei videogiochi italiani nel mondo con non pochi benefici per tutti noi videogiocatori italici.

Pertanto non rimanete fermi a criticare e basta: utilizzate i vostri strumenti per far conoscere ad AESVI quelle che sono le vostre perplessità e i vostri suggerimenti: in palio vi è il prestigio dell’intera industria italiana. E se tutti ci impegneremo, allora un giorno potremo essere fieri di ospitare nel nostro paese un evento come gli IVGA.

Speriamo bene.

Lista dei vincitori Italian Videogames Awards

Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.