The Dirt: La recensione disponibile su Netflix dal 22 marzo il film che narra la storia dei Mötley Crüe. 

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Il mondo dei film dedicati alla musica sta attraversando una nuova età dell’oro, il successo mondiale della pellicola dedicata a Freddie Mercury e i Queen – Bohemian Rapsody- ha spalancato le porte di un nuovo mondo e il mondo del cinema si sta mostrando pronto ad approfittarne mettendo in cantiere sempre più progetti legati a questo universo come il prossimo biopic dedicato a Elton John. 

Anche il colosso dello streaming Netflix si è dimostrato pronto, rilasciando sul suo sconfinato catalogo The Dirt, un biopic diretto da Jeff Tremaine (Jackass). dedicato alla band Heavy Metal americana dei Mötley Crüe.
La sceneggiatura di scritta da Rich Wilkes traspone sullo schermo l’autobiografia The Dirt: Confessions of the World’s Most Notorious Rock Band, scritta dai vari membri del gruppo, in una storia fatta di ascese, cadute e risalite di una delle band più note del panorama metal degli anni’80\’90.

Nel cast del film, disponibile su Netflix dal 22 marzo troviamo Douglas Booth, Iwan Rheon, Colson Baker e Daniel Webber.

Come abbiamo scritto in precedenza, la natura del film e il suo periodo d’uscita rende quasi impossibile non paragonare The Dirt al ben più noto film di Hollywood. I due titolo si pongono quasi agli antipodi, Netflix mette in mostra – quasi al centro della scena- l’intera depravazione dei suoi sregolati protagonisti, mentre il duo Bryan Singer e Dexter Fletcher e stato tacciato dell’opposto ovvero di offrire al pubblico una versione decisamente edulcorata dei Queen e del loro leader.

Assistiamo fin dai primi minuti alla fiera dell’eccesso, all’idolatria del motte sesso droga e rock’n’roll, con ripetute scene di nudo e droga a palate, quella che caratterizzava le rock star di quel periodo – meravigliosa la scena (mai ufficialmente confermata) dedicata a Ozzy Osbourne. L’effetto finale è quello di un film molto corale, dove ognuno dei quattro protagonisti ha il suo spazio, caratterizzato dal proprio lato più oscuro indipendentemente che essi siano di droga o legati a problemi personali, un viaggio che restituisce una versione “onesta”delle vite dei Mötley Crüe. 

Una vita che sembra muoversi a velocità doppia con 4 personaggi sopra le righe intenti a fare continue scorribande, ma quel clima spensierato viene sapientemente spezzato in diversi punti, quelli dove ad affacciarsi sono i momenti più bui delle loro vite, il dramma familiare di Vince e la dipendenza di Sixx, trattate con i giusti tempi e in grado di fornire profondità all’intera storia.

Purtroppo The Dirt non riesce a convincere dal punto di vista musicale, la sensazione è che il troppo spazio dedicato al gruppo e i suoi problemi tolga minuti al palco, allo spettatore mancherà quindi quella voglia di approfondire la conoscenza della discografia dei Mötley Crüe, ovviamente questo non può che essere un punto negativo.

Sul finire poi la storia diventa decisamente nebulosa, molti anni di vita del gruppo vengono saltati a piedi pari, anni importanti dove avrebbero potuto essere messi in scena i loro contrasti con i Guns N’ Roses. Veniamo proiettati frettolosamente sui titoli di coda, al loro scioglimento nel 2015.

Una conclusione dettata da esigenze di scena ( budget\durata) che mette in evidenza le differenze ancora presenti fra la distribuzione cinematografica e quella del colosso dello streaming, The Dirt infatti avrebbe forse meritato più spazio e un finale decisamente più grandioso.

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Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD