Detective Pikachu: la recensione in anteprima Dal 9 maggio il mondo delle creature di casa Nintendo finalmente raggiunge le sale con una versione live-action: funzionerà?

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Guardando il momento attuale del mondo del cinema, dove le figure iconiche della nostra infanzia – videoludica, cinematografica o cartacea che sia – si mettono in fila per una trasposizione hollywoodiana, chiunque sia cresciuto con il cartone dei Pokemon si è sicuramente posto almeno una volta la fatidica domanda: Quando toccherà al mondo dei mostriciattoli di Nintendo incontrare la magia dei live-action?

Certo, il mondo delle trasposizioni live-action affascina gli spettatori, ma al contempo li terrorizza, soprattutto quando si tratta di manga o animazione orientale, alcuni precedenti come quelli relativi a Dragon Ball Evolution o Death Note, senza dimenticare Ghost in the Shell sicuramente non hanno aiutato in questo giudizio.

Il momento ideale per una vera e propria trasposizione dedicata ai Pokemon però non è ancora giunto, Detective Pikachu infatti non è un passaggio diretto da cartone a film ( come l’emozionante primo film animato degli anni’90), ma trae ispirazione dall’omonimo videogioco, spin-off dei ben più famosi rosso-blu e via discorrendo.

La missione di Warner Bros. espressa tramite il lavoro di Rob Letterman e dei suoi 5 sceneggiatori è quindi quella di riuscire ad attirare in sala e far divertire un pubblico comprenderà una larga parte di nostalgici del mondo dei Pokemon, offrendo però loro una trama che va ben oltre quella dei videogame, aprendogli un mondo totalmente diverso e magico.

Una situazione che per quanto difficile nasconde un vantaggio innegabile, la sceneggiatura infatti ha potuto sfruttare il target degli spettatori per costruire una trama che non fosse una storia di origini, gettandoci fin da subito in questo universo dove umani e mostriciattoli convivono in armonia, dando vita a un meraviglioso spettacolo per gli occhi di grandi e piccini.

Un trionfo grafico al quale non corrisponde una trama di uguale livello, il target principale di Detective Pikachu è ovviamente quello dei giovanissimi e di conseguenza la trama sarà alquanto semplice e lineare. Uno sviluppo senza grossi colpi di scena che però intrattiene e diverte, lasciando correre selvaggiamente l’immaginazione dello spettatore.

Interessante vedere come, forse per la prima volta nella lunga storia del franchise, sia finalmente Pokemon al centro della scena – il suo punto di vista – non quello del suo allenatore o in ogni caso di un’umano, un’apertura che allontana le creature da quella sorta di “schiavitù” a cui sembravano ridotti in precedenza e li pone in condizioni di parità con la nostra razza.

Pikachu, in originale interpretato da Ryan Reynolds, è la forza trainante dell’intero film, con la sua capacità di non risultare mai totalmente serio, nemmeno quando la situazione si fa più cupa, il resto del cast funziona, ma non non brilla e non è stato “costruito” per farlo. I protagonisti sono le creature, gli umani sono fondamentalmente espedienti per muovere la trama.

Detective Pikachu è una festa di CGI, intrattiene per tutta la sua durata, diverte, centra il suo obbiettivo, ma se cercate qualcosa di diverso da questo…forse allora rimarrete delusi

Questo è il film che ogni amante dei Pokémon sognava quando era bambino.

 

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD