Midsommar – Il Villaggio dei Dannati:La recensione in anteprima Dopo il successo di Hereditary, Ari Aster torna alla regia di un nuovo film horror

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Con la sua prima pellicola, Hereditary, Ari Aster si è imposto sotto gli occhi di molti spettatori e addetti ai lavori come un nome da tenere d’occhio, uno di quelli da appuntare e da seguire per vedere se ha avuto solo fortuna o se il suo potenziale troverà conferma nei lavori successivi. Capirete quindi che le attese del settore nei riguardi di Midsommar – Il Villaggio dei Dannati –  prossimo film del cineasta americano in uscita in Italia il 25 luglio – erano e sono decisamente alte, alzate interiormente dall’intervento di un altro nome del settore Jordan Peele che ha deciso di alzare il tiro, definendolo tra le cose più estreme che abbia mai visto.

Una giovane coppia americana in crisi si regala una vacanza in Svezia, in occasione di un noto festival di mezza Estate. L’evento pastorale si trasforma ben presto in un incubo sinistro quando gli abitanti del luogo rivelano la propria reale natura.

Aster per la sua festa di mezza estate ( questo il significato della parola Midsommar) calca nuovamente lo stesso sentiero visto in Hereditary, quello dell’orrore sofisticato, che utilizza tutto il repertorio della cinematografia per giocare con il genere e riscrivere le regole seguendo percorsi complessi e nuovi. La regista esplora nuovamente l’oscurità dell’anima umana con le stesse basi che – al suo debutto – hanno fatto un po’ storcere il naso a chi si è abituato a guardare le solite sceneggiature semplici ed efficaci che spesso caratterizzano gli horror che arrivano nelle sale.

Midsonnar colpisce con una cura maniacale per l’impatto visivo e la fotografia, rappresentazione per gli occhi dello spettatore di tutto lo studio sulle tradizioni e sul folklore che caratterizzano quei luoghi, ricostruendo per l’occasione un mondo e una comunità funzionante e fatta di riti, usi e costumi. La pellicola sfrutta molteplici dettagli per creare la sua atmosfera tra onirico e grottesco, primo fra tutti la luce solare perenne dell’estate svedese per illuminare una situazione dai contorni innaturali.

Come per Hereditary, anche qui la trama in alcuni punti finisce per essere troppo “criptica” e chiusa, costringendo lo spettatore a una visione attiva del film, un particolare che potrebbe renderlo per alcuni di difficile digestione, ma che nell’insieme non è propriamente un difetto anzi alla lunga potrebbe diventare un marchio di fabbrica per lo stile del regista, che però ha recentemente dichiarato di volersi prendere una pausa ed esplorare altri generi.

Midsommar – Il Villaggio dei Dannati è una prova maiuscola sotto tutti i punti di vista, una fotografia eccelsa, una trama originale e una prestazione ottima della sua protagonista Florence Pugh.

Alcune scene particolarmente spinte e riprese “psichedeliche” potrebbero però creare disagio in alcuni spettatori più sensibili.

Secondo molti critici ci troviamo davanti alla nascita di un nuovo modo di vedere l’orrore, una visione distorta della realtà che tramite il medium del cinema rielabora e analizza una situazione reale, come in questo caso l’accettazione di se stessi e della fine di una coppia. Forse questa definizione può sembrare esagerata, ma uscendo dalla sala la sensazione è che le parole di Peele fossero sincere e corrette.

 

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD