Escape Room: The Game – La recensione Il film di Peter Dukes giunge da noi in home video grazie al lavoro di Midnight Factory

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Negli ultimi anni anche il nostro paese è stato colpito dal fenomeno delle Escape Room, un gioco sempre più diffuso che è possibile trovare in numerose varianti nelle grandi città. Ovviamente un gioco in cui gruppi di persone vengono lasciate per un certo periodo di tempo “chiuse” in una stanza con il compito di risolvere degli enigmi – in una lotta costante contro il tempo – rappresenta una base quasi perfetta per adattarsi all’universo cinematografico thriller e horror. Idea sottolineata dagli svariati titoli che nell’ultimo periodo si sono ispirati a questo passatempo.
Uno di questi film è Escape Room: The Game, realizzato dal regista Peter Dukes e arrivato in un duplice formato (singolo o nel cofanetto Trilogy) nel nostro paese grazie al lavoro di Midnight Factory.

Dukes prova a ibridare il genere, mettendo sul piatto la presenza di un misterioso demone, racchiuso all’interno di una scatola utilizzata dal proprietario per dare un tocco all’ambiente, ma che i partecipanti finiranno per liberare mentre cercano indizi del gioco. L’oscura presenza liberata dai 4 giocatori si impossesserà di un figurante presente all’interno della stanza, trasformandolo in un serial killer intenzionato a uccidere tutti i presenti. A rendere più difficile il suo operato però troviamo una catena che lo lega al muro, dandogli più possibilità di movimento con il passare dei minuti.
Una soluzione che metterà quindi i ragazzi davanti a una sfida contro il tempo, più passa il tempo più il killer è libero di colpirli e loro lo sono meno di cercare la soluzione agli enigmi.  Ovviamente l’intendo principale di questa scelta è quello di cercare di creare sempre più tensione, sicuramente un tentativo di rendere più originale la trama, ma l’effetto non si può dire riuscito al 100%.anche per colpa del budget decisamente basso che limita la riuscita di Escape Room: The Game. Funzionano però i vari piccoli rimandi al cinema anni’80, fra una ultra visibile citazione a Gremlins e la scelta di rendere il killer un muto calcolatore alla Myers.

Il lavoro di Dukes non riesce mai a sorprendere lo spettatore o a spaventarlo come dovrebbe, forse con un budget maggiore i punti di forza della trama avrebbero potuto essere sviluppati meglio. Fra gli attori troviamo in ruoli secondari Skeet Ulrich – noto per il suo ruolo nel primo Scream – e Sean Young (Blade Runner), il livello di recitazione è in linea con quanto detto in precedenza sul budget.

Come sempre il lavoro di Midnight Factory sulla versione home video è buono, sia come qualità audio che come video, nessun extra disponibile all’interno del film. Un punto negativo è però rappresentato dal lungo prologo in lingua araba, dove i sottotitoli italiani devono essere attivati in maniera manuale.

 

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD