Joker – La Recensione Dopo il Leone d’Oro della Mostra del Cinema di Venezia 76 arriva nelle sale il Joker di Todd Phillips, interpretato da uno straordinario Joaquin Phoenix in odore di Oscar.

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E’ come quando assistiamo ad un’eclissi di sole. La natura nella sua perfetta stranezza ci regala uno spettacolo unico: la luna che oscura la terra. Qui in questo Joker super dark la pazzia oscura la normalità. E da questa pazzia rimaniamo ipnotizzati, scossi e sotto certi punti di vista esaltati. Meraviglioso spettacolo con pochi precedenti questo mastodontico Joker di Todd Phillips. Scritto senza porsi dei limiti e delle regole, con un approccio al personaggio mai fatto prima, riuscendo comunque a salvaguardare il fumetto anche se la storia è originale. Il film si scosta profondamente dai contesti dei cine comics Marvel. Più film d’autore che prodotto mainstream e di conseguenza non adatto ad ogni tipo di pubblico. Nelle prossime righe spiegheremo perché il Joker di Joaquin Phoenix è un film potente, anzi potentissimo, con un linguaggio cinematografico unico, dolente e violento. Un film rivoluzionario. Un misto tra Qualcuno volò sul nido del cuculo e Dark Knight di Nolan; in più si possono notare anche influenze scorsesiane da Taxi driver e Toro Scatenato. Ogni parte artistica è curata al millesimo. Nota di colore è la somiglianza (il trucco) del Joker al “Killer Clown” John Wayne Gacy realmente esistito e portatore di morte negli anni 70.

Gotham, 1981. Una città decadente, colma di sporcizia e di topi. Arthur Fleck (Joaquin Phoenix) è un giovane alla ricerca del suo posto in questo mondo corrotto. La sua vita non è come quella di tutti gli altri. Viene costantemente ghettizzato e in qualche occasione anche percosso. Arthur ha un sindrome strana: sotto stress gli scappa da ridere. Una risata fragorosa e al tempo stesso malata. Un ghigno ingombrante e instabile, che la gente non capisce e di conseguenza lo ritiene una persona non utile alla società. La sua massima aspirazione è quella di portare ilarità nel mondo e calcare i palchi dei talk show in veste di cabarettista. Però, visto lo scarso successo come comico, Arthur durante le giornate si guadagna da vivere vestendosi da clown. Quando le prese in giro e calci diventano la sua giornata tipo, il povero ragazzo combina un guaio irreparabile, che lo trascinerà in una spirale di violenza e delinquenza dalle proporzioni inimmaginabili. Il pagliaccio di strada diventa Joker, re del crimine di Gotham City. Ora più nessuno ride di lui e cerca così la sua consacrazione nel programma televisivo condotto dal suo idolo Murray Franklin (Robert De Niro), anch’egli detrattore dell’incapace Arthur Fleck.

Una partenza lenta sia come scrittura che come regia questo Joker diretto da quel Todd Phillips, tanto amato dal pubblico per la sua “Notte da Leoni”. Come si dice: “la quiete prima della tempesta”. Si perché con l’incedere della narrazione, alla quale ha contribuito anche Scott Silver, il film ispirato al più famoso villain della storia dei fumetti DC Comics diventerà uno stand alone spaventoso e liberatorio. La discesa negli inferi del Joker coincide con l’ascesa del film, dove si è travolti da una tensione drammatica sconvolgente e penetrante. Il ritmo è veramente incalzante. Un’opera che andrebbe insegnata nelle scuole di cinema. Dopo i libri sul viaggio dell’eroe, qui abbiamo il viaggio dell’antieroe, con tutti i suoi mentori al negativo e la discesa al contrario dell’ascesa. Tutto questo grazie alla regia ed alla interpretazione magistrale di Joaquin Phoenix. Intesa collaborativa e il mettersi costantemente in discussione hanno portato ad un’esplorazione del personaggio unica. Il Joker non ha un carattere reale, è fuori dal normale. Phillips opta per una regia violenta e disturbata; dove troviamo anche un amore crescente per la teatralità. La macchina da presa sempre inchiodata al protagonista, capace di percepire il disagio e il male che cresce. Il volto depresso, fragile e istrionico del Joker è sempre inquadrato con ombre, fumo, dietro a griglie o cancellate e chiuso nella sua risata di dolore. Il risultato è straordinario. La spirale di brutalità e pazzia investe lo spettatore, che entra nel film e rimane abbagliato dal suo protagonista tanto da fare il tifo per lui. Visioni della realtà deviate ed allucinate dallo sguardo del Joker, che poi diventa quello di chi guarda. Sublime è come la telecamera balli sui passi del Joker in una delle scene più emozionati del film. Il ballo sulla scalinata è poetico e commovente: Arthur da bruco sporco diventa farfalla. La danza completa il processo di trasformazione del Joker ed è un piacere per gli occhi.

Joaquin Phoenix ha già la statuetta dell’Oscar sul comodino. Ha perso parecchi chili e ha studiato da vicino delle patologie psichiatriche per entrare completamente nel ruolo. La sua è un’interpretazione viscerale e sentita fino al midollo. Nel cercare la propria via d’uscita si vede chiaramente in superficie la tortura che ha nel cuore e infine il sole malato nel momento della consacrazione a signore del male di Gotham. Phoenix ha parificato in bravura, se non migliorato, i suoi predecessori che hanno portato sullo schermo il Joker: il compianto Heath Ledger e l’incontenibile Jack Nicholson. Nel film compare un grandissimo Robert De Niro, anche lui potrebbe essere nominato come non protagonista dall’Academy Award. Due menzioni obbligate alla scenografia di Mark Friedberg (Synecdoche, New York) e al commento musicale della violoncellista islandese Hildur Guðnadóttir (Chernobyl – La serie). Il primo mette in scena una memorabile Gotham invecchiata e in declino, arricchendo così il climax della discesa globale in tutto il film. La seconda compone una colonna sonora angosciosa ed assillante, che ti entra nelle ossa e diventa anch’essa una protagonista fondamentale del lungometraggio.

Possiamo chiamarlo capolavoro? Probabilmente sì. Questo Joker della premiata coppia Phillips/Phoenix rimarrà nella storia. Non solo per la sua contemporaneità e per mettere in risalto il vero male del mondo odierno: l’empatia, ma per come il pagliaccio oscuro viene esplorato. Le riflessioni sul Joker sono sia di aspetto politico che strettamente personali e legate al tema della perdita e dell’accettazione. L’icona Joker deve qui servire da esortazione per non far bruciare il pianeta in cui viviamo.