Bad Boys for Life: la recensione

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A oltre un decennio di distanza dal secondo capitolo di Bad Boys, uscito nel 2003, Will Smith  e  Martin Lawrence tornano per le strade di Miami con Bad Boys for Life, terzo capitolo lungamente atteso dai fan, che in questi anni non hanno mai smesso di chiederlo a gran voce.

Gli anni passano e Mike e Marcus sono decisamente più avanti con gli anni, tanto che Marcus – ora nonno – pensa alla pensione, mentre Mike è ancora alle prese con una vita spericolata. Sulle sue tracce però c’è un pericoloso criminale proveniente dal Messico, che sembra avere qualcosa di personale nei confronti del Bad Boy interpretato di Will Smith e costringerà il duo a tornare in pista.

25 anni dopo il successo straordinario del primo capitolo che ha di fatto alzato tutte le nostre aspettative in termini di buddy cop movie, la chimica tra i due protagonisti è rimasta assolutamente la stessa (ed è perfetta) così come è rimasto intatto lo stile della pellicola, nonostante il cambio dietro la macchina da presa. Michael Bay ha infatti lasciato spazio a due cineasti belgi che debuttano qui nel mondo della serie A di Hollywood: Adil El Arbi e Bilall Fallah, ma poco cambia. I due sembrano aver divorato il manuale dell’azione spettacolare secondo Bay e aver deciso di metterne in pratica le linee guida per tutto il film, con ottimi risultati che tengono lo spettatore attento in sala o sul divano di casa con scene d’azione adrenaliniche, ma a differenza del loro maestro riescono a equilibrare il tutto dando maggiore spazio alla narrazione,

L’età che avanza per le due star – entrambe over 50 – porta in dote la possibilità di giocare in maniera più profonda e matura su alcuni temi legati al loro status di “veterani” e introdurre nuove leve, ma l’anima di Bad Boys rimane intatta, nel bene e in alcuni momenti anche nel male visto che molte delle caratteristiche di quel tipo di personaggi è ora parte di un archetipo non più usato, quasi vintage. Il terzo capitolo diventa così una pura e un po’ nostalgica dichiarazione d’eterno amore per il franchise e per questo genere d’azione, perchè come dice il film si è Bad Boys for life. 

Il finale lascia aperte le porte a un nuovo capitolo della saga.

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD