Curon: La recensione della prima stagione

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Arriva sulla piattaforma Netflix la serie TV made in italy Curon creata da Ezio Abbate, Ivano Fachin e Giovanni Galassi, ambientata nei meravigliosi paesaggi dell’Alto Adige

Una serie che si inserisce in quello che sembra essere sempre più il segmento principale del mondo della grande N, quello degli show che vedono protagonisti adolescenti, giocando sul tema del doppio e con le atmosfere del genere thriller/ horror . 

La storia parte dall’arrivo nella città di Curon di Anna e dei due gemelli Mauro e Daria, che trovano rifugio nel vecchio hotel di Thomas, il padre di Anna da cui lei è scappata molti anni prima dopo la morte di sua madre. I due figli tentano di ambientarsi in una realtà molto diversa da quella milanese a cui erano abituati, con inoltre il peso di un cognome  – quello dei Raina – che in paese non è ben visto. A peggiorare le cose ci sarà inoltre la sparizione di Anna, che darà inizio a una caccia destinata a sconvolgere la quiete di tutta la cittadina.

Sicuramente la serie può contare sulle gigantesche potenzialità della location, Curon infatti è situata a ridosso di un lago da cui si erge il campanile della vecchia città, creando un atmosfera naturalmente carica di mistero, un valore aggiunto su cui lavorare e che può fornire una gran mano se sfruttato a dovere.
Purtroppo però si ha la sensazione che tutto il mistero legato alla scomparsa di Anna e alla storia che vi è dietro si vadano risolvendo con troppa fretta, lasciando poco materiale per mantenere alta la tensione necessaria a tenere catturato lo spettatore fino alla fine.

Come scritto sopra Curon ha materiale sufficiente per costruire atmosfere horror, ma non riesce mai ad affondare il colpo fino in fondo. C’è la creazione dell’attimo perfetto per far saltare lo spettatore dalla sedia, ma non l’intenzione di farlo, quindi dopo aver lavorato sul materiale lo show lascia tutto nell’aria, senza innescare l’esplosione che ci saremmo aspettati.

La natura breve di questa stagione – solo 7 episodi – porta a una certa forzatura nelle situazioni: amicizie,amori, odi e rancori nascono in uno schiocco di dita, ma la giustificazione pensiamo sia da trovare proprio nella mancanza di tempo a disposizione . Ci ha sorpreso in positivo la parte più giovane del cast, che convince e mette in mostra buone doti recitative.

La serie si conclude con un finale più che aperto, con la chiara intenzione di puntare a un rinnovo e numerosissimi quesiti irrisolti.  Curon non è certamente la serie perfetta, ma ha il pregio di portare il lavoro italiano oltre a quelli che spesso sono i nostri confini di genere, provando a giocare con qualcosa di nuovo .

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD